La favoletta della buonanotte

C’era una volta una ragazza bellissima, che grazie ai potentissimi mezzi di comunicazione via web, ritrovò a distanza di quasi 13 anni il suo primo fidanzatino di quando andava alle medie.
Complice una conversazione di cinque ore abbondanti i pensieri della fanciulla cominciarono a diventare impuri e inspiegabilmente iniziò a cercarlo di continuo. Sms, telefonate, mail, non riusciva a non stare senza sentirlo. Viceversa lui non mosse mai un dito, lei era fidanzata da cinque anni e da due conviveva in cima ad una torre come la Principessa Fiona di Shrek, ciò nonostante non riusciva a non domandarsi cosa volesse da lui quando apparentemente sembrava avere tutto.
Una cena tra vecchi amici fu il pretesto per farli rivedere. Non si considerarono molto, l’imbarazzo era troppo, lui la fissava quando lei guardava altrove e viceversa. I loro sguardi si incrociarono soltanto un paio di volte ma furono sufficienti a far aumentare la frequenza dei loro contatti nei giorni a venire. Cominciarono anche a vedersi, non da soli, ma sempre con i loro due consiglieri per cercare di sconfiggere quell’imbarazzo che proprio non voleva lasciarli. Fino a quando, approfittando dell’assenza del fidanzato, decisero di passare una mattinata insieme, loro due, e scelsero il posto che tanti anni fa era stato testimone del loro primo bacio.
Parlarono, scherzarono, risero, in una parola sola empatia. Ma quel bacio che tutti e due aspettavano non ci fu, perché lui sapendo di non poterla avere come voleva decise di mordersi le labbra e di andarsene.
Lei non mollava. Sapeva che prima o poi lui avrebbe ceduto.
E così andò. Stava giocando una partita fondamentale per la stagione e lei appena tornata da una gita fuori porta con il fidanzato si presentò in palestra. Non fu un miraggio ne una visione, era veramente lei. Il giorno dopo fecero il bis sempre nello stesso posto della settimana precedente ma questa volta per paura che potesse scappare nuovamente lei lo baciò. Fu un bacio vero, profondo, carnale, insomma con la lingua, parecchia lingua.
Dopo quell’aggiornamento, le loro labbra non riuscivano più a staccarsi. Sembravano una coppia a tutti gli effetti addirittura approfittando dell’ennesima assenza del convivente (che col passare dei giorni era diventato coinquilino), lui sfidò i 90 gradini della torre e andò a trovarla, incurante del luccichio che proveniva dall’anulare della mano sinistra e delle mille fotografie che tappezzavano ogni spazio libero.
Dai baci si passò a qualcosa di più. Molto di più. Era tutto così surreale. Il repentino cambiamento e i continui litigi portarono il povero coinquilino a fare i bagagli ed abbandonare quello che per due anni era stato il suo nido d’amore. Appena saputo lui le disse che si sarebbe fatto da parte, perchè era giusto che lei se ne stesse un pò da sola per superare questo momento durissimo.
Era la cosa giusta da fare.
Ma chi lo dice che la cosa giusta sia sempre quella giusta veramente?
Ormai erano diventati indispensabili l’uno dell’altro e tenendo anche di conto che la donna per natura prima di cadere del tutto preferisce attaccarsi a qualsiasi cosa le stia vicina continuarono a sentirsi. Lei parlava di lui con tutti, amici, amiche, parenti dicendo di aver perso la testa e che dopo non so quanto tempo si sentiva veramente felice. Lo disse addirittura al suo omeopata, che tra una coda di rospo e una zampa di coniglio, le confermò che tutti i suoi malesseri e le sue paure derivavano dalla sua storia logora da troppo tempo.
Regali folli e parole sempre più importanti, quelle che tutti vorrebbero sentirsi dire accompagnavano ogni loro singolo giorno e finalmente quella fascetta all’anulare fu messa in un cassetto.
Finalmente era arrivato il loro momento.
Ma come nella migliore tradizione accadde qualcosa.
