T2 Trainspotting

Schermo nero.
“Channel Four films presenta”
Dissolvenza.
Comincia così Trainspotting.
Con Lust For Life in sottofondo, Renton e Spud che corrono inseguiti da non si sa chi e la voce fuori campo di Renton che ci dice perché ha scelto di non scegliere la vita. 

Bastano circa due minuti per farci entrare in un mondo mai visto prima, in un modo mai visto prima. Vidi Trainspotting per la prima volta nel 1996 al defunto cinema Excelsior, alla mia prima assemblea d’istituto del liceo linguistico Giovanni Pascoli. Mi misi a sedere in galleria, in disparte, e me lo sparai tutto in vena, proprio come fanno loro con l’eroina. Rimasi allucinato da tante cose: dalle immagini prima di tutto che arrivavano come pugni nello stomaco, dalla musica, ai tempi per me sconosciuta, dai dialoghi e dal parallelismo con gli scozzesi dalle palle quadrate rappresentati solo un anno prima da Mel Gibson in Braveheart.

Nonostante sia agli antipodi di quello che ho scelto, Trainspotting è uno dei film principali della mia adolescenza. Un film che ho visto e rivisto e ancora e ancora e che non mi stancherei mai di vedere. E guardarlo a distanza di anni da quella prima volta, osservando la nefasta piega che ha preso il mondo del cinema, mi faceva stare bene. Nessun sequel o reboot in cantiere. Giusto così. D’altronde quel finale era perfetto per sbizzarrire le menti di coloro che non avevano letto Porno, il sequel letterario di Irvine Welsh:
cosa farà Renton con quei soldi?
tornerà in Scozia o fuggirà via?
Begbie e Sick Boy andranno a cercarlo?
si drogherà ancora o si disintossicherà?
Ed ogni volta che lo riguardavo, mi chiedevo sempre qualcosa di nuovo, nonostante Porno sia nella mia libreria:
avrà messo su famiglia?
che macchina guiderà?
sarà sempre vivo?
avrà trovato lavoro o avrà continuato a non scegliere la vita?

Mi piaceva fantasticare su quel finale.
Fino a quando lessi su internet che Danny Boyle aveva riunito il cast originale ed era pronto per girare il continuo, ambientato venti anni dopo e che Porno sarebbe stato ripreso soltanto in una piccola parte.
Non mi aspettavo un gran film. Specialmente dopo aver letto il titolo: T2 Trainspotting. Porca puttana. Potevano chiamarlo in duemila modi: 

Trainspotting again, 

Trainspotting twenty years later, 

Trainspotting one more time, 

Trainspotting legacy, 

Trainspotting stocazzo.

Ma dentro quel 2 si vedeva già l’inculata. Anche perché scriverlo in quel modo, pseudo sfottendo Terminator 2 (ovvero uno dei pochi sequel a reggere il confronto con il primo capitolo), mi sembrava davvero troppo eccessivo.

T2 Trainspotting è un parassita che si nutre di ricordi ed è un film pieno di problemi. Il più grande è che definirlo un’inculata è riduttivo. Intanto perché a febbraio abbiamo già il film più brutto del 2017 e, personalmente, uno dei dieci film più brutti e deprimenti che ho visto in assoluto.
E si capisce subito.
Se Trainspotting si era fatto amare fin dai primi minuti grazie all’empatia con i quattro protagonisti, T2 Trainspotting te li fa odiare fin dall’inizio, dalla primissima immagine di Renton che corre sul tapis roulant. Lo guardi e pensi: “no, non può essere lui”. Tutti e quattro fanno pena e ti dispiace che siano ancora vivi. O peggio ancora, vorresti essere te, spettatore, a porre fine alle loro sofferenze.

