Alta Infedeltà

Non ho iniziato a scrivere per vocazione.
Anzi, se proprio devo essere sincero con voi, ogni volta che devo scrivere qualcosa mi fa sempre una gran fatica. Capita per il 95% delle cose che faccio. Se potessi passerei le giornate a fare la spola tra il letto e il divano a ciondolare proprio come quando gioco a pallacanestro.
Leggere poi mi appassiona quanto una puntata di Squadra Antimafia.
Scegliere un libro è sempre un’impresa perché raramente trovo qualcosa che mi coinvolga e che riesca a farsi spazio in quel 5% fatto di film, musica rock e videogames.
Ma ricordo ancora quel pomeriggio di, ormai, diversi anni fa.
Ero alla defunta libreria Edison, dove ci andavo più per darmi un tono che per comprare realmente qualcosa, e senza troppa convinzione guardavo i libri nella sezione narrativa. Gli occhi mi caddero su una copertina azzurra (lo stesso azzurro della copertina de Il Cucchiaio Non Esiste) con in basso la sagoma arancione di un uomo con un vinile dietro la testa. “Nick Hornby, Alta Fedeltà“. Avevo letto il primo libro di Hornby ovvero Febbre a 90. Mi piacque, ma non mi fece impazzire perché l’Arsenal è la squadra inglese che più mi sta sulle palle ed il finale con lo 0-2 ad Anfield non è proprio il migliore epilogo che un tifoso del Liverpool vorrebbe leggere. Non potevo però non dare un’occhiata ad un libro con un vinile in copertina.
Leggo le prime righe:

Ecco, per stilare una classifica, le cinque più memorabili fregature di tutti i tempi, in ordine cronologico:

1) Alison Ashworth
2) Penny Hardwick
3) Jackie Allen
4) Charlie Nicholson
5) Sarah Kendrew
Ecco quelle che mi hanno ferito davvero.

In circa dieci secondi ho capito che Alta Fedeltà sarebbe diventato IL libro. Come Born To Run è IL disco, C’era una Volta in America IL film, Metal Gear Solid IL videogioco, Zidane IL calcio e la Apple LA Apple. Perché non mi era mai successo di immedesimarmi così tanto in una storia. La musica (è vero che è principalmente pop e non rock, ma se Marvin Gaye è considerato pop allora ci posso stare), i vinili, gli amici nerd, le top 5, le delusioni sentimentali e le compilation. Ma, soprattutto, sfogliando le pagine sono entrato in simbiosi con il suo personaggio principale, fino a credere che Rob Gordon è Matteo Aiello e Matteo Aiello è Rob Gordon.
Emblematica è questa parte. In assoluto la mia preferita.
Sembra quasi che se metti la musica (e i libri, probabilmente, e i film, e il teatro, e qualsiasi cosa procuri emozioni) al primo posto, non riuscirai mai a chiarire la tua vita amorosa e non arriverai mai a considerarla come un prodotto finito. Ci troverai sempre qualcosa da ridire, starai sempre in subbuglio e continuerai a criticare e a cercare di dipanare la matassa finché non va tutto a rotoli e devi ricominciare daccapo. Forse noi viviamo troppo protesi verso un apice, dico noi che assorbiamo emozioni da mattina a sera, e di conseguenza non riusciamo mai a sentirci semplicemente contenti; noi dobbiamo essere o disperati o al settimo cielo, e questi sono stati d’animo difficili da raggiungere in una relazione stabile e solida. Vedete, i dischi mi hanno aiutato ad innamorarmi, su questo non c’è dubbio. Sento un nuovo pezzo, con un cambio di accordi che mi si scioglie dentro e prima che me ne accorga sto già cercando qualcuna e prima che me ne accorga l’ho già trovata“.
Non sapete quante volte ho pensato, e detto, una cosa del genere. E continuo tutt’ora a dirla. Anche perché la situazione è sempre la stessa. Da anni ormai.

