Avengers Endgame

Scrivere una recensione di Avengers Endgame il giorno dopo il trentesimo anniversario della morte di Sergio Leone (mio regista preferito, nonché, per me, miglior regista di sempre) è già una cosa di per se abbastanza ridicola. Perché non andrò a recensire un film qualsiasi, ma uno dei film più stupidi, scritti male e diretti ancora peggio degli ultimi anni. L’epilogo di più di tre ore di una rottura di coglioni lunga 11 anni e 22 film.

Ammetto che dopo aver “rischiato” di essere preso a missilate post Bohemian Rhapsody, ne avrei fatto volentieri anche a meno di commentare questa stronzata, ma visto che ormai avete capito che l’unico modo per farmi fare qualsiasi cosa è quello di prendermi per sfinimento, vi accontento, facendovi presente di aver rinforzato le mura domestiche con l’adamantio. Ah, dato che l’avete già visto tutti, la recensione ha tutti gli spoiler del mondo. E non solo.

ps. tra i trailer prima di Endgame, c’è pure quello di Spiderman Far From Home, il che fa vagamente intuire che Peter Parker tornerà in vita. Beh, non che ci fossero tanti dubbi a riguardo e non che la cosa mi interessi poi molto dato che non lo vedrò nemmeno con la cura Ludovico, però Cristodiddio, avete frantumato le palle con l’hashtag #dontspoilertheendgame e lo spoiler lo fate voi stessi.
Ma va bene così.

Avengers Endgame comincia con il dimenticato Occhio di Falco che vede la sua famiglia sbriciolarsi, dopodiché Tony Stark, sperduto nello spazio insieme a Nebula dentro l’astronave dei Guardiani della Galassia e prossimo alla dipartita, invia un messaggio strappalacrime alla sua dolce e amata Pepper (una Gwyneth Paltrow invecchiata malissimo). ma all’improvviso arriva Capitan Marvel che prende l’astronave e la riporta sulla Terra al quartier generale degli Avengers Fortunati. Nessuno la conosce e ovviamente nessuno le chiede chi è o da dove provenga o come ha fatto a trovare un’astronave nello spazio, visto che lo spazio è piuttosto grandicello.
Capitan Marvel è fortissima. Fa tutto. Vola, gira tra i pianeti come se niente fosse, moltiplica i pani e i pesci. Infatti, la rivedremo dopo due ore. Come in Infinity War, i vari supereroi usano i loro poteri in maniera limitata. Perché sennò sarebbe troppo facile. 
Ma va bene così.
I Fortunati decidono di andare a cercare Thanos per riprendere le Gemme e far tornare in vita i Meno-Fortunati perché Nebula, sua figlia, sa dove si trova. Montano sull’astronave (sempre la stessa e che non aveva carburante fino a dieci minuti prima) e partono per fare il culo al Titano. Thanos vive in relax su un pianeta che si può considerare come una nostra casa al mare, abita in una capanna, fa lo pseudo contadino (essendo un dittatore calvo, probabilmente starà studiando una bonifica dell’agro pontino interspaziale) ed è messo piuttosto maluccio visto che il suo schiocco di dita gli ha provocato diverse bruciature sul viso e una quasi paralisi del braccio. Bruciato anche quello.
Arrivano i Fortunati e gli tagliano il braccio col guanto. Perché ovviamente Thanos, con il braccio ridotto in quello stato, ha ancora addosso il Guanto dell’Infinito. Vi chiederete: “come mai non sono riusciti a farlo in tutto Infinity War?”. Semplice, perché tutti i soldi che ha incassato la Marvel non erano abbastanza.
I Fortunati lo minacciano e Thanos dice loro che ha distrutto le gemme e che per i Meno-Fortunati ormai non c’è più speranza. A Thor gli si tappa la vena e lo decapita. D’altronde, gliel’aveva detto lui stesso di mirare alla testa.
Schermo nero.

