Guardiani della Galassia Vol. 2

I cinecomics sono veleno.
un genocidio culturale che tartassa il pubblico di esplosioni e cazzate simili

Così rispose Alejandro Gonzales Iñárritu ad una domanda sull’egemonia contemporanea delle trasposizioni fumettistiche al cinema. Che i supereroi non fossero di suo gradimento lo si era capito guardando Birdman, dove Riggan Thomson, interpretato da Michael Keaton, cerca in tutti i modi di togliersi di dosso l’immagine dell’uomo uccello che gli aveva portato fama e successo, portando a Broadway uno spettacolo teatrale tratto da un racconto di Raymond Carver, perché vuole dimostrare a se stesso, e agli altri, di essere un attore e non un buffone con le ali.
La sua risposta rispecchia in pieno quello che penso.
Il mio livello di tolleranza, che già è basso di natura, è sceso sotto lo zero. Vedere i supereroi sul grande schermo mi ha davvero distrutto i testicoli e dopo aver intravisto Doctor Strange (è stata più la parte che ho dormito rispetto a quella dove ero sveglio, come sempre del resto quando vedo qualcosa che né mi appassiona né mi stimola i centri nevralgici), ho preso la drastica decisione di non vedere MAI più un cinecomic al cinema.
Come per qualsiasi cosa, c’è sempre una licenza poetica.
Quell’eccezione che fa mandare a puttane le mie prese di posizione.

L’eccezione si chiama Guardiani della Galassia.
Ora, pur essendo stato un avido lettore di fumetti in età pre-adolescenziale, ammetto che non li conoscevo. Anzi, ad essere onesto li avevo a malapena sentiti nominare. Forse è proprio per questo motivo che quando uscì il film, andai al cinema come una pagina bianca, fidandomi ciecamente di James Gunn e del suo passato alla Troma (se non sapete cos’è la Troma non potete parlare di cinema con me. Punto.). Il risultato fu quello che tutt’oggi considero di gran lunga il miglior cinecomic di sempre. Per distacco. So che probabilmente questa affermazione vi farà storcere la bocca e so anche che nell’immaginario collettivo, il cinecomic “capolavoro” è il Cavaliere Oscuro di Nolan. Ma ripeto, per me Guardiani della Galassia è di gran lunga il miglior cinecomic di sempre.
Il perché ve lo spiegherò più avanti.
Giusto per darvi un’idea: mi è piaciuto così tanto che sono arrivato ad un clic di distanza dal comprare su eBay la combo walkman Sony + musicassetta Awesome Mix Vol. 1 (vi prego, non chiedetemi quanto avrei speso perché ho una dignità…).

Di conseguenza non mi è parso il vero di andare in solitaria al Grotta a vedere il secondo capitolo.
Dato che bubate sempre sul fatto che ogni volta che provo a recensire un film, scrivo due righe sui pregi e almeno cinque/sei paragrafi sui difetti, questa volta farò l’opposto: la trama è effettivamente un po’ scontata e il finale un po’ troppo zuccheroso, manca la curiosità di scoprire una serie di personaggi sconosciuti ai più e la colonna sonora è più moscia rispetto alla precedente e, purtroppo, Kurt Russell e Sylvester Stallone non si incrociano mai (già pregustavo qualche intermezzo alla Tango & Cash), ma chi caxxo se ne frega!
Guardiani della Galassia vol. 2 è un film pazzesco e non lo dice il mio animo nerd perché, come ho scritto prima, il fumetto lo avevo a malapena sentito nominare, È un film pazzesco perché è assolutamente deficiente. In tutto. Sono deficienti i personaggi (nessuno escluso. Da Starlord, chiamato anche Starmerd, a Rocket, da Drax a Rocket, da Yondu e Mantis fino a Baby Groot), i dialoghi in particolar modo dov’è coinvolto Drax, i Sovereign che comandano le astronavi in remoto come se stessero giocando ad un videogame, il modo in cui Peter giustifica l’assenza del padre prima di essere rapito dai Ravagers, le scene nei titoli di coda, i titoli di coda stessi e la cosa favolosa è che tutta questa demenza non stucca. Anzi, è forse troppo poca. Un paradosso, tenendo conto che il film dura più di due ore, ma ne vorresti di più ed è strano dato che ne escono tanti di film deficienti che durante la visione finiscono col diventare irritanti.
È in questo caso che si vede il regista. Colui in grado di fare la differenza.
Infatti, l’unica cosa non deficiente è la mano di James Gunn.
Perché siamo onesti: un sequel non sarà mai migliore del primo. Neppure il Padrino Parte Seconda o Terminator 2 o Aliens-Scontro Finale o Indiana Jones e L’Ultima Crociata (che è addirittura un terzo capitolo) o il vostro adorato Cavaliere Oscuro,
Gunn non ha la presunzione di superare Guardiani della Galassia ed è proprio per questo motivo che ha scelto la via dell’esagerazione esponenziale.
Me lo immagino mentre scriveva la sceneggiatura:
“Fammi pensare… questo? Ce lo metto! E quest’altro? Ce lo metto!” E quest’altro ancora? Beh, perché non metterlo!”.
Resta il fatto che Guardiani della Galassia vol. 2 merita di essere visto.
O rivisto come nel mio caso.
Preferisco non aggiungere altro e non fare spoiler (anche se c’è davvero poco da spoilerare), Voglio soltanto che mentre lo guardate alziate, metaforicamente e non, il dito medio pensando a tutte le stronzate che i Marvel Studios hanno tirato fuori negli ultimi 10 anni, con un’attenzione particolare allo Spiderman di Marc Webb e a quel boyscout di Capitan America.

