Il ciclone 20 anni dopo

Ci sono dei momenti in cui uno vorrebbe dire
talmente tante cose che forse l’unico modo
per dirle tutte è stare zitto.

Ho sempre aspettato quel momento, ma ancora non è arrivato.
Ed è strano, dato che il picco della mia giornata è quando rientro a casa da lavoro, mi tolgo le scarpe, mi butto sul divano e chiudo gli occhi e per circa due minuti mi godo il silenzio totale delle mie quattro amatissime mura.
Ma mi garba chiacchierare.
A volte anche troppo.
È un paradosso, lo so, però non è colpa mia. Quando Dio, o chi per lui, stava distribuendo il silenzio, io ero in coda per il testosterone in eccesso.
E poi, quando decidi di scrivere e di avere un blog (anche se, purtroppo, non aggiornato come in passato) bisogna che tu abbia qualcosa da dire.
Continuo a sperare che quel momento arrivi presto e se riuscirò a proferire parola anche quel giorno beh, vorrà dire che lascerò il suono del silenzio a Levante Quarini e a Simon & Garfunkel.

Ieri sera, in Piazza Santo Spirito, si è festeggiato il ventennale dell’uscita de Il Ciclone. Cos’altro aggiungere a un film che ha fatto storia e che tutti avranno visto dalle trenta alle cinquanta volte, specialmente qui a Firenze.
Il Ciclone è l’Amici Miei della mia generazione.
Quando uscì nelle sale, nel 1996, riprese in pieno le parole che Pieraccioni pronuncia all’inizio del film: “Sì perché il ciclone, quando arriva, non è che t’avverte. Passa, piglia e porta via. E a te, ‘un ti rimane altro che restare lì, bono bono a capire che, forse, se ‘un fosse passato, sarebbe stato parecchio, ma parecchio peggio“, riuscendo ad entrare con impeto nel gergo colloquiale di chiunque se lo fosse goduto in sala.

L’idea di celebrare il ventesimo compleanno (eppure mi sembra ieri che andai con babbo, mamma, sorella e cugina al defunto cinema Ariston in Piazza Ottaviani) è stata una sorpresa, anche se l’anno scorso era stato fatto lo stesso con il quarantesimo anniversario di Amici Miei.
Ho subito pensato di andarci. Così come lo hanno pensato le due-tre mila (o forse di più?) persone che ieri sera ho incontrato in Piazza Santo Spirito.
Eppure, nonostante tutti i migliori propositi, Firenze ha perso l’ennesima occasione.
È oggettivo che a Firenze scarseggino gli eventi. O meglio, ad eccezione dei fochi di San Giovanni e della notte bianca il 30 aprile, non c’è mai un caxxo di niente da fare. Di conseguenza, quando viene proposto qualcosa di diverso dai soliti posti, la gente si riversa in strada più per curiosità che per reale interesse. Visto l’impatto che il Ciclone ha avuto, e continua ad avere a distanza di anni, era scontato che Piazza Santo Spirito fosse presa d’assalto. Infatti, lo scenario era più simile al prato di un concerto piuttosto che ad un cinema all’aperto.

Come tutti saprete, quando c’è un concerto di qualsiasi tipo, i fan più accaniti si presentano ai cancelli dello stadio fin dalla mattina per poter avere il braccialetto per il pit e vedere il proprio artista o gruppo preferito il più vicino possibile al palco. Se invece hai comunque il biglietto per il prato e per X motivi ti presenti cinque minuti prima dell’inizio non è che non vedi. Vedi da più lontano, certo, ma comunque vedi.
Ecco, ieri sera o andavi nel tardo pomeriggio a prendere i posti oppure caxxi tuoi.

Domanda logica fatta da coloro che hanno deciso di non andare: “scusa, ma in una piazza com’è possibile non vedere nulla?”.
Vi rispondo postando un’istantanea di Santo Spirito presa da Google Street View.
il cicloneCome potete osservare, c’è un simpaticissimo albero che copre la facciata della chiesa e indovinate dov’è stato proiettato il film?
Esatto, sulla facciata.
Quindi, anche per i quasi due metri come me, era impossibile arrivare con gli occhi a destinazione. Certo, potevo mettermi ai lati, ma ci sono locali e ristoranti con i tavolini all’aperto e in più, la maggior parte delle persone presenti era in Piazza perché “finalmente a Firenze c’è qualcosa di novo!”.
D’altronde, da sempre, e qui mi autocito: le persone più interessanti di Firenze sono i turisti.

Pensiero mio: non era meglio farlo al Visarno? O in Piazza Signoria? O all’Anfiteatro alle Cascine? O in un cinema all’aperto togliendo i seggiolini? O comunque in un qualsiasi posto senza “ostacoli”?
Resta il fatto, e lo ribadisco, che Firenze ha perso un’altra occasione.
È vero che ormai ci sono abituato, ma tutte le volte mi ci incaxxo perché, e lo sapete, non sopporto lo spreco di talento. Firenze ne ha tanto. Ha un potenziale infinito, ma continua a non saperlo sfruttare. O peggio ancora, crede di sfruttarlo dando ai fiorentini uno zuccherino extra ogni anno, giusto per tenere tutti buoni, sfornando cagate memorabili proprio come quella di ieri sera. Sarà un problema di inesperienza, di inettitudine o di superficialità ma il risultato finale, purtroppo, resta sempre lo stesso.
Legge di Murphy: “Se ci sono due o più modi di fare una cosa, e uno di questi modi può condurre a guasto o errore, allora prima o poi esso si verificherà“.

Perdonatemi, ma per quanto sia in perenne attrito con la mia città, sono fiorentino anche io e come tutti i miei concittadini, sono polemico per natura e ancora non è arrivato il momento di inizio post che tanto sto aspettando.

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