Top 5: calciatori delusi

Dovete sapere che ogni volta che faccio una top 5 entro sempre in crisi.
Quando penso ai nomi da inserire sono sempre combattuto. Perché tutte le mie classifiche, da sempre, sono divise in due: c’è la parte razionale dove provo ad essere obiettivo non lasciandomi influenzare da niente e da nessuno e poi c’è la parte romantica e lo dice la parola stessa. Pur sembrando sempre molto razionale, specialmente andando in là con gli anni, è la parte romantica ad avere il sopravvento. Quando ad esempio il venerdì sera al Trash parliamo di giocatori NBA, ovvero per la maggior parte della serata, i miei occhi brillano molto di più se sento pronunciare Tracy McGrady piuttosto che Larry Bird. Sembra assurdo, lo so e lo capisco, ma è più forte di me.
Fare una top 5 di calciatori delusi per me è quasi un suicidio. In anni di PES prima e Fifa poi, con Football Manager (o Scudetto) come costante, ho sempre costruito le mie squadre (di solito Copenhagen a PES e Liverpool e Notts County a Fifa e Football Manager) intorno ai giocatori da rilanciare.
Apro una parentesi sul Notts County conosciuto unicamente per aver regalato le divise alla Juventus (a proposito, sono 31 sul campo) che ha fatto del bianco e nero i propri colori. Con questa parentesi forse vi resterà più semplice capire la mia componente romantica.
Il Notts County è il club più antico del mondo. Fu fondato nel 1862, un anno prima della Football Association. Se andate a vedere il suo palmares (o il palmeiras come disse un mio ex presidente), il Notts County ha vinto soltanto una Coppa d’Inghilterra nel 1894, 32 anni dopo la sua fondazione.
Già questo dovrebbe intristire i vostri cuori.
Ma il peggio deve ancora venire.
La prima Premier League è datata 1888, 26 anni dopo. Ecco, pensate che questi poveretti, essendo il club più antico del mondo, hanno giocato per 26 anni tra di loro e basta. Una tristezza unica. Quando finalmente la F.A. decise di creare una lega con altre 11 squadre raccattate alla meno peggio per l’Inghilterra, il Notts County che vantava un allenamento lungo 26 anni sapete come si è classificato?
Penultimo.
Perdendo addirittura per 9-2 contro l’Aston Villa e per 7-0 contro il Preston North End e riuscendo a retrocedere nel 1893.
E’ una storia troppo triste per essere vera ma credetemi è andata veramente così.
Adesso il povero Notts County naviga a metà classifica in League 1, l’equivalente della nostra C1.
Come si può, indipendentemente dal colore delle loro maglie, non rilanciare una squadra con una storia così deprimente?

Il termine “deluso” ha un miliardo di sfumature. Per me, abbinato ad un calciatore, il vero deluso è colui che sembrava promettere la Luna ma che in realtà di punto in bianco, non sapendo neppure il perché, è entrato in un processo involutivo da cui non ne è più uscito. Mi viene in mente il mio pupillo quando prendevo il Copenhagen a PES: Sebastian Deisler, centrocampista centrale o laterale destro del Bayern Monaco dei primi anni del terzo millennio. Era in assoluto il mio primo acquisto a cui costruivo intorno la squadra. Immediatamente gli davo la fascia da capitano. Gli facevo battere, punizioni, rigori, falli laterali, calci d’angolo. Tutto. Dovevo sempre trovare il modo per renderlo felice poiché il talentuosissimo Deisler aveva non pochi problemi. Si infortunava di continuo e a causa dei suoi infortuni in sequenza ha saltato sia il Mondiale 2002 sia gli Europei 2004. Per colpa della sua fragilità è entrato in depressione e ci è rimasto, ritirandosi dal mondo del calcio a soli 26 anni.
Deisler… Deluso vero.