Finito il preambolo, dato che mi avete criticato perché negli ultimi tempi ho scritto pochi caXXi miei, vi sorprenderò scrivendo la top 5 delle mie fregature. Coloro a cui avrei regalato una compilation, ma che per diversi motivi non ne ho avuto il modo. E per la prima volta farò anche nomi e cognomi. Ovviamente fittizi (creati con il generatore di nicknames da pornostar). Credo che le dirette interessate si riconosceranno senza bisogno delle loro generalità.
Ordine cronologico, in perfetto stile Rob Gordon.

  1. DEBBIE RIMMER – Erano i tempi delle superiori. Una mattina, involontariamente (giuro!), la bacio, come nella migliore tradizione Dawson’s Creekiana. Cominciamo a sentirci e a sbaciucchiarci ogni volta che potevamo. Direte: embé? Debbie era fidanzata e nonostante mi dicesse che le piacevo, non si voleva lasciare dal tipo. Con il passare dei mesi, per non dire degli anni. l’infatuazione diventò un puro rapporto carnale, nonostante sotto sotto continuava a piacermi parecchio. Una mattina mi chiamò per dirmi che, finalmente, si era lasciata. La strada era finalmente in discesa, ma non potevo dargliela subito vinta dopo essere stato ad aspettare per quasi due anni. Così iniziai a fare il tosto. A farle credere che potevamo stare insieme, ma non era ancora il momento. Ci presi gusto e la tirai un po’ troppo per le lunghe. Nonostante le mie rassicurazioni (non troppo convinte) e un paio di episodi dove, come si dice in gergo, cacai fuori dal vaso, smise di farsi sentire. Io, orgoglioso, la lasciai andare senza fare niente. Adesso è sposata da qualche mese e felice.
  2. GINGER PETERS – Uno dei due colpi di fulmini andati a vuoto e la prima ad avermi ridotto ad una larva piagnucolosa e malinconica. Il periodo era più o meno lo stesso di Debbie Rimmer. Vado a RImini con un amico a passare il Capodanno e scopriamo che a qualche km da noi, ci sono dei nostri amici che ci invitano a cena. Appena entro in quella casa e vedo Ginger, perdo la testa. Era nettamente la ragazza più bella che avessi mai visto, nonostante bisognasse immaginarsi le poppe. Le sbavo dietro per tre mesi. Lettere, canzoni dedicate alla radio, mazzo di rose rosse in classe, telefonate, messaggi. Niente. Non mi caca di pezza. Come insegna Marco Ferradini, decido di non considerarla per una settimana. La domenica ci fidanziamo. Sono felice. Felicissimo. Peccato che lei si riveli una psicolabile, con delle fissazioni al limite del disturbo ossessivo compulsivo (non è mai venuta a vedermi giocare perché indossavo il numero 14 e lei aveva un’avversione verso i numeri pari). Fosse stata carina e non bellissima l’avrei mandata in culo dopo meno di un mese. Inoltre non aveva nessun istinto sessuale. L’unico, drammatico per me, è stato documentato in questo post. Ma era così bella… Boccio alla maturità e sono a pezzi. Le chiedo di starmi vicino e lei, promossa con un mega calcio in culo, mette da parte le turbe per qualche giorno. Sì perché due giorni prima di partire per le vacanze (io, lei e tutto il gruppo), mi lascia dicendomi di non poter sbarcare in terra ellenica da impegnata perché non si sarebbe divertita. L’idea di dover passare venti giorni vedendola saltare di pene in pene mi da il colpo di grazie e durante la vacanza sono un morto che cammina. In realtà prende un pene soltanto. Quello di un mio caro amico con cui, al ritorno in Italia, si fidanza per due anni. Mi ci volle un anno per riprendermi. Non so che fine ha fatto. So solo che era gravida e che si è sposata.