La loro prima discussione fece crollare la labile mente di lei. Quell’amore quasi giurato eternamente nel giro di quattro ore finì. Quei sensi di colpa che tanto aveva sbandierato al mondo di non avere arrivarono tutti insieme.
Come lui aveva previsto dall’inizio e quel convivente diventato coinquilino che era stato visto come una palla al piede asessuata ritornò ad essere l’uomo perfetto.
Lei, sempre più bella, cominciò a mostrare delle serie carenze celebrali che era riuscita a nascondere benissimo. Perchè si sa, ogni rosa ha le sue spine. Stanco della situazione che si era creata lui decise di farsi da parte nonostante il periodo passasse sempre più frequentemente White Christmas alla radio e nonostante avesse girato tutta la città per comprarle il quadro più bello che si potesse trovare. Non voleva più sentirla ma non fu molto convincente nel dirlo. E lei lo sapeva. Se ne fregò della sua decisione e lo chiamava lo stesso.
Si videro per scambiarsi i regali e dormirono insieme.
La mattina seguente era nato il Bambin Gesù e in preda ad un rimorso colossale fu lei questa volta a dirgli che voleva stare da sola a riflettere sulla sua decisione.
Finalmente un po’ di saggezza.
Che ahimè durò soltanto ventiquattro ore perchè la sera dopo erano nuovamente insieme. Per dimostrarle quanto ci tenesse a lei, lui le fece condividere il suo posto preferito. Fu un segnale per farle capire che lui c’era.
Ma nel mentre lui cercava di recuperare la situazione lei intanto cercava di recuperarne un’altra. Ma il coinquilino proprio non ne voleva sapere di riprendersela e di dividere nuovamente la torre.  Tra una lacrima e una notte in bianco decise di chiamare lui e finalmente di aprirsi, parlandogli di tutto. Lui cerco’ di essere il più obiettivo possibile, provò a farla riflettere, capire, ragionare anche se mentre lo faceva dentro di se pensava che non è possibile far ragionare una persona che se le urli in un orecchio in testa ci senti l’eco. Ma lei sembrava aver capito. Questa volta veramente. Lo ringraziò cosi tanto che accettò un invito a cena per il giorno dopo da parte del maidimenticatoexfidanzato. Lui si guardò sotto l’inguine, nelle zona pubica per intendersi, e si ricordò di avere due cose ciondolanti. La differenza tra loro due stava proprio li e non geneticamente parlando. Decise di chiudere tutto, questa volta per bene e sul serio, facendosi riportare quelle poche cose che erano rimaste nella torre e congedandola con discorsi piuttosto forti. Ogni azione provoca una reazione. Quindi prima di fare qualsiasi cosa bisogna pensarci. Pensare, che brutta parola.
La supplenza era finita.
Un professore non può mancare per più di novanta giorni consecutivi altrimenti per un discorso di continuità didattica il supplente deve restare fino alla fine dell’anno. Tutto questo entro il 30 di aprile quando si ha a che fare con una quinta altrimenti per tutte le altre classi i giorni possono essere 150.
Il caso ha voluto che proprio cinque fossero gli anni di fidanzamento.
La supplenza era finita.
Si sentirono nuovamente dopo qualche giorno e si videro per sbaglio a passeggio per le vie della città una sera facendo finta di non conoscersi.
Fin dal primo giorno lui ha sempre sostenuto che alla fine non sarebbe cambiato nulla e per quanto lei lo chetasse tutte le volte dicendole che si era lasciata e che aveva sconvolto tutta la sua vita per lui, non è cambiato assolutamente niente. Lui ha ripreso a fare quello che faceva prima mentre lei ha capito che il suo ex è l’uomo della sua vita ma che per il momento non ha alcuna voglia di riprendersela.
Per ora.
Per vivere finalmente infelice e contenta..
Come ogni favola che si rispetti anche questa ha la sua morale.
Eccola:
Alla fine tutti e due hanno perso qualcosa, lei un’occasione… lui tempo.
  • Ale

    Mmmmmmmmm, mi ricorda qualcosa…..