Perché io non posso?

Mary è una simpatica pecorella.
Vive mangiando la dolce erba del Tennessee insieme al suo gregge, con il suo adorato e fedele campanellino al collo, legato da un nastro rosso. Fa combriccola con Jenny, dal pelo lungo e dagli zoccoli smussati, Wendy che ama starsene sotto il sole e che beve soltanto acqua fresca e Shelly che comincia a belare a tempo di musica ogni volta che Joe, il pastore, porta lo stereo con le cassette di James Brown. Le giornate di Mary e del suo gregge trascorrono felici, tra lunghe camminate  per le praterie e qualche puntata verso le colline, dove si rilassano giocando a nascondino tra i boschi.
Durante una di queste escursioni fuori porta, Mary si distrae cercando di rincorrere una farfalla dalle ali colorate di verde e di arancione, perdendosi dal resto del gregge. Comincia a cercarli all’interno del bosco. Niente. Mary allora inizia a belare sempre più forte, con la speranza che Joe o qualcuna delle sue amiche ascolti il suo lamento. Niente. Continua a camminare, ciondolando da una parte all’altra, appoggiandosi con disperazione ad ogni tronco con la convinzione in cuore di dover passare la notte da sola, al freddo. Quando in lontananza sente dei gemiti. Sembrano delle grida ma non di dolore. Mary allunga le orecchie e si mette a seguire quei rantoli. Arrivata davanti ad una fitta schiera di cespugli, capisce che dall’altra parte ci sono delle persone. Non si fida degli altri esseri umani che non sono Joe. L’ultima volta che si era avvicinata ad un gruppetto di individui, questi erano dei cacciatori che volevano spararle per poi metterla in pentola e usare il suo manto come maglioni per l’inverno. I gemiti si fanno sempre più forti ed insistenti. Con molta cautela, stando attenta a non far suonare troppo il campanello che ha al collo, Mary decide di aggirare i cespugli e di passare all’esterno per vedere con i propri occhi chi sono quelle persone e quali sono le loro intenzioni. Nascondendosi dietro un vecchio albero dalla corteccia segnata dal tempo, Mary finalmente riesce a trovare un buon angolo visivo per poter assistere alla scena. Davanti a lei ci sono Joe ed una ragazza. Joe è vestito come sempre, con la sua salopette di jeans e la camicia rossa a quadri. Lei invece ha addosso i vestiti soltanto nella parte superiore, mentre i pantaloni e le scarpe sono in terra, ripieni di erba e sporchi di fango. E’ lei che sta gemendo, appoggiata con la schiena ad un tronco e con una gamba sollevata da terra a novanta gradi, con Joe che fa dei bruschi movimenti di bacino avanti ed indietro. Mary li guarda e non capisce che cosa stiano facendo. La ragazza sembra in difficoltà ma non fa niente per ribellarsi. Anzi, sembra che tutta l’intensità che ci mette Joe le piaccia eccome. Joe smette di fare quello che sta facendo. La ragazza lo guarda e gli dice: “Ancora”. Joe si avvicina e lei e le dice: “Mettiti a pecora”. Tutto il manto di Mary diventa crespo. Lei annuisce con la testa, si volta mettendosi a quattro zampe tra i rami caduti e le foglie secche. Joe le si inginocchia dietro, la prende per i fianchi e ricomincia con il movimento di bacino, così come la ragazza ricomincia a gemere. Ed è proprio in questo momento che Mary comincia a capire. Stanno facendo l’amore. Sballottata per la visione, Mary scappa, provocando un rumore di cespugli smossi e, soprattutto, il rumore del suo campanello che comincia a suonare come le campane di una parrocchia prima della celebrazione della messa. Joe e la ragazza si impauriscono. Joe la allontana a se rimettendosi in piedi così come la ragazza riprende i pantaloni lasciati a terra e se li rimette più in fretta che può.
Joe riconosce quel suono. Sono cinque anni che fa da pastore allo stesso gregge e ormai ha imparato ad identificare ogni singola pecora da ogni loro campanello. “Mary sei tu? Mary?”
