6 volte 10

I was once like you are now,
and I know that it’s not easy,
To be calm when you’ve found something going on.
But take your time, think a lot,
Why, think of everything you’ve got.
For you will still be here tomorrow,
but your dreams may not.

Il post di oggi va un po’ controcorrente.
Per prima cosa perché non è di mio gradimento sbandierare ai quattro venti determinate cose su internet, perché per quanto questo blog parli tantissimo di me, ci sono certi argomenti che sono e resteranno tabù. D’altronde, e lo sapete, considero il web, ed i social network in particolare, come un gigantesco circo il cui unico scopo è quello di intrattenere.
Quindi, mi fa strano scrivere certe cose, ma d’altronde è un giorno particolare. Sì perché oggi compie 60 anni il miglior piede sinistro di tutti i tempi e non mi sto riferendo a Maradona né a Rivelino. Oggi è il compleanno di Remo, il mio babbo.

Ho scritto il miglior piede sinistro di tutti i tempi non a caso. Perché tra i rimpianti che purtroppo ho, al primo posto c’è sicuramente quello di non averlo mai visto giocare a pallone. O meglio, i miei primi ricordi di Remo calciatore sono di quando aveva già una trentacinquina d’anni e giocava soltanto per divertirsi. Sempre con il 10 sulle spalle e la maglia fuori dai pantaloncini come il suo idolo Michel.
Giocava da trequartista o, come dice lui, da mezzapunta. Non era particolarmente veloce, ma il pallone lo metteva dove voleva. In più, lo guardavo e non capivo come mai lo toccasse con un piede soltanto e perché lo tenesse sempre sotto la suola ma soprattutto, non capivo come mai aspettava gli avversari invece di puntarli.

“Mamma, ma perché il babbo fa passare il pallone tra le gambe di tutti?”.
“Perché Se non fa almeno cinque/sei tunnel a partita non è contento”.

Quante volte ho sentito la parola tunnel.
Era il suo marchio di fabbrica, come l’elastico per Ronaldinho e la maledetta per Andrea Pirlo. Quando qualche allenatore mi imponeva di giocare vicino a canestro, ovviamente contro la mia volontà, e mi incazzavo con tutto e con tutti, mi diceva::

“Ti piace tirare da tre punti? Allora tira da tre punti. Se sbagli ti metteranno a sedere, ma almeno ti sarai divertito. Sapessi quante infamate ho preso quando mi incaponivo nel fare i tunnel”.

Pensate che ha provato a farlo anche a me quelle poche volte che abbiamo giocato a calcetto uno contro l’altro, ma le mie gambe erano chiuse come le chiese quando ti vuoi confessare (cit.). Non sono così coglione!
È che poi mi avrebbe preso per il culo come quando troviamo qualcuno con cui ha giocato insieme o contro.

Eeeeh Matteo. Il tu’ babbo era proprio forte.

oppure

Eeeeh Matteo, tu avessi visto il tu’ babbo quanto era tecnico.

oppure ancora

Eeeeh Matteo, i giocatori come il tu’ babbo oggi non ci sono più.

E io sorrido, cercando di nascondere le vampate di caldo che mi salgono e i denti che sto digrignando dalla rabbia.
Lui però lo sa, mi guarda e se la ride.
Poi gonfia il petto.
Ed infierisce.

Io e Remo abbiamo un rapporto particolare che va ben oltre il legame che c’è tra un babbo e un figliolo. È eccessivo dire che sia un mio amico perché è comunque il mio babbo e per quanto sappia tutto di me, c’è, e deve esserci, un ruolo da rispettare. Resta il fatto che l’ho sempre considerato il mio eroe. Il mio punto di arrivo. Colui che sarei voluto diventare da grande e l’unico da imitare seppure inimitabile. E per quanto siamo sostanzialmente molto simili caratterialmente, ne invidio tutt’ora il buon umore, la pazienza e, più di ogni altra cosa al mondo, il vedere il bicchiere mezzo pieno.

Non credevo fosse così complicato scrivere del mio babbo. È che noi figlioli non siamo abituati. Forse perché inconsciamente diamo tutto per scontato. O per dovuto. O forse perché di solito è un genitore che parla del proprio figlio ed il figlio, a sua volta, parlerà del suo e così via.
Ammetto che fa strano.
Specialmente a quasi 35 anni.
In più non voglio cadere nello zuccheroso o usare parole che  non mi appartengono o fare l’elenco di tutte le cose che mi ha insegnato.
Ci tenevo però a scrivere la lezione impartita di cui vado più orgoglioso, ovvero che al primo posto di una persona deve esserci la dignità e di non perderla per nessun motivo. Sia quando va tutto bene sia quando va tutto male e, di conseguenza, di camminare a testa alta. So che può sembrare la classica frase padre-figlio, ma ci ho sempre visto dell’altro. Tanto altro. Per questo, mi piace credere di avere un esame da affrontare ogni mattina: quello con lo specchio. E per la mia visione della vita, dovuta in gran parte a quello che mi è stato insegnato, un uomo è davvero un uomo se riesce a guardarsi allo specchio.
Aveva ragione.
Ha sempre avuto ragione.
Lo capisco ora che sto invecchiando, così come capisco quanto sono fortunato ad avere un babbo che ha soltanto 25 anni in più di me.
Riuscirò mai ad uguagliare tutti gli insegnamenti che è riuscito a darmi? (mamma, se leggi arriva alla fine del post…)
Perché una delle mie paure è proprio questa.
Avere avuto così tanto e non riuscire a fare altrettanto.

Tanti auguri babbone..e grazie per avermi fatto capire che un colpo di tacco, seppur mandando il pallone in fallo laterale, è e sarà sempre più utile di un contrasto. Ci guarderemo insieme, in silenzio assoluto, altre centinaia di migliaia di partite e continueremo ad innamorarci di quei giocatori che, come te, portano il numero 10 sulle spalle. Perché anche se non hai un blog, ascolti della musica che fa vomitare e guardi solo film italiani di livello infimo, sei l’unico artista che c’è in casa…

ps. Mamma non essere gelosa. Nel 2018 saranno 60 anche per te, quindi porta pazienza!

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