L’inizio è demenziale. Sembra di vedere un film dei fratelli Zucker invece che dei fratelli Russo. Sono passati circa trenta minuti e sono già pieno e mi chiedo come possono riprendere e dare un senso ad un film che comincia così male. Infatti non ci riescono. Perché con lo schermo ancora nero, appare la scritta “cinque anni dopo”.
Cinque anni dopo si vedono un centinaio di barche vuote intorno alla Statua della Libertà, il CityField Stadium a pezzi con nel parcheggio accanto le macchine abbandonate, le case semidistrutte, il sudicio in mezzo alla strada, le automobili messe una sopra l’altra. Insomma, dopo cinque anni, New York è diventata Napoli.
Sto scherzando ovviamente, anche perché non c’è più criminalità. O comunque poca.
New York in quello stato fa dedurre che tutto il mondo sia nelle stesse situazioni.
Non sono mai stato bravo a contare (ancora oggi non so fare le sottrazioni a mente quando c’è il numero nove), però ho la calcolatrice a portata di mano: schioccando le dita, Thanos ha dimezzato metà della popolazione mondiale. Su populationpyramid.net, nel 2018 c’erano 7,597,175,534 di persone. Arrotondiamolo per comodità a SETTE MILIARDI E MEZZO.
Bene, adesso dividiamo per due. Il risultato è 3,798,587,767 che, sempre per comodità, diventa TRE MILIARDI E QUASI OTTOCENTO MILIONI.
Ora io mi chiedo, con tre miliardi e quasi ottocento milioni di persone Fortunate, non c’è uno che abbia spostato cento barche di merda? Non ci sono più i muratori? I netturbini? I parcheggiatori? I ladri? E il turismo che fine ha fatto? Allora Thanos ci ha preso per il culo perché non ha fatto diventare polvere metà della popolazione a caso, ma si era accanito con determinate categorie. Non so quale sia il problema dei due sceneggiatori (perché sì, la scrittura di questa stronzata è opera di due teste), ma probabilmente non hanno ben chiaro quante sono tre miliardi e quasi ottocento milioni di persone. E stiamo parlando di New York. A Firenze, con il mondo al completo, ci hanno messo cinque anni a fare una linea della tramvia e si sa che l’Italia è nel terzo mondo. Firenze poi…
Ma va bene così.

Lo so cosa state pensando (anche perché è sempre la stessa cosa): che rompo i coglioni e che non mi va mai bene nulla. E in parte, avete anche ragione. Però, volevo farvi capire che a me le stronzate piacciono. Tanto. Mi piacciono perché sono stronzate e perché hanno un tono stronzo. O stupido. O idiota. O come preferite chiamarlo. Ma se devo guardare un film considerato un capolavoro del genere ed essere offeso perché non riesco a vedere lo spessore e l’introspezione di personaggi di fatto non credibili (perché se credete che un miliardario indossi una tuta d’acciaio per andare a salvare le persone invece di godersi la vita, i soldi e le mignotte, vi conviene andare dallo psichiatra. Poi oh, fate voi…), non lo accetto.
Ma andiamo avanti, perché da qui in poi Avengers Endgame diventa un famosissimo film degli anni ottanta.

Al posto dell’automobile, c’è il furgone di Ant Man, che viene riportato indietro dal regno quantico da un topo (o meglio, da un Topolino, vero Disney di merda?). Ant Man non capisce, anche perché per lui sono passate cinque ore, ma nel mondo sono passati cinque anni. Va al cimitero dove sono stati costruiti dei blocchi di pietra con impressi i nomi dei Meno-Fortunati, per vedere se c’è anche sua figlia. Ma come… Allora i muratori ci sono ancora!!! Portateli tutti a New York!!!
No, niente.
A New York ci va solo Ant Man che spiega agli Avengers Fortunati il modo di viaggiare nel tempo, per poter prendere le Gemme dell’Infinito prima di Thanos. Gran bella idea. Vi ricorda qualcosa?
I Fortunati però non sanno dove metterci le mani, quindi vanno da Tony Stark a chiedere il suo aiuto. Iron Man li rimanda alla base, spiegando loro che ha moglie e figliola e che gli importa una sega dei Meno-Fortunati. Allora vanno da Hulk che nel mentre si è fatto bombardare di raggi gamma ed è diventato Hulk con il cervello e la voce di Bruce Banner. È un Hulk intelligente, pacifico, che si fa i selfie con i bambini.
È sempre più un film dei fratelli Zucker.
Hulk accetta, ma anche lui non sa come metterci le mani e dopo un paio di prove andate male, torna Tony Stark come il Conte di Montecristo perché ha capito il modo per viaggiare nel tempo. I dissapori con Capitan America spariscono immediatamente. Anzi, Tony gli restituisce lo scudo. Esatto, quello scudo con cui è stato pestato a sangue in Civil War. Ovviamente, i due si riappacificano senza una minima costruzione narrativa.
Ma va bene così.

