Bohemian Rhapsody

is this real life?
is this just fantasy?

Comincia così Bohemian Rhapsody.
La canzone.
Probabilmente la più amata dell’intera discografia dei Queen.
Una canzone di sei minuti che mescola ballad, opera e hard rock.
Una canzone che in Bohemian Rhapsody, il produttore Ray Foster (interpretato da Mike Myers) non vuole lanciarla come singolo perché è troppo lunga e perché non è una canzone da cantare in macchina (ed è buffo pensare allo stesso Myers che la lip synca in auto, a squarciagola, insieme a Dana Carvey e ai suoi amici in Fusi di Testa).

In realtà, e qui riprendo la prima strofa di inizio post, o meglio, nella fantasia, Ray Foster dice di aver prodotto The Dark Side of The Moon da cui furono estratti due singoli: Money (durata sei minuti e trenta secondi) e Time (durata sei minuti e cinquantatré secondi).
Ma lo sapete, sono un feticista musicale cinefilo. In parole povere un cacacazzo che però, purtroppo, sta attento a certe cose.

Bohemian Rhapsody, il film, invece comincia nel 1970, quando un giovane Farrokh Bulsara lavora all’aeroporto di Heathrow, e finisce nel 1985, quando i Queen lasciano il palco del Live Aid ed è un film che prima o poi doveva arrivare.
Siamo onesti, i Queen piacciono a tutti (ma proprio a tutti tutti e lo si vede dal fatto che ancora ci sono troppe persone che scrivono Freddy e non Freddie). È arrivato così tardi perché ha avuto tanti, tantissimi, problemi. Dall’abbandono del Freddie Mercury “originale”, ovvero Sacha Baron Cohen, dalla riscrittura della sceneggiatura e dal licenziamento del regista Bryan Singer subito dopo la fine delle riprese.
Problemi che ahimè si vedono. Dal primo all’ultimo.

La prima cosa che si vede, anche perché è impossibile non vederla, è la protesi dentale messa al povero Rami Malek. Definirla invasiva è riduttivo. Quei “quattro incisivi” sono la sua croce, perché non sono i denti ad andare dietro a lui ma viceversa e gli tolgono una bella fetta di credibilità. Fanno ridere (e siccome Mercury si vede per circa il 98% dei fotogrammi, si ride spesso…) e sembrano presi da una delle tante caricature che si trovano su Google.
Dato che il tono del film non è né caricaturistico né parodistico, la credibilità svanisce del tutto con la prova di Malek che mette in scena un Freddie Mercury insopportabile. Una “diva” più checca isterica da carro del gay pride che effettivamente diva (dove per l’altro, è molto più omo da etero che da omo), vestita in modo kitch e che con gli occhi sgranati e la bocca arricciata, protesi permettendo, trasmette zero empatia. Dispiace visto che era considerato (almeno dai documentari che ho visto e dalle varie biografie ufficiali e non che ho letto) una persona estremamente divertente (ed estremamente riservata).

Nonostante il cambio di sceneggiatura, John, Brian e Roger sono tre comprimari, uno pragmatico, uno fin troppo gentile e uno particolarmente avvezzo al litigio, ed è strano visto che lo script originale di Cohen fu bocciato dai produttori per essere troppo dark e troppo Freddie-centrato. Per coloro che non lo sapessero o per cui non gliene frega un caxxo, tra i produttori di Bohemian Rhapsody ci sono pure Brian May e Roger Taylor.
Non capisco, ma va bene così.
E poi, e lo confesso con la mano sul cuore, questo continuo ricorso cinematografico della e sulla famiglia, ha iniziato a rompermi i coglioni.
Fine della confessione.

La sceneggiatura riprende in pieno il cliché di ogni biopic musicale:
– infanzia spesso difficile o povera
– formazione della band
– successo
– caduta spesso dovuta all’alcol o alla tossicodipendenza
– redenzione
ed ha delle cose allucinanti, come l’annuncio alla band della propria sieropositività che nel film viene comunicato una settimana prima del Live Aid, ma i Queen lo seppero nel 1989. La cosa più confusa, e sembra impossibile ma credetemi è così, è la cosa più importante ovvero la musica: Fat Bottomed Girls (Jazz, 1978) è uscita dopo Bohemian Rhapsody, Another One Bites The Dust (The Game, 1980) è uscita prima di We Will Rock You. E visto che il film si sofferma su We Will Rock You, mi ci soffermo anche io: nel film è composta nel 1980, quindi con Freddie in versione baffo e capello corto, peccato che sia stato il primo singolo estratto da News of the World del 1977 con Mercury con ancora i capelli lunghi.
Questo non vuol dire essere un cacacazzo, ma semplicemente storpiare la realtà e in un biopic la realtà non deve essere storpiata. Altrimenti basta fare come fece Todd Haynes in Velvet Goldmine: Brian Slade, il protagonista del film, è palesemente David Bowie, ma è Brian Slade, non David Bowie. È una differenza che lascia piena libertà espressiva. Se fai un film su Napoleone e lo fai morire il 23 giugno invece che il 5 maggio, io mi incazzo.

Ed è con il morale basso che sono arrivato alla parte migliore del film, ovvero il finale, perché finalmente la musica esplode e con essa, anche la recitazione delle quattro Regine. La mimica di Malek è bellissima, così come quella di Gwilym Lee, colui che interpreta Brian May, in alcuni momenti spaventosamente autentico, nonostante gli effetti speciali della folla non siano il massimo e un montaggio fin troppo scolastico: Freddie che canta-pubblico-Brian che sbazza-pubblico-Freddie che canta-Mary Watson che piange-Roger che picchia sui rullanti-pubblico-Jim che piange-pubblico-Freddie che canta-pubblico-John che suona impalato-pubblico-loro che se ne vanno-fine.

Ah, spoiler, Freddie Mercury muore, ma nel film non si vede.
Come sono simpatico…

Sono cresciuto ascoltando i Greatest Hits 1 e 2 e Livekiller è stato il mio nick su C6 in onore alla prima musicassetta comprata con i miei soldi, ma non sono un fan dei Queen. O meglio, lo ero e lo sono stato fino alla cover dei Five di We Will Rock You con la partecipazione di Brian May e Roger Taylor (sempre loro!!!). Un trauma che non ho superato e che difficilmente supererò. Ancora oggi, ho grosse difficoltà ad ascoltare un qualsiasi brano dei Queen (ad eccezione di Somebody to Love versione Rock Montreal e ascolterei volentieri We Are The Champions se la Juve riuscisse a vincere quella Coppa di merda). E se devo fare un’altra confessione, non ho mai reputato Freddie Mercury come la miglior voce della storia della musica (giudizio prettamente soggettivo eh, non uccidetemi), però ammetto che uscito dalla sala, ho avuto l’irrefrenabile voglia di rimettermi ad ascoltarli. Cosa che però non ho fatto, perché ho il brutto difetto di non dimenticare e soprattutto, di non perdonare.

In conclusione, Bohemian Rhapsody è un film per i fan che farà incazzare i fan, ma che piacerà a coloro che scrivono Freddy Mercury.
È un film da comprare in dvd nei cestoni a 5€ all’Euronics.
È un film che doveva arrivare, ma di cui potevamo tranquillamente farne a meno.

anyway the wind blows…

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