2018 Awards

Quando un anno finisce, è normale prendere un po’ di tempo per se stessi e riflettere su quello che è successo. Tranquilli, non starò di certo a dirvi se il 2018 è stato positivo o negativo con le solite stucchevoli frasi retoriche. Sì esatto, quelle che avete pubblicato voi, mancati Mattarella, appesantendoci le feste più del pranzo di Natale. 
Quindi, ecco i vincitori del Questione di Riflessi Award per il 2018:

  • Premio parodia: Guns n’ Roses @ Firenze Rocks
    Una cosa che sognavo quando ho iniziato ad avere una seppur minima consapevolezza musicale, era quella di vedere i Guns dal vivo. Quando vennero in concerto a Torino per lo Use Your Illusion Tour era il 1992. Andavo alle elementari, non avevo idea di cosa fosse la musica e nella mia vita c’era posto solo per Roberto Baggio. Dopo aver letto di tutto sui motivi del loro scioglimento, mi ero messo l’anima in pace. Ma la notizia della loro reunion invece che mandarmi al manicomio, mi ha distrutto, perché non c’è cosa più triste, deprimente e desolante che andare ad un concerto e credere di essere a vedere una cover band quando in realtà sono quelli veri. Il tutto a 80€ per il pit e 70€ per il prato.
    E Axl Rose ha completato la sua metamorfosi kafkiana diventando Benny Hill…

  • Premio impedito: Ryan Gosling
    Lo ammetto, mi sta talmente tanto sulle palle che l’anno prossimo ribattezzero questo premio con il suo nome. Ha fatto un bel film (Drive) e solo ed esclusivamente cacate, ma vederlo interpretare Neil Armstrong è una vergogna.
    L’espressione è sempre la stessa. Carica a molla, come se ti dovesse mettere a pecora indipendentemente che tu sia un uomo, una donna, un bambino, un cane o uno della NASA. E lo posso anche accettare in Crazy Stupid Love o in La La Land, ma, in questo caso no. Gliel’hanno detto che Neil Armstrong era un astronauta, per giunta pure bruttino, e non Richard Gere in American Gigolò. Uno dei peggiori attori americani che ho visto in vita mia. Poi sul fatto che sia un gran fico e che faccia i film solo per portare le fie in sala, è un altro discorso. 
    Vieni Luna che te lo metto in corpo
  • Premio delirio: CR7 alla Juve
    Credo di non aver mai avuto livelli lavorativi così bassi come nei primi dieci giorni di luglio. Ho imparato il portoghese, ho ripassato lo spagnolo dopo quindici anni di latitanza, nella mia cronologia di Google non c’erano né Springsteen né i porno. Sky Sport, Sportitalia e addirittura RaiSport erano gli unici canali che guardavo alla televisione. Le voci degli speaker di Radio Sportiva erano diventate più familiari di quelle dei miei familiari. Dieci giorni di follia assoluta che hanno trovato il culmine quel santo 10 luglio, alle ore 19. È bastata una foto pubblicata sul sito della Giuve per farmi esplodere il cuore come non mi esplodeva da secoli. Ed essere presente allo Stadium, alla prima in casa, è stato qualcosa di indescrivibile. 
    ps. Gira un messaggio vocale su Whatsapp che ho registrato circa dieci minuti dopo l’annuncio. Sono in macchina di ritorno dalla Valdimerda mentre canto a squarciagola E Tu di Claudio Baglioni. Me ne vergogno molto…

    Premio filmone: Ready Player One
    Non sono mai stato un amante di Steven Spielberg per quanto tecnicamente sia di un altro pianeta. Nonostante un finale ridicolo e che gli avatar dei due protagonisti non siano in grado di darsi un bacio come Dio comanda, Ready Player One è allucinante. Lo sapete, quando guardo un film sto attento a tutto (ed è proprio questo il motivo per cui ho spesso bisogno di una seconda visione), ma Santoiddio è stata una fatica stare dietro a tutti quegli Easter Eggs sparsi per il film. Alcuni evidentissimi, altri un po’ meno. Il dramma è che me ne sono persi tanti. Tantissimi. Ora, è vero che questa moda sugli anni ’80 ha veramente rotto i coglioni, però salvo il decennio solo ed esclusivamente per i film che sono usciti, perché è grazie a loro che mi sono innamorato del cinema. E vedere il Pork Chop Express durante la prima gara vale da solo il premio di film dell’anno. 