Tornati tutti amici, non gli resta che radunare gli altri Fortunati rimasti. Vedova Nera va in Giappone a recuperare Occhio di Falco, diventato un assassino spietato e incazzatissimo, ma che con un battito di palpebre della Scarlettona (ci credo…), ripone la furia omicida nella faretra e torna con lei all’ovile. Hulk e Rocket vanno nella Nuova Asgard a raccattare Thor.
E qui, il mio elettroencefalogramma è morto.
Thor è grasso, alcolizzato, con la barba lunga, vestito come il Drugo Lebowski e passa le giornate chiuso in casa a giocare a Fortnite. Se la Marvel tratta un Dio in questo modo, allora che nessuno mi venga a rompere le palle quando io tratto “quel Dio” nel modo che mi piace di più.
Punto.
Con la promessa di una birra buonissima, anche Thor torna all’ovile.
Ci siamo. Gli Avengers Fortunati si dividono in quattro squadre e si lanciano nel regno quantico, dopo essere stati avvisati di non interferire con loro stessi di quel periodo (anche questo, vi ricorda qualcosa?):

  • Cap, Iron Man, Hulk e Ant Man vanno alla fine del primo Avengers. Hulk si fa consegnare la Gemma del Tempo dall’Antico, il Cap prende la Gemma della Mente dallo scettro di Loki, ma sono costretti a tornare indietro al 1970 dove Tony interagisce con so pà (anche questo, vi ricorda qualcosa?) e prende il Tesseract con al suo interno la Gemma dello Spazio , Steve Rogers rivede la sua amata e cara Peggy. Prima di tornare nel 2019, Cap ruba le fiale Pym che servono per entrare nel regno quantico. Ce ne sono tipo cinquanta, ma lui ne prende quattro. D’altronde, non interesserebbe a nessuno fare avanti e indietro tra il presente ed il passato…
  • Occhio di Falco e Vedova Nera vanno su Vormir a prendere la Gemma dell’Anima, ma Teschio Rosso comunica loro che per prenderla uno dei due si sarebbe dovuto sacrificare. Vai tu che vado io, vado io che vai tu, alla fine la Scarlett si lascia cadere e crepa. 
  • Thor e Rocket tornano ad Asgard e mentre il procione prende la Gemma della Realtà, il Dio del Tuono parla con sua madre spiegandole che aver decapitato Thanos gli ha fatto venire la depressione. La mamma gli fa ritrovare fiducia in se stesso con delle frasi motivazionali da bacheca di Facebook, così che Thor possa riprendere Mjöllnir e tornare nel 2019 con Rocket. 
  • War Machine e Nebula vanno su Morag a prendere la Gemma del Potere. La Nebula del 2019 però è connessa a quella del 2014 e spoilera a Thanos il piano dei Fortunati. Nebula 2014 rapisce Nebula 2019 e si sostituisce a lei rientrando nel presente (anche questo vi ricorda qualcosa?). 

Rientrati alla base, Hulk si infila il guanto perché è l’unico in grado di reggere l’urto e schiocca le dita, riportando in vita tutti. Nebula però ha lasciato aperto il passaggio interdimensionale così Thanos prima fa saltare casa Avengers e poi fa entrare il suo esercito per distruggere il mondo in maniera irreversibile.
Eh ma ora sono tornate le tre miliardi e quasi ottocento milioni di persone mancanti, sono cazzi per tutti e il ritorno in scena dei Meno-Fortunati è epico, accompagnato da una maestosa fanfara di sottofondo. Vista l’originalità dei fratelli Russo nel dirigere, la battaglia finale riprende, anzi, vorrebbe riprendere l’epilogo del Signore degli Anelli, solo che di là c’era Peter Jackson dietro la macchina e non questi due handicappati. Infatti, nell’ultimo scontro non si capisce una sega. Il montaggio è schizofrenico e si vede che le scene sono state coreografate da un cieco. Le due cose chiare sono che Capitan America ha lo scudo in una mano e Mjöllnir nell’altra e che tutte le donne del Marvel Cinematic Universe (tra cui Pepper con l’armatura. Sì, ho riso tanto…) si alleano per fare tò-tò al culetto dei cattivi. In questo momento storico, è sempre meglio esagerare col femminismo gratuito. Le Spice Girls ne saranno orgogliose.
Ma va bene così. 

