Cronaca di un disastro annunciato

Se i Boston Red Sox hanno avuto la Maledizione del Bambino e il Benfica non riesce a trovare l’antidoto per quella di Béla Guttmann, anche noi, popolo italiano calciofilo, abbiamo la nostra: la Maledizione di Moreno.
Beh, non c’entra assolutamente niente con le altre due ma dobbiamo pur aggrapparci a qualcosa, no?

Quattro anni dopo non è cambiato niente.
Siamo fuori dal Mondiale al primo turno dopo aver vinto la prima partita, il che fa ancora più incaXXare dato che di solito chi vince all’esordio ha il 99% di probabilità di passare il turno.
Ma siamo italiani. Siamo maestri nel compiere imprese sportive memorabili come queste.
E’ andato quasi tutto secondo le mie previsioni: quando uscirono i gironi pronosticai l’immediata eliminazione con un doppio pareggio contro Inghilterra e Costa Rica e poi quattro giorni di conti. Perché non sarebbero Mondiali, o Europei, senza il momento calcolatrice:
se vinciamo contro l’Uruguay con un gol di scarto e l’Inghilterra vince contro gli scappati di casa passiamo come primi.
– se perdiamo e l’Inghilterra pareggia come secondi.
– se vince il Costa Rica e noi perdiamo siamo fuori.
– bisogna fare due o più gol di scarto ecc. ecc. ecc.“.
E’ sempre stato così e sempre lo sarà.
Ci siamo ritrovati a giocare una “finale” da dentro o fuori con due risultati su tre per passare il turno ed è passato l’Uruguay.
Buffon aveva dichiarato che la Nazionale rende al massimo quando è con le spalle al muro. Stavolta però non c’era Roberto Baggio a riportarci giù dall’aereo come contro la Nigeria ad USA 94. Certo, abbiamo l’ alibi di ferro dell’espulsione di Marchisio e del morso di Suarez. Siamo italiani e le giustificazioni sono il nostro pane.
Ho sentito di tutto. Addirittura della fine di un ciclo e non credo che i nostri saggi giornalisti ed opinionisti si riferissero a quello mestruale. Dissero la stessa cosa dopo la sconfitta contro la Slovacchia in Sudafrica. Lì era davvero finito un ciclo e la gratitudine verso gli eroi di Berlino fu il solo motivo per cui facemmo una colossale e vergonosa figura de mmmmerda.
Non mi sorprendono le parole di Buffon e di De Rossi a fine partita. Chi ha fatto sport a qualsiasi livello sa che lo spogliatoio e il gruppo sono sacri. Dev’essere il singolo che si mette al servizio del gruppo e non viceversa e quando qualcuno, fenomeno o gregario che sia, va contro lo spogliatoio è giusto che venga allontanato o messo in disparte.
Voglio cimentarmi per la prima volta a dare i voti ai 23 azzurri e al loro Santone. Non saranno mai al livello di calciatoribrutti ma neppure tristi e buoniste come quelle della Gazzetta.

  1. BUFFON 6.5 – Come ho scritto dopo la sconfitta della Juve a Firenze, per me è bollito da diversi anni. Lo si vede sui calci d’angolo quando respinge il pallone su ogni tipo di cross invece di bloccarlo. Però se calciano entro un metro le prende ancora tutte. Due parate incredibili su Lodeiro e Suarez, incolpevole sul gol di Godin, un po’ meno su quello degli scappati di casa.
  2. DE SCIGLIO 5 – L’ultimo nostro terzino “predestinato” è stato Davide Santon che adesso gioca, quando gioca, nel Newcastle. L’ hanno definito Maldini 2.0 probabilmente perché non ci si ricorda più che cosa faceva Paolino prima sulla fascia e poi da centrale. E’ ancora giovane e vedremo se farà la fine di Santon oppure no. Per ora a certi livelli stona più di Biagio Antonacci dal vivo.