Bene, dopo questa premessa lunga un chilometro direi che posso cominciare con la top 5:

  1. Kakà. Siamo davanti ad un caso più unico che raro. Passare da essere uno dei trequartisti più forti di ogni epoca, con tanto di Pallone D’Oro stravinto su Cristiano Frocialdo, a non riuscire più nemmeno a correre. O meglio, non corre più perché come fa uno scatto si stira ogni muscolo delle gambe e a volte anche peggio. Com’era quando partiva in progressione palla al piede? Uno spettacolo. Che caXXo gli sarà successo? Fu pagato solo 67.2 milioni di Euro. Spese poco il Real durante quella sessione di calciomercato: 94 per Frocialdo e 35 a testa per Benzema e Xabi Alonso. Dal momento in cui Riccardino (come lo chiamavano a Milanello) ha indossato per la prima volta la maglia dei Blancos, tutte quelle cose spaziali che faceva al Milan sono diventate un ricordo, toccando il punto più basso sbagliando un rigore nella semifinale dello scorso anno contro il Bayern. E’ vero che ha avuto diversi infortuni ma non giustifichiamo sempre il regresso di un calciatore con questa scusa. Secondo me è colpa della maglietta con scritto “I BELONG TO JESUS” che ha sempre portato sotto la maglia da gioco e che, un tempo, faceva vedere ogni volta che segnava ed esultava alzando le braccia al cielo ringraziando il Signore. Da quanto è diventato scarso gli hanno preferito Ozil, uno che è sempre stato parecchio scarso. Doveva essere il padrone della trequarti madridista invece da circa tre anni è diventato il padrone dello stesso seggiolino della panchina blanca al Bernabeu. Ho letto che paga anche l’affitto di quel posto. Si sa, i calciatori sono molto scaramantici.
  2. Fernando Torres. Quanto bene gli ho voluto… A 18 anni esordisce nell’Atletico Madrid. A 19 ne diventa il capitano. Segna in tutti i modi possibili: destro, sinistro, testa, da fuori area, di rapina. E’ una vera macchina da gol. In sette stagioni con i Colchoneros è per sette anni capocannoniere della squadra. I miei ragazzi di Anfield lo acquistano nel 2008 spendendo un bel po’. Ma i risultati si vedono. In 116 partite giocate segna 72 gol. Una media spaventosa. Arrivano i Mondiali 2010 dove alla vigilia è visto come uno dei grandi protagonisti e, nonostante la Spagna vinca il Mondiale, riesce a non segnare nemmeno una rete. Da quel Mondiale in poi il baratro. Inizia la stagione al Liverpool ma si vede che qualcosa non va. Non è più il Niño che veniva osannato nella Kop. Roman Abramovich, uno che in dieci anni di Chelsea ha speso solo più di due miliardi di Euro e che di pallone ne capisce proprio poco, durante il mercato di gennaio decide di acquistarlo in tutti i modi nonostante il Niño non sia neppure il lontano parente di quello che conoscevamo tutti. Paga 58,5 milioni di Euro e lo porta a Londra, imponendo a tutti gli allenatori del Chelsea di farlo giocare titolare sempre e comunque. Nella prima metà stagione segna la bellezza di un gol. A Londra lo odiano dal suo arrivo perché l’idolo di Stamford Bridge (Drogba) deve stare in panca a causa sua. Tutta l’involuzione di questo ragazzo con la faccia da bambino è nel gol sbagliato contro lo United (video). Questi sono i suoi numeri in maglia Blues: esclusa la stagione in corso che deve ancora finire siamo a 12 gol in 68 partite. Anche Johnny Mason nella New Team riusciva a fare di meglio. Recentemente l’hanno visto pascolare per lo Stamford Bridge con una maschera. Anche io fossi in lui mi vergognerei e pure tanto.