Mary non si ferma. Continua a correre senza voltarsi aumentando il passo, stando attenda a non urtare né con gli zoccoli né con la testa tutti gli ostacoli che trova nella sua corsa. Joe, non vedendo la sua pecorella arrivare, non si da per vinto e comincia a correre, cercando di non perdere il suono del campanello, aiutandosi guardando in terra con le impronte degli zoccoli lasciate da Mary. Arrivata davanti ad una scarpata, Mary è costretta a fermarsi. Si guarda intorno ma l’unica cosa che può fare è tornare indietro. Ed è proprio a metà tragitto che lei e Joe si ritrovano l’una davanti l’altro.
“Mary! Ma che ci fai qui? Le altre sono già tornare alla fattoria da almeno un’ora”
“Beeeeeeeeeeeeeeeee”
“Andiamo su, che ti riporto dalle tue amiche”.
Joe accarezza Mary lungo tutta la schiena. Mary si ritrae ma alla fine resta a farsi accarezzare. Vuole bene a Joe e Joe considera Mary una delle sue preferite. Arrivati alla fattoria, Joe ricongiunge Mary alle altre pecore, chiude il recinto e se ne va a letto, ricordando loro che la sveglia era come sempre alle sei.
“Ma dove eri finita? Ci hai fatto stare in pensiero tutto il pomeriggio?” le domanda Shelly.
“Ha ragione, dov’eri andata? Mary non lo fare mai più che ci prende un infarto!” aggiunge Jenny.
“Scusate, stavo seguendo una farfalla e mi sono persa”.
Durante la notte, Mary non riesce a dormire. Non fa altro che pensare a quello che ha visto e a Joe che dice alla ragazza di mettersi a pecora. Dopo aver osservato per troppo tempo la luna più piena del solito ed ogni scintillante costellazione, Mary decide di svegliare Wendy con due zoccolanti carezze.
“Ehi, che succede? Non riesci a dormire?”
“No… Ho troppi pensieri stanotte?”
“Ne vuoi parlare?”
“Se ti va”
“Certo che mi va, altrimenti non te l’avrei chiesto”
Mary si avvicina a Wendy, cercando di tenere la voce più bassa possibile per non disturbare e per non farsi sentire dalle amiche né da tutto il gregge.
“Nel pomeriggio, mentre mi sono persa nel bosco e stavo cercando la strada per ritornare alla fattoria, ho visto una cosa e….. e…… ci sono rimasta male”.
“Beh, me lo immagino se ti tiene sveglia alle tre di notte. Che hai visto?”
“Ho visto Joe insieme ad una ragazza”.
“E che male c’è? Sarà stata Bonnie, la sua fidanzata”.
“Non è quello. E’ che li ho visti fare all’amore”.
“E che male c’è? E’ la sua fidanzata. Mi sembra una cosa normale. Anche gli uomini lo fanno quando si vogliono bene”.
“Sì, lo so. Ma mentre lo facevano Joe le chiesto di mettersi a pecora”.
“A pecora? Che significa?”
“Praticamente la sua fidanzata si è messa in ginocchio appoggiando le mani a terra e Joe, da dietro, l’ha presa per i fianchi”.
Anche Wendy come Mary entra in crisi. Le parole di Mary stanno suscitando dentro di lei un senso di sgomento.
“Non capisco cosa tu stia cercando di dirmi”.
“E’ tutta la sera che ci penso. Perché gli umani possono farlo in più modi e noi in uno soltanto?”.
“Non lo so Mary, non saprei proprio che dirti”.
“Addirittura hanno una così ampia scelta che hanno chiamato una posizione a pecora perché è così che lo facciamo noi. Perché una donna può fare la pecora ed io non posso fare la donna?”
“Non lo so Mary te l’ho detto. E poi non sono ragionamenti da fare alle tre di notte, vanno fatti che ne so, di pomeriggio, o a metà mattinata quando si ricomincia a carburare”.