  3. CHIELLINI 5 – Quando gioca terzino e arriva sul fondo, i tifosi in curva si alzano in piedi perché sanno che uno di loro, a breve, riceverà il pallone calciato dal Gorilla livornese. Ha una sensibilità nel piede paragonabile a quella che ha Reggie Evans nelle mani. Picchia, randella, trattiene, simula, si fa mordere e anticipare da Ruiz di testa. Ma almeno ci mette sempre la faccia. Il problema è che è brutta. Parecchio brutta.
  4. DARMIAN 6 – Sicuramente una sorpresa ed uno dei migliori della spedizione. Forse perché non avevamo aspettative su di lui o più verosimilmente perché siamo davvero alla frutta.
  5. THIAGO MOTTA 4 – Vive ancora di rendita dopo l’anno del Triplete. Lento, goffo, macchinoso. Viene definito uomo di grande esperienza. Grazie al caXXo, Facile lanciare Ibra, Cavani, Lavezzi e Lucas. Diventa un po’ più complicato quando con te giocano Balotelli ed Immobile. Resta comunque un genio: è andato a giocare in Francia, in una squadra illegale e in un campionato ridicolo dove riuscirebbe a fare la differenza anche Adriano.
  6. CANDREVA 5 – Lo odio. Non è un esterno, non è un trequartista, non è una mezzala, non è un interno di centrocampo, non sa dribblare e non sa crossare. Non è un caXXo di niente. Eppure viene considerato un mezzo fenomeno e, peggio ancora, il giocatore che poteva farci fare la differenza. Ha indovinato il cross del 2-1 contro l’Inghilterra e poi niente. Come sempre. Scarso. Veramente scarso.
  7. ABATE 4 – Mi ricorda l’Innominabile bianconero anche se sgroppa sul lato opposto. Non giocava titolare nel Milan più indegno di sempre. Qualcosa vorrà dire no?
  8. MARCHISIO 6 – Sono 10 anni che è in prima squadra e sono 10 anni che ogni sabato o domenica lo vedo giocare. Ha giocato bene un anno, il primo di Conte, e poi sempre così e così. Bellissimo il gol contro l’Inghilterra e la giustificazione di non essere stato aiutato dal Santone in panchina che lo ha schierato come esterno di sinistra. Vi ricordate l’ultima volta che Marchisio ha fatto l’esterno? Io sì. Era la Juve di Delneri….
  9. BALOTELLI 4 – Mi fa schifo. Sia come essere umano sia come calciatore. Il colore della pelle non c’entra nulla. E’ un idiota e lo sarebbe anche se fosse giallo, verde o arancio. Ieri si è sfogato su Instagram dicendo che i fratelli negri non lo avrebbero abbandonato (anche se lui ha abbandonato sua figlia e i suoi genitori hanno abbandonato lui) e di aver dato il massimo. Il problema è proprio quello: ciò che abbiamo visto in Brasile è il massimo del calciatore più sopravvalutato di tutta la storia del calcio. Leone davanti ad un monitor, omo di merda quando c’è da dimostrare carattere. Arrogante, presuntuoso, vittimista, lamentoso, crede che tutto il mondo ce l’abbia con lui. E’ lo specchio della nuova generazione. Bambocci che pretendono tutto e subito o hanno avuto una botta di culo immensa. E mentre l’Italia lo infama lui è già in vacanza con una nuovissima cresta bionda e un’puttanone belga a fargli i bocchini.
  10. CASSANO 4 – A 32 anni ha l’occasione di giocare il suo primo Mondiale. Si lamenta perché vorrebbe essere più coinvolto e giocare di più ma è veramente impresentabile. Ha perso il passo per giocare a certi livelli ma lo rispetto molto più di Balotelli per quello che disse qualche anno fa in un’intervista: “Ho fatto per 17 anni il morto di fame, adesso per pareggiare farò per 17 anni il miliardario”.
  11. CERCI 5 – A Firenze è stato, dopo Montolivo, il calciatore più offeso degli ultimi 10 anni. Gioca solo 20 minuti contro gli scappati di casa, buttato nella mischia dal Santone sperando di vedergli fare uno dei suoi “ubriacanti” dribbling. Ma niente. E’ considerato un uomo mercato. Anche questo deve far riflettere. Però voglio spezzare una lancia in suo favore: non dev’essere facile accettare di fare la riserva a Candreva.
