Tinderella Man vol. 2

Tutti meritano una seconda opportunità,
ma non per lo stesso errore.

Prima di iniziare il post, volevo spiegare il motivo per cui ho deciso di cambiare dominio. Citazione del più bel film di sempre a parte.
“Matte, non sapevo che avessi un blog. Come si chiama?”.
The Hardboiled“.
“Ah… E come si scrive?”.
“Vu vu vu punto, tì, acca, e, acca, a, erre, dì, bì, o, i, elle, e, dì, punto net”.
– Il giorno dopo –
“Ehi, sei stato a vedere il mio blog?”.
“No Matte. Scusami, ma non mi ricordavo come si chiamava”.

Con questionediriflessi il problema non si pone.
No?

Nell’avveniristico universo delle app per smartphones, Tinder è senza dubbio The Lady.
E non è di certo un complimento, dato che ho preso come riferimento l’emozionante webserie “scritta” e “diretta” da Lory del Santo, ovvero l’apoteosi assoluta del trash. Una roba che è riuscita a far passare Dreamland – La terra dei sogni di Sebastiano Sandro Ravagnani come un film d’autore.
Devo ammettere una cosa: Tinder mi incuriosisce. E pure tanto.
Probabilmente perché non capisco lo stato emotivo con cui un uomo o una donna si iscrivono ad un social network così idiota.

“Sono uscito con una che ho conosciuto su Tinder”.
“E com’è andata?”.
“Bene, me l’ha data dopo un paio d’ore”.
“Per forza, le donne sono tutte puttane”.

“Sono uscita con uno che ho conosciuto su Tinder”.
“E com’è andata?”.
“Male, mi sono fatta riportare a casa dopo un paio d’ore”.
“Per forza, gli uomini pensano solo a scopare”.

Eppure, nonostante questo loop continuo che riecheggia nelle orecchie più della fastidiosissima voce di Jovanotti, da quello che sento dire a giro, arrivare al contatto tra mucose è di una semplicità unica. Almeno così dicono.
Il che è un controsenso perché non spiegherebbe tutte le lamentele.
Non trovate?

In realtà, la psicologia che c’è dietro a Tinder mi è fin troppo chiara ed è il triste specchio della società odierna: sessi opposti che cercano entrambi la stessa cosa, ma che fanno di tutto per non trovarla, lasciando “parlare” una foto piuttosto che tutto il resto. Oggi conta soltanto l’apparenza. Se c’è altro meglio, ma comunque non è d’aiuto.

Così, dopo il primo tentativo ovviamente documentato e più fallito dell’invasione sovietica da parte delle truppe napoleoniche, ho deciso di reinstallare l’applicazione. Nick Hornby in Alta Fedeltà scrisse che a Noi, che assorbiamo emozioni dalla mattina alla sera, non ci basta essere semplicemente contenti. Dobbiamo essere o disperati o al settimo cielo e quando la mia instabile autostima va in tilt per qualche giorno, devo trovare una puntura d’adrenalina “alla Mia Wallace” che la faccia tornare immediatamente ad un livello adeguato.

Inizio a mettere likes a tutte. Pure a quelle che hanno avuto una punizione fin troppo severa da Madre Natura e a differenza della precedente esperienza, ricevo un filotto di apprezzamenti che, sinceramente, non mi aspettavo di avere anche se ho messo le uniche quattro foto dove sembro uno pseudo figo.
L’apparenza.
L’APPARENZA!

Sono in autostrada di ritorno da lavoro quando mi appare un pop up: “CENSORED ti ha inviato un messaggio”.
Mi viene da ridere e mi prendo un po’ di tempo per leggere il classico “ciao” di inizio conversazione. Rientro a casa, mi faccio la cena, mangio e quando sono seduto sulla tazza decido che il bagno e la mia posizione sono perfette per svelare il mistero.
“Siamo così vicini e ancora non ci siamo scritti?”.
La Signorina ha omesso i convenevoli ed è partita diretta.
Vado a vedere il suo profilo e leggo la descrizione: “CENSORED, anni 34, mi piacciono i cani e la musica e sono alta 1,78. Buona caccia”.
È una che sinceramente non dovrebbe avere problemi a rimorchiare, ma ben più del suo aspetto e di quel buona caccia finale, c’è una cosa che mi colpisce: il suo essere vicino, in realtà, è a circa 80 km da Brozzi.
“Vabbè” penso, “a scuola non brillava in geografia”.
Infatti rispondo dicendole proprio questo.
Lei mi chiede dove abito.
“A Firenze”.
“Io a Pisa”.
“Proprio vicino non è”.
“E dai, in meno di un’ora ci sei. Che sarà mai?”.
La Signorina non può sapere che 80 km me li faccio per cinque volte la settimana e che quando sono a casa piuttosto che montare in macchina e guidare, mi farei torturare con l’elettroshock ai capezzoli.
Sto per scriverglielo, ma mi anticipa.
“Quanto sei alto?”.
Ammetto che non riesco a decifrare il suo approccio, ma almeno non è banale.
“Più o meno 1,95”.
“Ti amo di già. Aggiungimi su Facebook, mi trovi come CENSORED“.
Ok, o ha un’arsura vaginale da tempi immemori, il che mi sembra strano, oppure è totalmente cretina.
Inoltre, il cognome è una sorta di soprannome che mi fa pensare di avere a che fare con un’escort di alto borgo.
Voglio vedere dove vuole arrivare e l’aggiungo.
Guardo un paio di foto e capisco che il nome d’arte il marchio di una linea di borse di sua proprietà e mi dispiace perché mi smonta subito l’idea della escort.
Passano alcuni minuti e mi scrive.

Ecco, ci sono dei momenti in cui scrivere bene non è sufficiente ed è proprio in quei momenti che uno screenshot vale più di mille parole.

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La verità di solito sta sempre nel mezzo, ma in questo caso ho la conferma che il suo problema non è l’arsura vaginale. È semplicemente cretina. Ma cretina forte.
Ecco, vi devo confessare che quando mi trovo davanti una persona cretina, ho delle serie difficoltà nel rapportarmi ad essa, ma invece che tirare fuori la mia parte peggiore, mi esce quella migliore. Quella per cui non dovrei avere abbassamenti di autostima.
Anche in questo caso, uno screenshot vale più di mille parole.

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Mi dicono che sono un provocatore.
Che mi piace stuzzicare e fare polemica anche quando non c’è bisogno di farla, ma quando tiro fuori la mia parte migliore, chi ho davanti reagisce sempre nello stesso identico modo: prima va in difficoltà e poi comincia ad annaspare cercando parole sparse per provare a controbattere, sapendo però che non saranno sufficienti per “difendersi” da un altro mio “attacco”, arrendendosi al fatto che davanti a se a qualcuno che ne sa di più. L’unica sua salvezza è quella di chiudere la bocca (o smettere di scrivere) e di scappare.
Il più lontano possibile.
Il più lontano possibile da me.
Che poi, sinceramente, saperne più o meno è irrilevante.
Se argomenti bene, non hai mai torto.

Quindi, amici e nemici miei, e mi riferisco proprio a Voi che assorbite emozioni da mattina alla sera, non lasciate che la vostra autostima vada in tilt e se per caso dovesse succedere fate come me: un pomeriggio su Tinder e tutto tornerà come prima.
Forse anche meglio.

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