Bene, siamo arrivati al perché.
Perché Guardiani della Galassia è, per me, il miglior cinecomic di sempre. Anche stavolta, voglio iniziare da una citazione di Iñárritu:

anch’io a volte mi diverto a guardarli, sono semplici e con i pop-corn ci stanno benissimo. Il problema è quando fingono di avere una qualche profondità

Questo deve essere un cinecomic: un film semplice che serve a far passare due ore nel miglior modo possibile. Per come la vedo io, o si percorre la strada di Lo Chiamavano Jeeg Robot (venti minuti finali esclusi…) ovvero portare sullo schermo un supereroe maturo e adatto più agli adulti che ai trentenni che non vogliono crescere, o quella di Guardiani della Galassia. Perché tra il Batman di Burton e quello di Nolan, io scelgo e sceglierò sempre quello di Burton. D’altronde, stiamo parlando di un miliardario che gira per Gotham vestito da pipistrello. Capite che è impossibile prenderlo sul serio? Io almeno non ci riesco.
Ma c’è un’altra cosa che mi ha fatto amare alla follia Guardiani della Galassia cioè il fin troppo evidente richiamo agli anni ’80 e sapete che tutta la cinematografia di quel decennio è in assoluto la mia preferita. Specialmente i film d’azione anche se sono, di base, tutti uguali: l’eroe, di solito solo, fisicato ed incazzato, salva il mondo da chiunque.
L’eccezione, quella c’è sempre, è Grosso Guaio a Chinatown, perché è sì vero che anche Jack Burton riesce a salvare il mondo lanciando il coltello nella fronte di Lo Pen, ma fa unicamente quello e lo fa restando il coglione che era ad inizio film.
Guardo Guardiani della Galassia e vedo Grosso Guaio a Chinatown. Mettete Peter Quill sul Pork Chop Express invece che sulla Milano e avrete Jack Burton. E viceversa. Sostituite Gracie Law con Gamora e il rapporto con i rispettivi è lo stesso, ovvero donna innamorata che però non riesce a non trattare l’uomo come un cretino.
Ci sono davvero tante analogie tra il film di Gunn e quello del maestro Carpenter e visto il valore affettivo (e non solo) che ha per me Grosso Guaio a Ghinatown, dovreste capire perché considero Guardiani della Galassia un capolavoro e dato che, e non capisco il motivo, la Marvel non riesce a fare un film decente sul Punisher, resterà il mio preferito per ancora tanti anni.

In conclusione, mi fa sorridere pensare che sia il film più brutto dell’anno sia quello più bello sono entrambi dei sequel. Perché sì, anche se è soltanto aprile, Guardiani della Galassia vol. 2 è il film dell’anno.
E dimenticavo… io sono Groot.

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