    Premio film cacata: Il Giustiziere della Notte
    Avrei voluto mettere Infinity War, ma non ho voglia di fare polemica. È vero che ce l’ho a morte con tutti i remake passati, presenti e futuri, ma un remake osceno come questo penso di non averlo mai visto. Prima di tutto perché fa ridere quando non dovrebbe. Poi, perché Bruce Willis recita peggio di Ryan Gosling. Poi ancora perché la sceneggiatura non può essere vera: Willis è un chirurgo tranquillo e beato con moglie e figlia. Quando due ladri gli entrano in casa, gli ammazzano la consorte e gli mandano in coma la pargola, decide di farsi giustizia da solo perché la polizia brancola nel buio (ps. il poliziotto che segue il caso è Dean Norris, ovvero Hank di Breaking Bad, anche lui sui livelli di Ryan Gosling). Ovviamente, la prima volta che va al poligono spara meglio di Robocop. Certo… Ovviamente risolve il caso in un paio di giorni. Ri certo… Ovviamente diventa una star del web perché una tipa riprende la sua prima azione con telefonino invece di chiamare la polizia. Certo… Terribilmente brutto. 


    Premio disco dell’anno: Greta Van Fleet
    La scena rock contemporanea è desolante. Vengono idolatrati i Foo Fighters (per me un gruppo mediocre che ha la fortuna di avere un frontman che, a pelle, fa simpatia) perché non esistono alternative e se il mio award va ad un gruppo di ventenni che imita (o cita, per dirla alla Tarantino) i Led Zeppelin in tutto e per tutto, beh, ci sono dei problemi. A parte questo, Joshua Kiszka canta meglio di Robert Plant. Almeno dal vivo, la tonalità resta la stessa che ha in studio…


