Big

Matteo.
23/06/1982.

Big BurtonCredo che sia molto più pratico scrivere la data di nascita piuttosto che l’età, perché non so quanto questo blog resterà in vita e di conseguenza, conoscendomi, so già che mi farà fatica, o me ne scorderò, di cambiare ogni 23 giugno il numero che seguirà il 3.

Non ricordo di preciso il motivo in cui iniziai a scrivere. Probabilmente fu a causa dell’ennesima donna che mi ha sedotto e abbandonato.
O più verosimilmente il contrario.
Sono sempre stato un pessimo studente perché non ho mai sopportato le imposizioni. Il dover studiare qualcosa perché obbligato, anche se non mi interessava. Ma con i temi me la sono sempre cavata piuttosto bene. I professori dicevano al mio babbo durante i ricevimenti coi genitori che “scrivevo, scrivevo, scrivevo, scrivevo, anche se in realtà non avevo mai niente da dire”. Comunque scrivevo. Quello che ho imparato l’ho letto, una volta, al massimo due, e sempre per sbaglio. O mi ci sono ritrovato nel mezzo, volente o dolente.
Per questo me lo ricordo.
Per questo non perdo a Trivial Pursuit dal 1999.
Per questo sono zitello praticamente da sempre.
Zitello eh.
Non single.
C’è una bella differenza tra l’essere zitello e l’essere single.

Il mio tempo libero consiste nel non avere tempo libero.
Speaker radiofonico, scrittore, blogger, sceneggiatore, cinefilo, feticista musicale, chitarrista di Guitar Hero, juventino, montatore audio e non solo, photoshoppista.
Fortuna che ho smesso di fare canestro da tre punti.
Ho scritto un romanzo che mi è stato stuprato dalla casa editrice e anche se non ho colpe, se non quella di essermi fidato, me ne vergogno.
Ne sto scrivendo un altro. Questo a differenza dell’età lo posso scrivere, perché sono sicuro che avrò sempre un libro a metà.

Amo Bruce Springsteen più di me stesso. Per la sua coerenza e per non avere mai dimenticato, o rinnegato, le sue radici.
La musica dagli anni 50 a fine anni 70, in particolare i chitarristi. Jimi, Pete, David, Eddie, Keith, Angus, Ace, Slash, Stevie Ray, Randy e Zakk. Il fu Robert Allen Zimmerman, la voce di Eddie Vedder, ascoltare il blues quando mi sento blue ed il folk quando sento troppo la mancanza del Greenwich Village.
Amo il Liverpool, la Juventus, il Celtic, i New York Knicks, i Miami Dolphins e lo sport in generale, con qualche eccezione che troverete sotto. Mike Tyson, il wrestling dell’era Attitude, i registi davanti alla difesa, i trequartisti e i colpi di tacco, i tennisti che giocano in serve and volley, i playmaker bianchi, le guardie tiratrici che sanno fare ancora palleggio-arresto-e-tiro e i pivot che riescono a muoversi sul perno senza fare passi. Non ho ancora capito cosa provo per la pallacanestro e credo che non lo capirò mai.
Amo i film degli anni 80. Tutti, dal primo all’ultimo, in particolare quelli d’azione con Stallone, Schwarzenegger e Kurt Russell. la prima ed unica trilogia di Guerre Stellari, Scorsese e il suo guidatore di taxi, i due infiltrati e quei non troppo bravi ragazzi, i western e non solo di Sergio Leone, Spike Lee e la sua ora in più, Tarantino ma non tutto, i Guerrieri di Coney, i fratelli in missione per conto di Dio.
Amo Lost, Breaking Bad, Californication e la prima stagione di Prison Break, i libri di Nick Hornby e di Charles Bukowski e la filmografia di Jenna Jameson. I seni naturali e non dalla quarta misura in su. David Letterman, Howard Stern e i programmi di Fiorello e Baldini, le persone borderline e le citazioni basta che siano intelligenti, i fumetti Marvel in particolare Daredevil la mitologia greca e la storia dalla Rivoluzione Americana in poi. Le highway della west coast, le automobili cabrio e i juke box. In pratica tutto quello che proviene da oltreoceano, burro d’arachidi e pena di morte compresi e ovviamente tutto il mondo Apple.