Mary sapeva che Wendy non le sarebbe stata d’aiuto. Era solo una viziata amante dell’acqua di ruscello e che approfittava di ogni singolo raggio di sole pur di abbronzarsi il manto. Erano amiche certo ma amiche di pascolo. Non si erano mai ritrovate a dover affrontare discussioni così complesse. Mary le diede la buonanotte, Wendy si girò dall’altro fianco e dopo qualche secondo si addormentò nuovamente come se niente fosse successo. A Mary venne voglia di svegliare anche Shelly e Jenny per raccontare anche a loro quello che aveva visto. Ma le lasciò dormire. Aveva il timore che anche loro non potessero capire la gravità della cosa. Si rannicchiò nuovamente a terra ed iniziò a contare le pecore che erano con lei dentro il recinto. Una volta Joe disse che gli uomini quando non riescono ad addormentarsi fanno così. Contano le pecore.
Una pecorella… Due pecorelle…. Tre pecorelle…. Quattro pecorelle…. Cinque pecorelle…. Sei pecore…lle…. Sette pe…cor…elle…. Ott………
La mattina, Joe puntuale come suo solito, spalancò l’entrata lasciando filtrare la luce dentro il recinto, svegliando tutto il gregge. Dopo la nottata, Mary aprì gli occhi con un tremendo mal di testa. Le pecore scattarono in piedi ed uscirono subito di corsa, fermandosi da Joe che mise ad ognuna il suo collarino colorato col campanello. Mary arrivò ciondolando, a fatica teneva gli occhi aperti e non aveva un grande equilibrio.
“Mary! Sei sempre l’ultima! Che c’è piccola mia, non hai dormito bene?”
“Beeeeeeeeeeeeeeeee”
“Dai su, adesso ti metto il tuo collarino e poi ti porto a mangiare l’erba alta che ti piace tanto. Sei contenta?”
“Beeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee”
Joe guidò il gregge fino al pascolo, guardandole attendo mentre facevano colazione. Mary ancora non aveva messo in bocca niente. I pensieri le avevano chiuso anche lo stomaco. Wendy si avvicinò a lei.
“Come stai? Sei riuscita poi a dormire?”
“Sì ma è stata comunque una notte difficile. Stamani sono tutta rintronata e mi fa un gran male la testa”.
“Senti, per quella cosa che mi hai detto ieri sera, che cosa pensi di fare adesso?”
“Ancora non lo so, anche se ho una mezza idea”.
“Non mi anticipi nulla?”
“Ti dico solo che mi farò aiutare da Billy”.
“Da Billy?”
Billy era il campione dei montoni. Quello per cui tutte le pecore impazzivano quando lo vedevano. Sia per la sua corporatura robusta, sia per il suo carattere ribelle. Ormai si era perso il conto di tutte le volte che Billy aveva provato a scappare. Anche se, purtroppo per lui, ogni sua fuga era stata bloccata sul nascere. Solo una volta ci andò vicino sul serio. Peccato che dopo aver abbandonato il gregge per due giorni, si fermò a fare conquiste nel gregge di Roger, il cugino di Joe, che dopo averlo riconosciuto lo riportò dal suo proprietario. Billy e gli altri quattro montoni pascolavano sempre ad orari diversi rispetto al gregge femminile. Joe aveva paura che né maschi né femmine sapessero resistere agli altri.
“Che cosa vorresti fare con Billy?” le domandò Wendy.
“E’ o non è il campione?”
“Ma Mary, sei sempre stata alla larga da quello”.
“Lo so, ma a volte si cambia”.
“E come pensi di fare?”
“Se le voci su di lui sono vere mi basterà poco”.
La sera, Mary aspettò fingendo di dormire, che tutte le pecore si addormentassero, dopodiché aprì, stando attenta a non farsi sentire, la porta del recinto e con passo furtivo si recò verso il recinto dove dormivano i montoni. “Billy… Billy” iniziò a sussurrare “Billy, vieni fuori!!”
Billy non si fece attendere e si affacciò al recinto.
“Che cosa vuoi Mary?” le chiese con fare minaccioso.