  3. Adriano. Non ci troviamo davanti ad un deluso ma ad un vero eroe. La storia di Adriano sembra la trama di un film. Viene comprato appena diciannovenne dai Prescritti che lo acquistano dal Flamengo e durante un’amichevole estiva contro il Real segna su punizione rischiando di spaccare la rete (video). I Prescritti capiscono di avere davanti un super talento. Adriano si ripete alla terza di campionato dove segna il gol vittoria in pieno recupero contro il Venezia. Viene mandato in prestito alla Fiorentina e, pur retrocedendo, fa vedere di essere un fenomeno assoluto. L’anno dopo torna alla base e viene acquistato dal Parma in comproprietà. Nei due anni gialloblù è devastante. E’ il prototipo dell’attaccante moderno: tecnico e inarrestabile fisicamente. Ritorna dai Prescritti a causa della crisi economica del Parma e continua a spaccare le reti in ogni modo possibile. Ma proprio quando le porte dell’Olimpo del calcio gli si stanno aprendo, l’Imperatore capisce che ci sono altre cose molto più interessanti del pallone: la fica e la birra. E’ l’inizio della fine. Cade in uno stato catatonico e comincia ad ingrassare a dismisura (foto). Col tempo sono venute fuori dichiarazioni di suoi compagni di squadra che hanno confessato che a volte la società non lo faceva allenare perché si presentava alla Pinetina ubriaco mezzo. Finisce ai margini della squadra. Viene mandato in prestito al San Paolo dove nonostante la pancia qualche golletto riesce a farlo (in Brasile segnerei anche io…). Torna ancora dai Prescritti ma si scorda di spostare le lancette dell’orologio col fuso orario italiano. Arriva sempre in ritardo agli allenamenti cosa che Mourinho non prende benissimo non facendolo più giocare. Va in nazionale e sparisce per qualche giorno. Quando riappare (probabilmente dopo aver finito tutte le pinte che aveva sul banco) annuncia uno pseudo ritiro per mancanza di allegria. I Prescritti, coglioni ma non fino a questo punto, gli rescindono il contratto e l’Imperatore e la sua pancia tornano al Flamengo, poi alla Roma dove viene ricordato per essersi presentato in ritiro pesando 120 kg (foto) e per delle super abbuffate di abbacchio, al Corinthians dove si spacca tutto (le articolazioni inferiori non ce la facevano a reggere tutto quel peso) e ancora al Flamengo. Resta due mesi poi afferma di volersi ritirare e strappa il contratto andandosene. Credo a Monaco, all’Oktoberfest, dove adesso vive. Non è vero ma secondo me ci sono molte più probabilità di incrociarlo in Baviera che su un altro campo da calcio. Grazie di esistere Imperatore.
  4. Quaresma. Molti di voi considerano il talento portoghese come un bidone. Per me invece è un super deluso. Perché come dicono i tifosi della Fiorentina, un tempo l’era bono! Aveva dei  numeri da ricovero: Finte su finte, tacchi, doppi passi. Sgroppava sulla fascia come un camoscio sui Pirenei. Nel Porto dava spettacolo. Anche a Fifa gli davano sempre 5 stelle di abilità. E poi c’era quel colpo. Aaaaah quel colpo: la trivela. Il suo marchio di fabbrica. Su Wikipedia si trova pure come gli è nato: “Avevo i piedi storti verso l’interno e mi veniva da toccare il pallone così: sempre d’esterno e sempre con il destro. L’allenatore non ne poteva più e un giorno mi fa: ‘Se calci un’altra volta in quel modo, ti mando fuori’. Un’azione dopo ero già nello spogliatoio, tristissimo. Lui voleva solo che migliorassi, ma poi si è rassegnato: quel colpo mi “usciva” e tuttora mi “esce” così, naturale“. I Prescritti, che di delusi se ne intendono molto più di me, spesero la bellezza di 24 milioni di Euro per assistere dal vivo a quella