Siamo giunti al finale (meno male, perché le palle non mi entrano più nel seggiolino).
Thanos ruba il guanto un’altra volta, ha una scaramuccia con Iron Man, gli dice di essere ineluttabile e schiocca le dita. Non succede nulla. Uuuuuuuh sorpresona!
Le Gemme gliele ha gassate Tony Stark e le ha infilate nella sua armatura. 
Io sono Iron Man“. 
Schiocco.
Cattivi in polvere.
Stark crepa. E c’è pure gente che ci rimane male, quando si sa da anni che non ha rinnovato il contratto con la Marvel.
Il mondo è salvo. Sono tornati i muratori, i parcheggiatori e i turisti. 
Al Funerale di Tony Stark ci sono tutti tutti tutti, compreso il ragazzino di Iron Man 3 e sono tutti tutti tutti tristi anche se nessuno si caca la povera Scarlettona e Visione viene a malapena nominato. 

Penso: “finalmente questa merda è finita”. 
E invece ancora no!
C’è un’ultima perla, o meglio, un’ultima gemma. 
Capitan America si offre volontario per riportare le Gemme al proprio posto (e di restituire Mjöllnir al Thor dell’epoca, per non fargli mettere i chiodi con il dito). Ma quando dovrebbe tornare, in realtà non torna. Bucky e Falcon vedono un tizio seduto su una panchina. Bucky dice a Falcon di avvicinarsi. Quel tizio non è altro che Steve Rogers invecchiato. Anzi, decrepito. Falcon non capisce e Steve gli confessa di essere rimasto negli anni ’40 per vivere una vita normale, con la donna che ha sempre amato.
Che tenero. 
Le fie in sala si commuovono.
Visto che lo sforzo più grande che potrebbe fare in quelle condizioni è togliersi la dentiera, il Cap dona il suo scudo a Falcon, passandogli il testimone. 
Il tizio dietro di me dice: “Dio c**e, a i’ negro no!”.
Tutto molto bello. 

Finalmente è finito per davvero.
Ma ci sono ancora altre due cose che non mi tornano: 
La prima è: Capitan America ha rotto il cazzo per cento film con il suo grandissimo amico Bucky aka il Soldato d’Inverno, e poi da lo scudo a Falcon, uno con cui avrà scambiato dieci parole in cento film. Poi penso che l’hanno scritto due americani. Per giunta disadattati. Quindi, sempre meglio il negro di uno che ha una stella comunista disegnata su un braccio metallico.
La seconda è: ma se Capitan America torna negli anni ’40 per vivere una vita normale con la sua fia, il Capitan America degli anni ’40 che cazzo di fine fa? Anche perché Steve conosce Peggy mentre sta facendo l’addestramento militare. Secondo me si fa scassare a giorni alterni. Il lunedì, il mercoledì e il venerdì da quello grosso.
Il martedì, il giovedì e il sabato da quello secco. 
D’altronde so’ scelte…

Se siete arrivati fino a qui, vi faccio i complimenti. Purtroppo non ho il dono della sintesi. In più, ho visto 14 milioni di scenari futuri e in ognuno di loro, c’era gente che mi infamava. Quindi, tanto valeva esagerare. Che poi in realtà non ho esagerato. L’ho fatto per voi, così che chi ancora non l’ha visto (c’è ancora qualcuno?), leggerà quello che ho appena scritto e troverà un’alternativa. Lo spero per lui. Davvero. 
Come ho scritto prima, amo il cinema di merda e gonfio il petto ogni volta che penso a quando andai al cinema a vedere Alex l’Ariete. È che continuo a non capire come mai ogni volta che c’è di mezzo il Marvel Cinematic Universe, si perda qualsiasi tipo di oggettività.
Un libro di Fabio Volo non sarà mai letteratura per quanto possa commuovere o piacere. Così come un film di supereroi non sarà mai cinema.
Punto.
E non lo dico io.
Lo dice la cazzo di oggettività. 
In realtà, visto che Avengers Endgame diventerà, forse, il più grande incasso della storia del cinema, avete ragione voi. Ed è grazie a voi che il livello artistico in qualsiasi campo è tornato al Medioevo (e magari fosse quello rinascimentale). 
Credo che per quanto possa scrivere, parlare, incazzarmi o lasciar perdere, non ci sia altro da aggiungere. 
Ma va bene così. 

Mi manchi tanto Sergio. 

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