In T2 Trainspotting non funziona niente.
Tutta la follia che c’era vent’anni fa è sparita, nonostante loro quattro siano rimasti sostanzialmente gli stessi.
La trama non esiste.
Ora, se io rubassi 16mila sterline allo Zana e al Pisto e scappassi il più lontano possibile da loro, se mai un giorno dovessi tornare a Firenze farei di tutto per non farmi trovare. Che poi, diciamocelo sinceramente, sono 16mila sterline. Avessero avuto uno e due zeri in più potrei anche capire, ma tutto questo puzzo per 16mila sterline mi sembra un po’ esagerato. Renton invece cosa fa? Li va a ricercare. Sia Spud, che ancora a più di 40 anni continua a farsi le pere, sia Sick Boy che adesso si fa chiamare col nome di battesimo ed è diventato il suo più grande amico, quando in Trainspotting sembravano Spud (a cui lascia 4 mila sterline) e il defunto Tommy, quelli con cui avesse il rapporto più stretto. Sick Boy che non nomina più Sean Connery ma, come Renton, è diventato un calciofilo fan di George Best. Il che fa sempre bene, ma ovviamente non viene spiegato perché. Sick Boy che ricatta i ricconi di Edinburgo con dei video hard girati dalla sua pseudo fidanzata e che vorrebbe aprire un bordello, in quello che poi sarebbe il “fulcro della storia”. Proprio la sua pseudo fidanzata è il personaggio più irritante del film. Anche stavolta, il paragone con Diane, che si vede soltanto per cinque minuti, non regge. La tipa è bulgara ed è il classico stereotipo della ragazza dell’est: sembra che le interessino solo i soldi ma in Bulgaria ha un bambino piccolo. Quindi, sembra stronza ma ha un cuore d’oro. È lei che scopre il talento narrativo di Spud. È lei che lo spinge a scrivere i racconti dei suoi quattro amici ed è a lei che Renton, che ovviamente se la chiava, cosa che per altro si intuisce appena entrambi si conoscono, spiegherà il monologo dello scegliere la vita adattandolo ai giorni nostri, sostituendo il maxi televisore del caxxo, il cd e l’apriscatole elettrico con Facebook, Twitter, Instagram e Snapchat. Glielo spiegherà al ristorante. Vestito bene, sorseggiando vino e atteggiandosi a figo.
Tutto questo non me lo merito.
Io come voi.

All’appello manca Begbie.
Si fa chiamare Franco, ha ucciso uno perché stava pensando a Renton con le 16 mila sterline ed è in carcere. Ovviamente riesce ad evadere, ma nessuno, NESSUNO, lo va a cercare. Né Scotland Yard né James Bond né la municipale. NESSUNO. Anzi, insieme al figlio, che ovviamente è un ragazzo perbene che va al college e che non è portato alla vita da delinGuente, ricomincia a fare rapine notturne. È giusto. D’altronde, un evaso psicopatico che gira tranquillo e beato per Edinburgo perché NESSUNO se lo incula, cos’altro potrebbe fare?
Il dramma è che Begbie non è nemmeno così psicopatico. Ha degli attacchi d’ira ma, a differenza di vent’anni fa, sono ridicoli. Come la redenzione finale davanti a moglie e figlio. Una roba da urti di vomito che mi ha fatto passare l’ultimo quarto d’ora ad augurare la morte a John Hodge. Lo sceneggiatore. Certa gente dovrebbe stare lontana dai programmi di videoscrittura e dal tenere in mano una penna.

Se già tutto questo vi sembra sufficiente per definire T2 Trainspotting una cagata a spruzzo con tanto di arrossamento anale, c’è ancora una cosa che ci tenevo a scrivere. Ovviamente si tratta dell’ennesimo punto a sfavore: se la colonna sonora di Trainspotting conteneva brani dei Blur, di Iggy Pop, David Bowie, Lou Reed, Blondie e la meravigliosa Born Slippy degli Underworld (che durante gli anni del liceo è stata una dei miei cavalli di battaglia da pomicio), T2 Trainspotting ha una colonna sonora che va di pari passo con la bruttezza del film. È tutto remixato e sentire il remix di Lust For Life fa davvero venire voglia di lanciare qualsiasi cosa contro lo schermo come successe quando vidi la Merdaccia la Minaccia Fantasma.

Ripeto, tutto questo non me lo merito.
Io come voi.
Per questo vi dico: scegliete la vita, scegliete di studiare e di finire il più tardi possibile, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete una famiglia, scegliete una smart tv da 50 pollici, scegliete uno smartphone, un lettore blu ray e una macchina a metano. Scegliete di diventare vegani, di amare gli animali e di donare l’8×1000 alla Chiesa Cattolica. Scegliete di pagare 600 Euro al mese piuttosto che un affitto, i mobili svedesi, una casa senza troppe stanze e la fibra wifi. Scegliete un fondo pensione. Scegliete le Jordan e i pantaloni stretti sulle caviglie così ve le vedranno meglio, scegliete di svaccarvi sul divano a guardare programmi del caxxo mentre vi ingozzate di M&M’s, scegliete la D’Urso, di leggere libri non troppo impegnati, il fantacalcio e la Gazzetta dello Sport, scegliete gli amici, scegliete la Wii. Alla fine scegliete di passare gli ultimi mesi guardando il mare, a pensare ai nipoti, a pensare agli errori e non lamentatevi delle nuove generazioni. Anche loro faranno lo stesso quando saranno vecchi. Scegliete un futuro, scegliete la vita.
Heeeeere comes Johnny Yen agaaaaaaain…

Insomma, scegliete il caxxo che vi pare, ma non date 8 Euro a questo film di merda.
Mi dispiace, ma in questo caso non avete scelta.

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