  3. CANDY SIN – Il più grosso rimpianto amoroso della mia vita. Ancora oggi a distanza di anni non riesco a spiegarmelo. O meglio, me lo spiego ma sarebbero discorsi da fare ad uno psicoterapeuta. Perché Candy è la ragazza da portare in casa al pranzo di Natale per ricevere la standing ovation da parte di tutto il parentado. Sarebbe riuscita addirittura a fargli smettere di ciucciare il brodo. Aveva (e credo abbia tutt’ora) tutto ciò che un uomo può volere da una donna: bella, intelligente, con dei valori oggi ignorati da almeno 3/4 della popolazione femminile, spiritosa, autoironica e con un sorriso in grado di far smarrire la strada di casa. Venivo da un periodo non troppo felice e Candy era la fantomatica svolta che cercavo (e che sto cercando tutt’ora….). C’erano tutti i presupposti per stare bene, ma la stabilità mi ha fatto paura. Infatti commisi lo stesso errore che avevo fatto più e più volte mandando tutto a puttane, smettendo di farmi sentire. Provai a richiamare Candy e ci vedemmo una sera, ma non poteva più andare. Inoltre stava uscendo con un ragazzo che è diventato poi il suo fidanzato. Attuale. Perché una cosa che ho imparato è che una ragazza si fidanza con il tipo che arriva subito dopo di me. Ho pensato spesso (non più eh, ormai sono “adulto”) di fare come Mark in Love Actually, ma al massimo avrei rimediato un bacino senza lingua, dato che Keira Knightley poi se ne torna in casa dal marito. Se non funziona nei film non funziona neppure nella vita reale……
  4. MARILYN SLAMS – E’ alta quasi quanto me e ha i piedi quasi quanto i miei. Detto così non le fa onore perché Marilyn è veramente una ragazza bellissima. E poi lo sapete: appena vedo una ragazza alta più di un metro e settantacinque perdo subito la testa. Uscimmo un paio di volte. Mi piaceva e di solito quando una rargazza mi piace faccio cose che non dovrei fare. Infatti alla prima uscita toppai clamorosamente per il semplice motivo che parlai troppo. E a vanvera. Le raccontai cose che era meglio fargliele sapere quando ci sarebbe stata più confidenza e, soprattutto, più intimità. Mi fanculò alla terza (o quarta?) uscita. Mi disse che le avevo sempre provocato un certo languorino, ma che nella sua testa mi immaginava diverso. Totalmente all’opposto di come ero in realtà. Inoltre, aggiunse che si sentiva sempre sotto esame e che era terrorizzata nel poter dire qualcosa di sbagliato per poi finire tra i post di questo blog. Attualmente fidanzata. Vabbé, chissà che novità……
  5. KAREN SPARKS – L’ultima è il secondo colpo di fulmine. La conobbi perché partecipò al mio talent show canoro per cantanti incompresi. La guardai negli occhi e mi vidi in una commedia romantica di metà anni ’90. A pelle mi diede subito l’idea di essere una ragazza della scuola di Candy Sin. Quel ristretto gruppo di donne inquadrate che sanno quello che vogliono. Ed infatti Karen è proprio così. Almeno credo. E’ l’impressione che mi ha dato quelle rare volte che siamo usciti insieme. Mi disse che la nostra sarebbe potuta essere l’inizio di una grande amicizia. Ecco, penso che non esista cosa più deprimente da dire ad un uomo che mostra dell’interesse. Pensate che in uno dei miei momenti di pseudo Bogartismo, risposi ad un messaggio analogo in questo modo: “gli amici delle donne si chiamano omosessuali“. Harry Burns ha ragione quanto Marco Ferradini. Le ho chiesto più volte di vedersi sapendo che non c’era trippa per gatti, ma niente. Sdeng. Sdeng. Sdeng. Sempre primo ferro. Credo che sia single, ma non ne sono sicuro. Il che mi fa mangiare ancora di più le mani, ormai rimaste moncherini. C’e di peggio. C’è sempre di peggio. Pensate a Gianni Morandi… Gnam gnam.

Vi starete chiedendo come mai nella Top 5 non c’è colei che mi ha fatto mandare a puttane la storia con Candy Sin. Semplice, perché non è stata una fregatura. E’ stato un insegnamento. Inoltre è diventata la mia musa. Come Uma Thurman per Tarantino e Scarlett Johansson per Woody Allen.
Per questo la ringrazierò sempre.
Ve l’ho detto che sono diventato adulto….

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