“Ho bisogno di te. Devi farmi un favore”.
“Non ci penso nemmeno” brontolò Billy “a quest’ora poi….”
“Dai Billy, ti prometto che non te ne pentirai”.
“Sai che non faccio mai niente per niente. Se io ti faccio questo favore che cosa ottengo in cambio?”
“Non hai capito, facendomi questo favore otterrai proprio quello che vuoi ottenere! A meno che la grande abilità di Billy non sia solo una leggenda….”
Mary era una delle poche rimaste del gregge femminile che Billy non si era ingroppato. Accorgendosi che aveva la strada spianata per raggiungere il suo obiettivo, ovvero farsele tutte dalla prima all’ultima, iniziò a compiacersi di se stesso e delle sue abilità seduttive. C’era solo un ultimo problema.
“Ma come faccio ad uscire da qui? Lo sai che Joe ci chiude dentro tutte le volte perché ha paura che qualcuno di noi possa scappare durante la notte”.
“Non ha paura di qualcuno di voi, ha paura di te”.
“Beh, sai, ormai ho un certo nome….”.
“Ed è proprio perché hai un certo nome che dicono che dormi vicino alla finestra perché devi essere sempre pronto a scappare. O è una leggenda anche questa….”
Colpito nell’orgoglio, Billy sussurra a Mary di aspettarlo. Mary sente dei rumori provenire all’interno del recinto e mentre si chiede in che modo Billy possa uscire da lì dentro, Billy è fuori come se non fosse mai entrato.
“Ma… come hai fatto??”
“Non esistono leggende sul grande Billy!”
Wendy arrossisce, cedendo anche lei al fascino magnetico di Billy. Gli chiede di seguirlo senza fare domande. Billy annuisce e le va dietro. I due si fermano al primo albero lontano dalla fattoria che trovano.
“Voglio fare l’amore con te”.
“Hai scelto la persona giusta”.
“Per questo voglio farlo con te”.
Billy si stava già immaginando il suo ritorno nel recinto e l’aggiunta di una nuova tacca sulla sua personale stecca quando Mary gli spiegò le sue condizioni.
“Però voglio che tu sappia che non voglio farlo come sempre”.
“Ah no e come vorresti farlo allora?”
“Voglio farlo a donna”.
Billy sgranò gli occhi.
“Che significa voglio farlo a donna?”
“Che non voglio farlo come sempre. Voglio farlo in piedi, o tu sopra e io sotto. O io sopra e tu sotto”.
“E’ così che lo fanno le donne?”
“Sì, tutte, dalla prima all’ultima”.
“Ma io non ne sono capace di farlo ad uomo”.
“Non ti preoccupare, tu vienimi dietro e fai quello che ti dico”.
Billy annuì ancora con la testa. Mary appoggiò la schiena contro l’albero ed alzò la zampa destra. A differenza delle donne era più avvantaggiata perché ce l’aveva già a novanta gradi. Billy si avvicinò a lei alzando le due zampe e appoggiandole sul tronco. Mary era pronta. Billy anche. Dal manto sbucò l’organo del montone che era già parecchio eccitato perché stava per provare una cosa nuova. Mary, vedendolo, capì perché Billy era considerato il campione. Si augurò di non sentire troppo male. Chiuse gli occhi mentre sentiva che Billy stava cercando di penetrarla, rilassandosi definitivamente. Ci stava riuscendo, anche lei stava facendo l’amore come una donna. Ma appena Billy iniziò ad andare in su e giù, gli zoccoli gli scivolarono dal tronco facendolo cadere.
“Che è successo?” chiese Mary.
“Non ci riesco, sto troppo scomodo e non riesco a tenermi”.
“Ma come non ci riesci? Non eri il campione!?! Dai riproviamoci”.
Billy si avvicinò ancora e ancora cadde a terra appena provava ad aumentare il numero dei colpi.
“Mary non ci riesco!”
“Perché non ti impegni abbastanza! Forse perché non sono una di quelle pecorelle svanite che ti sei ingroppato”.