Odio Kurt Cobain quanto un call centerista della Telecom che ti telefona mentre stai facendo la pennichella pomeridiana, Ligabue quanto un testimone di Geova che ti scampanella alle nove di domenica mattina, i Beatles che per tre anni hanno voluto fare la vita dei Rolling Stones ma non ce l’hanno fatta e si sono dovuti sciogliere, Jim Morrison e le sue poesie del cazzo, gli U2 che proclamano l’abolizione del debito del terzo mondo e che ti fanno pagare un biglietto per un loro concerto 70 €uro. Madonna che canta in playback dal vivo, la musica italiana ed i testi che parlano d’amore, il punk e tutto ciò che è indie. Dai capelli alle camicie, dalle maglie scollate ai pantaloni di jeans arrotolati sopra le caviglie. Gli Strokes, i Kasabian, gli Arctic Monkeys, i Cooks e gli Interpol e il loro identico riff di chitarra da ormai dieci fottutissimi anni. I cantautori che si autodefiniscono impegnati ed alternativi, chi suona un computer ed il pop commerciale. Andate a fare in culo. Soprattutto tutti coloro che vi ascoltano.
Odio l’Inter, il Manchester United e il Real Madrid. I tifosi della Fiorentina perché non si riesce a parlare di calcio con loro, Federica Pellegrini, LeBron James e tutto il draft del 2003. Rafael Nadal e la sua generazione di fondisti arrotini, il rugby e la pallavolo, chi si fa il segno della croce dopo aver segnato un gol, i capelli di Neymar e i cosiddetti calciatori di quantità.
Odio i leccaculo, chi è diventato famoso senza avere niente da offrire, i reggiseni imbottiti, il Circo Nero, le chat di gruppo su Whatsapp, chi sta giornate in coda per fare i provini per i reality e chi sta giornate in coda in autostrada per andare al mare. L’ estate e le ascelle pezzate, i centri commerciali, le fashion blogger e chi le legge, i programmi della De Filippi e quelli di satira comunista. Roberto Benigni e la Divina Commedia, lo Zoo di 105, Belen Rodriguez e gli uomini che vanno a scuola di latino-americano solo per rimorchiare. I libri di Fabio Volo, le rincoglionite che li leggono e tutti coloro che pensano che quegli sdegni non li abbia scritti lui e i libri che ti insegnano a conquistare una donna o a superare un abbandono.
Odio i film di Gabriele Muccino e gli attori che nei suoi film urlano ad ogni scena e le commedie corali di Fausto Brizzi. M.Night Shyamalan, Donnie Darko e chi dice di averlo capito, Sorrentino, Steven Spielberg che non fa più qualcosa di decente da Lo Squalo, i film francesi, i film d’autore e tutti i remake o peggio ancora i reboot. Guglielmo Scilla e suoi filmati, Paolo Ruffini e la sua parlata da cacciuccaro, i Soliti Idioti, MTV e la rivista Rolling Stone, che continua a considerarsi la bibbia della musica quando nel Marzo 2011 ha messo in copertina Justin Bieber.
Odio Firenze, i suoi musei e i suoi locali alla moda, gli studenti universitari fuori corso sempre per colpa dei professori e quelli che credono di cambiare il mondo uscendo dall’università, quelli che ce l’hanno contro gli Stati Uniti per partito preso ma che festeggiano Halloween. Chi beve per divertirsi e chi si diverte bevendo. Facebook, Twitter, la pubblicità prima di un video su YouTube e tutto ciò che è social, specialmente quando ci sono i gatti.
Ma più di ogni altra cosa, odio il genere umano. Per spiegarvi il motivo prendo in prestito una citazione di Boris Yellnikoff, il protagonista di Basta Che Funzioni di Woody Allen: “Oh sì, il genere umano? Hanno dovuto installare toilettes automatiche nei bagni pubblici, perché non c’era da fidarsi che la gente tirasse la catena”.

Ho deciso di chiamare questo blog Questione di Riflessi in onore al film più bello della storia del cinema. Così dice la mia parte romantica.
Mi firmo Big per Clarence Clemons, sassofonista della E Street Band soprannominato The Big Man.
Sono sicuro che durante la lettura dei vari post vi sentirete tirati in ballo e colpiti nell’orgoglio e so già che ve la prenderete a morte, tanto da rinfacciarmi tutto alla prima occasione. Sinceramente non mi interessa. Sono problemi vostri, non miei.
Mi troverete stronzo, cinico, insensibile, intollerante, odioso, volgare, pesante, palloso, blasfemo, cafone, fanatico, egocentrico, provocatore, autolesionista, erotomane e sociopatico, ma sarebbe potuto essere molto ma molto peggio.

Sarei potuto nascere donna.