Keith Richards

E’ da un pezzo che non parlo di donne.
Sinceramente, sull’argomento non avevo molto da raccontare e mi dispiaceva. Parecchio.
Lunedì il tema della mia puntata alla radio era “coincidenze” e proprio mentre riflettevo sul fatto di non aver avuto più situazioni surreali e rincoglionite tra le mani, eccola.
Una storia bellissima.

Tutto inizia quasi un anno fa.
Ero a Milano ad un evento e conosco questa ragazza. Parliamo un po’ del più e del meno e delle amicizie in comune. Andre mi dice che secondo lui ci sta abbastanza agevolmente, ma lo sapete come sono fatto: a meno che non mi srotolino la lingua in bocca o non mi sgancino la cintura dei pantaloni, non me ne rendo conto fino a quando non lo fanno.
Non la vedo e non la sento fino ai primi di gennaio. Andre è a Prato per le vacanze di Natale ed insieme facciamo una diretta radiofonica da Officina Giovani, quando, abbondantemente in ritardo, arriva anche lei. E’ talmente fashion che sembra uscita da un vecchio catalogo della Postalmarket  e si atteggia come un’attrice sul red carpet del Kodak Theatre di Los Angeles, seppur la location fosse decisamente no global.
La facciamo intervenire e raccontare alcune cose e subito parla della facilità con cui riesce ad imbroccare squilibrati e del suo modus operandi.
Lascio la cosa in sospeso perché la riprenderò poi.

Terminata la diretta, ci facciamo qualche foto ricordo per immortalare la serata. Il povero fotografo deve ripetere gli scatti almeno quattro o cinque volte perché lei non è mai soddisfatta di come è venuta. Era una cosa che avevo notato sia su Facebook, sia su Twitter, sia, soprattutto, su Instagram. Spara più pose di Madonna nel videoclip di Vogue, anche se le sue Ferrari, Blue Steel e Le Tigre si possono tranquillamente chiamare con un unico nome.
Inutile che vi dica quale.
Eventualmente chiedetelo a Mugatu.
Soddisfatta delle foto, provo ad approfondire il discorso sugli squilibrati e sul modus operandi. Mi confessa che non sa come mai esce solo con uomini che in un modo o nell’altro la deludono. Addirittura, si lamenta sul fatto che il tipo con cui sta uscendo, di svariati anni più grande di lei, la sbaciucchia sempre senza lingua.
“Ma dove sono andati a finire i veri uomini?” ripete sconsolata.
L’età è uno dei punti fondamentali della questione. E’ di qualche anno più giovane di me, ma dimostra almeno il doppio degli anni che ha a causa di tante, troppe, rughe che le segnano il volto. Ha una linea glabellare in mezzo agli occhi che sembra Cannavaro, le zampe di gallina che si allungano ogni volta che sorride e due Autostrade del Sole che le scendono ai lati delle narici. La conoscete la mia fissazione nel dare soprannomi, più o meno delicati, alla maggior parte delle persone che conosco e, soprattutto, alle ragazze con cui esco.
Infatti, per me la tipa diventa Keith Richards.
Lo so, detta così sembra un mostro a due teste, ma credetemi, basta Photoshopparle le rughe perché per il resto, ha una più che discreta scocca.
Il suo modus operandi è simile, per non dire identico al mio vecchio way of life: è una ferma e credente sostenitrice della filosofia “one touch and run“. Infatti, gonfiando il petto rimarca più volte il fatto di uscire con gli uomini una volta soltanto, farci quello che c’è da fare, togliersi in una sera tutte le voglie e poi “bye bye and thank you“.
Vedetela come vi pare ma questa a casa mia si chiama classe.
Classe al 100%.

Erano i primi di gennaio e avevo appena concluso 366 giorni di castità. Di conseguenza, i miei ormoni erano ingestibili.
Andre, conoscendomi fin troppo bene, mi mette in imbarazzo chiedendole se mi avrebbe accompagnato ad un compleanno per far ingelosire la persona che in quel momento mi interessava. Lei accetta senza farselo dire due volte a patto di non prendere due schiaffi.
Penso: “Non vuole farsi segnare ancora il viso”. Sono proprio un fine umorista…
Riesco in un modo o nell’altro a convincerla a non venire. Non perché non mi avrebbe fatto piacere o perché non avrei voluto vedere le facce dei presenti nel vedermi arrivare accompagnato, ma perché certe situazioni mi imbarazzano molto di più di quanto non lo ero in quel momento. Nonostante non mi accorga di niente, comincio a pensare che Andre avesse ragione riguardo alla sua voglia di darmela, ma vado a casa senza chiederle neppure il numero di telefono. Se non sono sicuro al 100% non mi espongo. Né ora né mai!!!

Passano i giorni. Andre torna a Shanghai e qualche giorno dopo il suo rientro in terra cinese, mi inoltra questo WhatsApp:

kr

“Rigore è quando arbitro fischia” diceva Vujadin Boskov e in questo caso l’arbitro ha fischiato. E’ rigore! Netto, senza polemiche e senza neppure dover ricorrere alla moviola in campo che tanto voleva il prode Aldo Biscardi.
Una sera, quello che succede succede e arrivederci e grazie.
La serata perfetta per il mio post-castità.
Però non ho il suo numero.
Non importa.
C’è sempre Facemerd.
Le scrivo un paio di cazzate, lei risponde gaudiosa e felice e alla fine della conversazione aggiungo il suo numero nella rubrica. Ci mandiamo qualche messaggio, io la cerco, lei mi cerca, mi ascolta pure tutti i lunedì alla radio. Sembra tutto così facile. Troppo.
Infatti arrivano puntuali i primi inghippi.
Keith studia fuori Firenze e raramente scende per i fine settimana. Quando lo fa però trova sempre un modo per non farsi vedere. Una volta un compleanno, un’altra volta le amiche, poi una cena, un aperitivo, non è con la sua macchina, le cavallette, Gesù e la Madonna (intesa come la Signora Ciccone, la stessa delle pose nel video di Vogue).
E’ chiaro che piano piano smetto di cercarla.
Ogni tanto le scrivo e mi risponde a monosillabi. Quando mi risponde. Perché la risposta non è di serie, ma un optional. Le faccio le congratulazioni per la laurea e mi risponde a distanza di giorni con un semplice “grazie”. Troppo impegnata a guardarsi allo specchio e a farsi le foto con l’iPhone con la bocca a culo di gallina. Beh, infondo qual è una donna che oggi non si fa una foto allo specchio con la bocca a culo di gallina?

La sera prima della notte bianca le scrivo che, nel caso fosse stata a Firenze, mi sarebbe piaciuto salutarla per raccontarle di New York dato che mi faceva una testa tanta con New York. La risposta arriva dopo quasi una settimana. Dice che era convinta di avermi risposto. Butto l’ultimo, ultimissimo tentativo, chiedendole se le andava di fare due passi.
Lo so cosa vi starete chiedendo: come mai Matte ci insiste così tanto?
Non scordatevi che ero appena uscito da un Ramadan sessuale durato 366 giorni. Non so se mi spiego……
Keith, probabilmente in sala prove con gli altri Rolling Stones, ha continuato la sua fiera latitanza non degnandomi neppure di un suo caro monosillabo.
Ok, è vero che mi sarei fatto fare un chinotto anche dalla statua della Bocca della Verità, ma come dice sempre il vecchio Jack Burton: “basta adesso”.

I miei amici più stretti hanno provato in tutti i modi a farmi capire che non c’è bisogno di fare polemica sempre e comunque e che l’indifferenza premia più dei miei famigerati monologhi atomici. Hanno ragione e ne sono consapevole, però penso che l’indifferenza ed il silenzio siano una mancata occasione di dire quello che si pensa.
“Se argomenti bene non hai mai torto”. Seconda regola di Matte e direi che ho argomentato piuttosto bene….
E poi se non facessi polemica, cosa caxxo ci sarebbe da raccontare?

Non so se lo sapevi ma da circa tre anni, grazie a WhatsApp, Facebook, Twitter, iMessage, Viber, Skype e volendo anche Instagram comunicare tra gli smartphone non ha più un costo, se non quello dell’app nel caso fosse a pagamento. Oppure ci sono sempre i vecchi sms a venti centesimi o inclusi nei pacchetti all inclusive che danno con l’acquisto di un nuovo smartphone.
Detto questo, ognuno di noi ha determinate cose che non sopporta. Ammetto di averne parecchie, ma proprio non riesco a tollerare la maleducazione. Non ce la faccio a chiudere gli occhi e a lasciar perdere. Ogni volta che ti vedo connessa qui o su Whatsapp, mi da fastidio il fatto che tu faccia finta di niente. Te come chiunque conosco che si comporta come te. Mi va benissimo che tu mi dica che non ti piaccio, che non ti interesso, che sono brutto, che puzzo, che sei sposata, fidanzata, lesbica o quello che ti pare, ma bisogna che tu dica qualcosa. E’ una questione di rispetto, di carattere e di educazione e purtroppo le tre cose non si ottengono frequentando scuole fighe o scattandosi foto facendo le boccucce allo specchio. Quello che mi fa sorridere in tutto questo è che l’ultima volta che abbiamo parlato, cioè circa 5 mesi fa, sei stata tutto il tempo a lamentarti degli uomini. Cosa sempre più frequente al giorno d’oggi. Hai mai pensato che gli uomini che frequenti non ti vanno bene perché sono uomini e tu ancora non sei una donna? Dovresti provare con i ragazzini. Sai quelli che vanno ancora alle medie e che consumano flaconi di Topexan per farsi andare via i brufoli? Sono sicuro che con loro ti troveresti benissimo.
Mi bastava un semplice “scusa, non mi interessa”. Avresti fatto più bella figura e mi saresti sembrata una persona intelligente, cosa che attualmente non posso né pensare né dire. Mi è stato detto di farmi avanti perché non aspettavi altro e io l’ho fatto e vorrei ricordarti che non stiamo parlando di un fidanzamento o di un matrimonio, ma di un’uscita soltanto dato che, sempre dalle tue parole di circa 5 mesi fa, sei una che esce, fa quello che deve fare e poi arrivederci e grazie.
Ho trentun anni e sinceramente non ho tempo da perdere con le mocciosette viziate come te.
Oltre che maleducata sei pure chiacchierona. Il peggio del peggio.
Buona giornata, M.

Nonostante tutto quello che ho scritto e nonostante sia convinto che, a volte, bisogna offendere una donna per avere una sua risposta, Keith ha reagito nella maniera più intelligente e matura possibile, ovvero non rispondendomi, togliendomi dagli amici di Facebook e bloccando il mio contatto.
Probabilmente non mi ha mai voluto concedere quella “one night only” perché è un uomo e ha il pisello.
Se ce lo dovesse avere però mi sa che le mancano le palle.
E pensare che con Photoshop faccio i miracoli….
Anzi, ora che ci penso, non è che non me l’ha data perché mi ha scambiato per Mick Jagger?

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