giocata così spettacolare. Mi ricordo che Caressa ogni volta che Quaresma era sul fondo pronto per crossare, impazziva: “Attenzione alla trivela!” esclamava eccitato. Peccato che in maglia nerazzura tutte le volte che quel colpo così naturale gli usciva finiva sempre addosso al difensore che gli stava davanti. O in curva. Mourinho, colui che l’aveva fortemente voluto, resse per un anno e mezzo, lasciandolo molte più volte in tribuna piuttosto che in panchina. Fu ceduto in prestito al Chelsea dove aveva un altro, l’ultimo, estimatore: Felipao Scolari. A Londra la sfiga si accanì con il povero lusitano. Scolari dopo un mese dal suo arrivo fu cacciato a calci in culo e al suo posto arrivò Hiddink. Un allenatore pratico, senza troppi fronzoli. Uno insomma che di Quaresma non sapeva che farsene così come Mourinho gli fece finire la stagione in tribuna. Tornò dai Prescritti a fine prestito. Il Genoa lo vorrebbe acquistare ma lui si impunta per restare a Milano e tutto dimostrare il suo valore. Risultato: resta in tribuna un altro anno. Viene ceduto al Besiktas per 7 milioni. I Prescritti ci fanno l’affare insomma. In Turchia sbaglia subito un rigore alla prima giornata ma ritrova lo smalto perduto sfoderando trivele su trivele. Ha dei grossi problemi comportamentali però e viene messo fuori rosa e mentre si trovava a Lisbona per dover testimoniare ad un processo, sapendo che sua madre è stata derubata dell’orologio da una rom (etnia dal quale proviene anche lui) aggredisce prima la ladra e poi un poliziotto fuori dal tribunale, probabilmente tifoso dei Prescritti, cazzottandolo ben bene. Contratto rescisso. Attualmente sta deliziando con le sue trivele gli Emirati Arabi. Un esempio di calciatore che non ha il minimo interesse verso i soldi. Immenso.
  5. Yoann Gourcuff. Il mio trequartista al Liverpool a Fifa13. Gli ho dato in mano le redini del gioco e l’assoluta libertà di inventare tutto quello che vuole a suo piacimento. Perché per me Yoann è e resta un predestinato. In Francia lo chiamavano Le Petit Zizou. Soprannome impegnativo ma il ragazzo aveva tutti i numeri per seguire le orme del calciatore che, in assoluto, ho amato di più in maglia bianconera. Il Milan lo compra ventenne dal Rennes per soli 3 milioni di Euro facendo un vero investimento in prospettiva futura. Gioca poco, chiuso dal centrocampo storico dei rossoneri: Gattuso, Pirlo (grazie ancora Gallians), Seedorf e Kakà (la versione fenomena), e quando gioca non riesce a mostrare tutto il suo talento infinito. Il motivo sembra tattico. Ancelotti che di cazzate tattiche ne ha fatte diverse (Thierry Henry insegna) lo fa giocare sul centro sinistra quando il ragazzino vorrebbe giocare dietro le punte. In più, il giovane Yoann si ammala di Adrianite, anche se al posto della birra c’è la movida milanese. Comprensibile. Passare dal niente di Rennes alla Milano da bere dev’essere dura per un ragazzo di vent’anni oltretutto parecchio piacione. In molti si chiedono come mai non riesca ad esprimersi al massimo. Fu Paolo Maldini a spiegarci i motivi qualche anno dopo: “Quando entrava in campo non dava tutto. Dei giocatori con meno talento si sono guadagnati il rispetto al Milan perché davano tutto. Lui non l’ha fatto e lo sa. Dopo un po’ diventò un corpo estraneo al gruppo. Se veniva dettata una regola, lui la infrangeva. Non puoi comportarti così. Sinceramente, dopo un po’ non ci siamo più occupati di lui, non era più da prendere in considerazione”. Il tutto arricchito da una serie di ritardi agli allenamenti e il non voler imparare l’italiano. La risposta arrivò non dal talento ma da suo padre (che