    Premio #metoo: le fie che mi hanno fatto vivere di rendita dopo una foto su Instagram
    Tutti nella vita si sono fatti almeno una foto in posa. Ecco, io no. E questa mancanza la sentivo. Quindi, l’ho voluta in tutti i modi post cena giapponese. Dopo averla pubblicata un po’ ovunque, si sono rotte le dighe. Ormai le fie non mi sorprendono più. Nonostante la mia mente complicata e contorta, ogni volta che ho a che fare con le fie, lo sforzo mentale è minimo. E più che passano gli anni e più che diminuisce. Mi ero immaginato una cosa e quella cosa è stata. Quindi grazie, perché minore è lo sforzo, maggiore è l’autostima. Vi amo. 
    ps. In Cina, questo sarà l’anno del maiale. Comprate i preservativi…
  • Premio delusione: Red Dead Redemption 2
    È colpa mia. Il gioco è bellissimo e fatto da Dio, ma ho giocato al primo capitolo per PS3 almeno una ventina di volte. Lo conosco praticamente a memoria in ogni minimo dettaglio. Quindi, le aspettative, lunghe OTTO anni, che avevo per il secondo capitolo erano immense. Aspettative che sono andate a puttane dopo aver letto su internet che si trattava di un prequel. Ora, Red Dead Redemption è la storia di un ex fuorilegge a cui il governo rapisce la famiglia. Per riaverla, deve andare cercare, e a stempiare, i tre sopravvissuti della sua vecchia banda. Io non sarò una cima, ma se Red Dead Redemption 2 è un prequel con tutta la banda al completo, cosa succederà al protagonista del gioco e agli altri membri, esclusi i quattro del primo capitolo? 
    ps. God of War gli fa un culo così!
  • Premio Hiroshima: Thegiornalisti
    È da tanto che non ne parlo. Il che non significa che il mio disgusto sia diminuito. Anzi. È che ho imparato a combatterlo da farlo diventare latente. Tommaso Paradiso è il Fabio Volo dei “cantanti” italiani. Un paraculo hipster creato a tavolino che idolatra Vasco Rossi, ha nostalgia degli anni ’80 (bastaaaa!!!!) e “mette in musica” le frasi prese dalla Smemoranda dei tempi del ginnasio. Questo soggetto, finto più dello squalo di Rambaldi, fa sold out ovunque ed è idolatrato come un Dio pagano. Fatevi delle domande. 
  • Premio Nagasaki: Le fan dei Thegiornalisti
    Volevo condividere con voi una teoria: “Capisci quando un cantante o un gruppo è in parabola discendente o fa schifo ai maiali, quando piace alla maggior parte delle donne“. Visto che i Thegiornalisti piacciono alla maggior parte delle donne, significa che fanno schifo ai maiali. Ho sentito dire dalle fie che Tommaso Paradiso è il nuovo Lucio Battisti o che Tommaso Paradiso è un poeta. In un tempo non troppo lontano, andavo alla ricerca di situazioni come questa: diventavo rosso dalla rabbia, cominciavo a tremare dal nervoso e dalla mia bocca uscivano parole che non si trovano nel Siddartha di Hermann Hesse. Godevo nell’umiliare chi avevo davanti. Oggi, come con Fabio Volo, sono riuscito a rendere latente il mio impeto. Infatti, provo solo tanta pena.
    La web generation mi chiama hater. Preferivo stronzo, molto più genuino, ma la sostanza cambia poco. Non mi da fastidio. Mi da fastidio il fatto che venga omesso quello che c’è dietro, ovvero il percorso che ho fatto per avere il mio punto di vista. Condivisibile o no. Omissione dovuta al fatto che tutti hanno la presunzione di essere onniscienti, perché basta un clic per trovare in rete qualsiasi cosa. E avere davanti una persona che pensa di poterne sapere quante ne so io, se non di più, solo perché è andata su Wikipedia, è una sensazione che mi fa schifo. Come i Thegiornalisti.
  • Premio Dio Esiste: Springsteen on Broadway
    Penso non ci sia da aggiungere altro.


    Premio autobiografia: The Great Song of Indifference
    Lo so, è una canzone del 1990, ma a settembre sono andato cinque giorni da solo a Parigi e ho fatto una vacanza da sordomuto. Praticamente, ho detto tre parole: bonjour, merci e au revoir. Stop. È stato bellissimo. Dopo aver aspettato la chiusura dei giardini delle Tuileries, mi sono incamminato verso la Passerelle Léopold-Sédar-Senghor (una sorte di Ponte Milvio parigino) per scattare un po’ di foto al tramonto. Mentre salivo sul ponte, la riproduzione casuale del telefono ha scelto la canzone di Bob Geldof. È strano, ci sono certe cose che si conoscono anche piuttosto bene, ma che prendono una nuova prospettiva in determinati contesti. Ho ascoltato The Great Song of Indifference un centinaio di volte. ma mai come quella volta. Conosco il testo a memoria, ma non avevo mai fatto così tanta attenzione ad ogni singola strofa.
    In questi ultimi anni ho un po’ perso di vista il filo. 
    The Great Song of Indifference mi ha ricordato a come fare per ritrovarlo. Resta pur sempre una canzone di protesta. Ma che ne sapete voi. Vi piacciono i Thegiornalisti…
    ps. Ero talmente spensierato che non mi ero accorto di essere circondato da una decina di coppie intente a ciucciarsi con una discreta ignoranza. Le ho guardate ed ho sorriso. 
    I don’t mind at all. 

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