  12. SIRIGU 6.5 – Gioca titolare contro l’Inghilterra e dimostra, per me, di essere il miglior portiere italiano per sicurezza e piazzamento. Ci sono però delle gerarchie da rispettare. Mi dispiace perché non sarà il numero 1 neppure tra due anni. E forse neppure tra quattro.
  13. PERIN sv – Turista.
  14. AQUILANI sv – Vedi Perin.
  15. BARZAGLI 7 – Quattro anni fa la Juve lo comprò a 29 anni per 300 mila Euro, etichettato come giocatore finito. Da quattro anni è indubbiamente il miglior difensore italiano. Pensate che è riuscito a far sembrare Bonucci un calciatore discreto. Quest’anno ha avuto 200 infortuni, eppure è l’unico che dietro tiene la baracca. Se penso al futuro, azzurro e bianconero, senza di lui mi viene lo sconforto.
  16. DE ROSSI 6 – Non mi rimane simpatico e non capisco come possa essere il migliore amico di Pirlo. Gioca sporco, specialmente quando indossa la maglia della Magggica, ma è uno con i coglioni e io uno con i coglioni lo farei giocare sempre e comunque. Bene con l’Inghilterra, male con gli scappati di casa (come tutti del resto). Poi un infortunio al polpaccio lo tiene fuori per la partita decisiva contro l’Uruguay. Avrebbe fatto comodo data l’impostazione catenacciara del nostro Santone.
  17. IMMOBILE 5 – C’era una volta la staffetta Baggio-Del Piero e prima ancora quella tra Rivera e Mazzola. Ci sdegnammo quando il Trap non convocò il Codino nel 2002 e non siamo mai riusciti a capire come mai Mancini fosse un fenomeno con il blucerchiato della Samp e il biancoceleste della Lazio ma mai e poi mai con l’azzurro della Nazionale. Non capimmo l’espulsione di Zola e il perché Vicini scelse Vialli dal primo minuto nella semifinale di Italia ’90 contro l’Argentina. Vialli, probabilmente il miglior attaccante italiano degli ultimi 30 anni. Quest’anno un plebiscito popolare voleva Immobile in campo da titolare, anche perché era difficile fare peggio di Balotelli. In una partita Ciro ci è quasi riuscito giustificando in pieno il suo cognome. 22 gol in una stagione non bastano per dimostrare di essere forte. Anche Bonazzoli fu capocannoniere quando la Serie A era il campionato più bello del mondo e guardate che fine ha fatto. Adesso c’è la Bundesliga ad aspettarlo ma, sinceramente, non credo che a Dortmund si siano ancora resi conto di aver perso Lewandowski.
  18. PAROLO 5 – Prima Cesena poi Parma e infine la Nazionale. Ma un Mondiale non è la Serie A e il centrocampista comprato da migliaia di fantallenatori fa fatica. Come è giusto che sia.
  19. BONUCCI 5 – Da amante della Premier League ho maturato una mentalità diversa da quella tipicamente italiana: i calciatori della propria squadra del cuore non vanno mai insultati. Ho avuto però alcune licenze poetiche: l’Innominabile, Felipe Melo, Amauri, Giovinco e lui, il misentoBeckenbauer di Viterbo. Bonucci e Ranocchia dovevano essere la coppia di difensori centrali del futuro. A differenza di Ranocchia, che gioca e non gioca in una squadra indegna come l’Inter, Bonucci ha avuto la fortuna di capitare accanto a Barzagli e Chiellini e di indovinare un lancio ogni 500, venendo nominato dagli “esperti” regista arretrato e difensore dai piedi buoni. Fa il duro, ha sempre la faccia a cattivo ma almeno un paio di volte a partita ci regala le sue “Bonucciate”. Una di queste ha portato al gol Godin e ci ha rimandati a casa. Solo lui poteva perdersi il miglior colpitore di testa della rassegna. Sopravvalutato ed insopportabile.