tristezza): “Al Milan ci sono stati dei giochetti di potere terribili. Non è qualcosa che dico così, a vanvera. Ci sono cose che so ma di cui non posso parlare. Ma per esempio, Gattuso in allenamento riempiva di colpi Yoann. Non dico che lo facesse apposta, perché quello era il suo gioco, ma comunque fu lui a mettere fine con due mesi di anticipo alla stagione di Yoann“. Io sto dalla parte del babbo. Quell’analfabeta antiestetico doveva essere radiato da ogni lega. Anche se un fondo di verità c’è. In nazionale ad esempio, Yoann spacca in due lo spogliatoio capeggiando lo schieramento del “nuovo che avanza” contro i “vecchi bolliti”. Risultato: espulsione alla seconda giornata ai mondiali del 2010 con eliminazione della Francia al primo turno e non convocazione agli Europei del 2012 a causa di un’approssimativa condizione fisica. Gourcuff resta ai margini del Milan per due anni, quando viene comprato dal Bordeaux dove gioca la sua migliore stagione con dei colpi incredibili degni di Monsieur Le Football, vincendo campionato, coppa di lega e supercoppa. Fu proclamato all’unanimità miglior giocatore della Ligue 1. In Francia si convincono che le petit Zizou sia sbocciato del tutto. Il Lione lo acquista per 22 milioni di Euro e mi copia consegnandogli le chiavi del centrocampo. Le prestazioni del fenomeno di Plomeur però sono le stesse dei due anni al Milan. Non ne indovina più una e si fa male di continuo. I tifosi iniziano a fischiarlo e l’allenatore a non poterlo più vedere. Finisce in panchina e poi, complice l’esplosione di Clement Grenier (ricordatevi questo nome), addirittura in tribuna. Non preoccuparti Yoann, fino a quando ci saranno i videogiochi e fino a quando non smetterai resterai sempre il mio trequartista in ogni mia squadra. Il numero di maglia che gli ho dato al Liverpool? Ovviamente il 21, come Zizou.

Ho cercato di sopprimere il mio romanticismo ed inserendo Gourcuff credo di esserci riuscito.
Una nota a parte però la merita colui che, romanticamente parlando, considero il calciatore più forte di tutti i tempi. In classifica ci sarebbe stato bene, lo so e lo ammetto, ma non ce l’ho fatta. Lo amo alla follia e ogni volta che guardo qualche filmato calcistico su YouTube finisce sempre che mi metto a guardare quello che faceva, solo col piede sinistro, quel magico ragazzo brasiliano.
Se oggi vedete dribbling ubriacanti, doppi passi, sombreri, passaggi no look, elastici, tunnel, finte, rabone e chi più ne ha più ne metta è tutto merito suo. Quando quei numeri li faceva lui gli altri calciatori non sapevano nemmeno che cosa erano. Avevano la mia stessa reazione: occhi spalancati, bocca aperta e passavano ore a parlare con compagni di squadra e amici su come potesse un essere umano fare quelle robe con un piede soltanto. Si trovano dei filmati, pubblicità della Nike escluse, dove in partita il Fenomeno partiva palla al piede e ne scartava uno, due, tre, quattro, cinque, il portiere e poi solo a porta vuota calciava fuori. Tutto questo lo rende così romantico. Impazzivo nel vederlo giocare. Se un minimo mi conoscete e avete capito come sono fatto, non dovreste sorprendervi del perché considero Denìlson de Oliveira Araujo il calciatore più forte della storia calcistica passata e recente. Magari vedere un suo filmato oggi non vi farà nessun effetto. Ho visto Nocerino fare un doppio passo quindi posso capirvi. Ma Denìlson è stato il precursore dei vari Frocialdo, Neymar and company.
Io il video con i suoi numeri lo posto. Se vi viene un’erezione fatemelo sapere. A me continua a venire ancora.

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