“Ma che c’entra… Non ci riesco, te l’ho detto, mi scivolano le mani e mi sento scomodo”.
Mary lo mandò a quel paese.
“Sarà colpa della resina… Ok, non perdiamoci d’animo, proviamo in quest’altro modo.”
Mary si sdraiò schiena a terra con gli zoccoli alti.
“Dai su, vieni qui sopra di me….”
Billy fece per scendere ma prese in pieno muso uno dei due zoccoli anteriori di Mary.
“Che cazzo! Stai attenta però”
Billy non aveva perso l’eccitazione nonostante l’imprevisto del tronco scivoloso e della zoccolata sulla faccia. Al momento di penetrarla, Mary si girò di scatto da un lato.
“Che è successo?” le chiese Billy.
“Niente… E’ che faccio troppa fatica a stare con la schiena ferma. Mi fanno male le costole e mi viene naturale piegarmi da una parte o dall’altra”.
“Cristo santo e ora come facciamo??”
“Non ti preoccupare, resisterò. Dai tornami sopra”.
Billy ci provò ancora ma il muso di Mary era tutt’altro che rilassato. Sembrava proprio che stesse piangendo.
“Mary… Tutto bene?”
“No.. Scusami, ma non ci riesco sento troppo male!”
Mary spostò di fianco e tornò nella sua classica posizione.
“Mary, che facciamo adesso?”
“Non lo so Billy. Non lo so proprio… Potresti metterti giù tu ed io venirti sopra..”
“Mary, non voglio contraddirti ma apparteniamo entrambi alla famiglia degli ovini, credo proprio che lo stesso problema che hai tu lo avrei anche io”.
“Hai ragione, non ci avevo pensato… Allora come possiamo fare?”
“Beh… scusa ma non potremmo farlo…”
“A pecora?”
“Che significa a pecora?”
“Vuoi mettermi a pecora ammettilo!”
“Mary non so che cosa voglia dire…..”
“Lo sai benissimo invece! Vuoi farlo come l’hai sempre fatto con tutte e come l’ho sempre fatto io!”
“Ma è l’unico modo in cui possiamo farlo….”
“Questo lo dici te, campione dei miei stivali. Non vali niente!!”
Mary lasciò il povero Billy, umiliato e sconfitto, da solo e se tornò a zampe levate verso il suo recinto. Billy era frastornato. Farlo a pecora? Che voleva dire? Ma soprattutto perché Mary si era così impuntata sul farlo a donna? Scuotendo la testa arrivò davanti al suo recinto, rifece pari pari il suo percorso di fuga e se ne tornò a letto. Prima di chiudere gli occhi e di addormentarsi pensò:
“Cazzo! Visto che c’ero potevo scappare! Ma non mi è proprio venuto in mente..”
La mattina dopo Mary ed il suo gregge stavano facendo colazione, mangiando l’erba, quando, trascinato da un ragazzo nuovo, passò accanto a loro il gregge dei montoni. Appena Billy la vide, chinò il capo e continuò la sua andatura seguendo il branco. Wendy, curiosa, si avvicinò a Mary:
“Allora, com’è andata ieri sera?”
“Male Wendy, molto male..”.
“Ma come male? Quindi tutte le leggende su Billy sono solo leggende?”
“Beh sì, è uno che sa farlo solo a pecora…”
“Perché scusa tu come lo vorresti fare?”
“A donna!”
“Mary, ancora con questa storia! Ascoltami, lascia perdere, lascialo fare alle donne da donna e a noi a pecora..”
“No! Se una donna riesce a farlo a pecora io voglio riuscire a farlo a donna!”
“Mary, io non so più che dirti…”
“Non devi dirmi niente. Ieri sera ho perso una battaglia ma non ho perso la guerra. Ho già trovato un’idea….”.
“E chi sarebbe il fortunato? Non dirmi un altro dei montoni perché dalle voci che girano non sono questo granché. E se non ci sei riuscita con Billy, dubito che tu ci possa riuscire con uno di quei rammolliti”.
“Infatti, io non ho parlato di montoni…”