  20. PALETTA 4 – Io non ho niente contro gli oriundi. Se sono bravi non vedo perché non debbano essere convocati. Ma se sono lui, Amauri, Thiago Motta e Ledesma è giusto che stiano a casa a fare il tifo. E’ stato l’unico a far cagare all’esordio quando dopo una vittoria (contro una Nazionale più morta di noi) ci vedevano come favoriti. In 90 minuti ci ha regalato cappelle su cappelle. E poi con quei capelli non può giocare a prescindere. Punto.
  21. PIRLO 6,5 – E’ fermo e lo sappiamo. E’ vecchio e lo sappiamo. Non corre e lo sappiamo ma visto il livello tecnico, non solo italiano, prenderebbe la sufficienza solo a fare il riscaldamento. La partita con l’Inghilterra è da far vedere in ogni scuola calcio dello Stivale. Non posso e non potrò mai essere obiettivo su colui che considero “il calcio” anche se in alcuni momenti ammetto che mi ha fatto pena: nella Juve quando alza la testa vede partire a destra Lichtsteiner e Vidal, a sinistra Asamoah e Pogba e davanti Tevez e Llorente. In tre partite ogni volta che alzava la testa davanti a lui c’erano soltanto gli zombie di The Last of Us. Chissà se quella contro l’Uruguay sarà la sua ultima partita. Ha detto che ci penserà in caso di un’eventuale chiamata da parte del prossimo CT, il che da Juventino non può che farmi sperare ad un definitivo abbandono. Vi ricordate com’è andata e finire con Allegri in panchina? Io sì e anche parecchio parecchio bene!
  22. INSIGNE 4,5– Messi ha rovinato il calcio. Non solo da un punto di vista tattico facendo credere che si può vincere anche senza un centravanti di ruolo ma, soprattutto, ha dato speranza ai nani. Senza Messi, Giovinco giocherebbe in una squadra che lotta per non retrocedere. Così come Insigne. E in campo internazionale se sei 1.65 puoi fare la differenza solo se sei Messi. Altrimenti no. La puoi fare a PES perché vai più veloce degli altri. Già a Fifa la musica cambia.
  23. VERRATTI 6 – Gli “esperti” dicono che è il nuovo Pirlo anche se non gli ho mai visto fare un lancio. E’ analfabeta e ha la fortuna di avere in squadra diversi compagni che non sanno parlare. Però il pallone lo tocca veramente bene e se fai un colpo di tacco al limite della tua area per me sei già un eroe. Ora che non ci sarà più Pirlo (forse) vedremo se avrà davvero personalità o se sarà un nuovo Giannini (per chi non lo sapesse, il Principe faceva solo ed esclusivamente passaggi di 10 metri senza prendersi mai una caXXo di responsabilità).

ALL. PRANDELLI 4 – Qualcuno lo deve dire e lo dirò io: Prandelli si è seduto sulla panchina della Nazionale perché ha perso la moglie. Ooooo, finalmente! Non è cinismo spiccio ma è la nuda e cruda verità. Ci ha fatto credere di essere un uomo con dei valori (codice etico su tutti) applicati solo quando gli faceva comodo. Io continuo a non credere che un allenatore alla guida di una Nazionale blasonata come la nostra sia andato in botta completa dopo aver perso per infortunio Montolivo, un frocetto senza palle che in carriera non ha mai dimostrato nulla, tanto da non sapere con che modulo giocare. Ha spostato Pirlo a fare la mezzala, cosa che lo fece andare via dal Milan, ha convocato due esterni puri, impresentabili, ma ha preferito schierare a destra un senza ruolo e a sinistra Marchisio fuori posizione. Ha scelto di puntare tutto su Balotelli, prima ed unica punta, quando anche i muri sanno che dentro l’area a fare a sportellate non ci vuole stare perché è una mozzarella anche se nera. Ha sbagliato le convocazioni, la preparazione e pure la scelta di lasciar portare ai calciatori in ritiro quella schiera di troie che chiamano mogli e fidanzate. Un fallimento, sia tecnico sia umano. Ma cosa ci aspettavamo da uno che ha allenato la Fiorentina?

Appuntamento ai prossimi Europei, calcolatrice alla mano e zero aspettative.
Almeno in questo dovremmo essere pronti.

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