Fotoromanza

Il nuovo corso della Juve cammina mano nella mano con la mia età.
31 sul campo per i bianconeri, 31 sul campo per me.
Quest’anno non ho voluto scrivere niente sulle sensazioni che ho provato nel vedere un’altra candelina su un millefoglie che, per la gioia della mia dietologa, cresce di diametro anno dopo anno.
31 anni. L’età in cui Rocky sconfisse Apollo Creed diventando campione del mondo dei pesi massimi, in cui Steve Jobs comprò la Pixar dopo essere stato cacciato dalla Apple a calci in culo e l’età in cui Bruce Springsteen pubblicò The River.
Pensavo che i segni della vecchiaia fossero più evidenti e invece, per ora, mi posso ritenere soddisfatto. Il “trauma”, che poi è stato tutto tranne che un trauma, della perdita dei capelli l’ho già superato (a proposito, sono 10 anni esatti dalla prima rasatura) e di conseguenza pure quello delle prime ciocche grigie dato che il Gillette Fusion porta via quei pochi ricordi adolescenziali del codino alla Roberto Baggio e delle ossigenate alla Slim Shady. Non ho ancora una ruga, neppure ai lati degli occhi quando sorrido, il che mi ha messo davanti un’assurda realtà: è da quando ho 15 anni che me ne danno 30 e adesso che ne ho 30 me ne danno dai 26 ai 28. Se mai arriverà il giorno in cui mi taglierò tutta la barba (se non ricordo male l’ultima volta che ho avuto il viso senza neppure un pelo è datata 1995, al massimo 1996) mi chiederanno il documento. Non so per cosa dato che in discoteca non ci vado, gli alcolici non li compro e non esistono più neppure i cinema porno. Magari me lo chiederà la municipale al posto di farmi fare la prova del palloncino facendomi incazzare e pure parecchio (dovete sapere che una delle mie massime aspirazioni è vedere il risultato dell’alcol test. Non sono credibile a prescindere ma quando dico di essere astemio dovreste vedere le reazioni di coloro che me lo chiedono).
Il crollo è soltanto cerebrale ed i venerdì sera al Pallaio di certo non aiutano.

Finalmente dopo cinque anni di Facebook, due di Twitter e uno di Instagram, sono riuscito a capire quale sia la vera utilità dei social network: se avete avuto una giornata di merda e vi girano le palle come eliche, non esiste rimedio migliore del leggere i commenti alle foto che postano i vostri contatti.
Era una cosa a cui pensavo da parecchio e dopo la puntata alla radio su Instagram della settimana scorsa ne ho avuto la certezza.
Ad esempio:

Ho dovuto prendere un’immagine su Google per non decapitare qualcuno dei miei Facebook friends e non scatenare una guerra gratuita e inutile perché sinceramente di quello che pubblicate nonmenepuòfregàdemeno. Infatti, l’appunto non è sulla foto ma sui commenti. Cercate di guardarla senza tenere conto che lui è Peter Crouch, calciatore, ma limitatevi soltanto al punto di vista visivo. Ecco, su Facebook ogni volta che appare una foto del genere ovvero dove il più delle volte lui è un cadavere e lei un bipede con tutti i connotati al posto giusto (o comunque decisamente meglio), sotto la suddetta foto appariranno una schiera di commenti, scritti da donne, più o meno così:

– siete bellissimi
– wow!!
– che coppia meravigliosa
– belli, belli, belli
– sembrate due divi del cinema
– come siete belli
– amore, siamo la coppia più bella del mondo (questo lo scrive lei)

Io non voglio mettere in dubbio che Peter sia bravo, carino, dolce, spiritoso, comprensivo, superdotato e gentile. Mi limito a quello che ho davanti agli occhi. Di sicuro non è bello e questo è un dato di fatto. E’ vero che il bello e il brutto sono soggettivi ma ci sono alcuni casi, e questo è uno di essi, dove il buonismo sfocia nella paraculaggine.
Perché una donna deve scrivere “siete bellissimi” ad una coppia che non lo è?
Per la famosa competizione femminile. Non lo scrive perché è sincera ma solo per prenderla velatamente per il culo per poi andare dal proprio fidanzato a dirgli: “ma come son brutti Peter e Abby?” perché vuole sentirsi dire ed avere la conferma che belli come loro non c’è nessuno.
Stessi commenti appaiono nelle foto singole, a prescindere che il soggetto sia quella di destra o di sinistra.

foto

Per un uomo invece è come sempre tutto più elementare. Specialmente nelle foto in cui una donna è da sola a fare i visi a demente. Se siete la testosteronica donzella a destra state pur certi che non vedrete mai e poi mai una sua singola parola. Viceversa, se siete quella di sinistra (vi garberebbe eh…), un suo commento significa che vi ha dedicato come minimo un solitario chiuso nella sua cameretta.
E’ su Instagram dove un uomo lascia andare ogni freno inibitore riuscendo a tirare fuori il peggio di se.
Prendo come esempio l’account di Nicole Minetti (@nicoleminetti) e l’ultimissima foto che ha pubblicato.
Intanto, per prima cosa ci tengo a specificare quali sono le diverse tipologie di commentatori:

– l’innamorato: esalta le doti estetiche del soggetto accompagnando il tutto con dei fastidiosi cuoricini, sperando in una risposta che non arriverà.
– il polemico: nel caso della Minetti è colui che la infama sul Bunga Bunga e sui soldi che percepisce essendo un’ ex parlamentare, sperando in una web-litigata che non arriverà.
– il maniaco: un uragano Katrina umano fatto di offese e di posizioni del Kamasutra particolarmente esplicite, sperando di farla eccitare e di raccattare almeno un pompino che, in questo caso più che mai, non arriverà.

Circa 15 ore fa, la gommosissima Nicole ha pubblicato questo suo autoscatto. Ammetto che non è un granché e che di solito fa molto di meglio, ma i commenti (adesso 134) sono comunque un’immagine chiara dei suoi 105mila followers:

minetti

Come vedete l’account della Minetti di Instagram ha tutto quello che si può cercare in un social network: poppe, pose ad idiota e commenti esilaranti.
Ma la cosa che preferisco dell’App di Kevin Systrom e Mark Krieger è che è l’unica ad aver mantenuto un briciolo di autenticità. Facebook non l’ha mai avuta, Twitter un tempo sì, almeno fino a quando non è stata invasa dai fan degli One Direction e dalle cosiddette Twit-star, una schiera di nessuno diventati “qualcuno” grazie all’Uccellino.
Infondo che cos’è la società di oggi? Un autoscatto allo specchio no?
Continuerò a guardare ogni singola foto che mi apparirà con la speranza che qualcuno, prima o poi, scriva: “FATE CAGARE” proprio come lo striscione che dedicarono i fan degli AC/DC alle Vibrazioni ad Udine qualche anno fa. Magari quel qualcuno potrei essere proprio io…

Per una volta vi voglio dare in anteprima il tema del prossimo post anche se ancora non l’ho deciso. O continuo a parlare di foto questa volta dei gatti o dell’Idiota (con la i maiuscola) che è sulla bocca di tutti a Firenze.
Ditemelo voi.
Dimenticavo, nessuno mi commenta.
Che vi odio tutti non riuscite proprio a scordarlo!

Ricordatevi che mentre qualcuna di voi starà entrando dentro questo blog, io starò entrando dentro qualcuna di voi.

Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato

Nonostante tutto,
Matte continua ad odiarvi.

Cheers…

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