Tu fai piangere una mamma

 

“Quando superi i trent’anni e sei ancora da solo è perché sei difettoso”.
Questa perla di saggezza e delicatezza non è mia. E’ di mia madre, santa donna vicina alla beatificazione dell’anima e dello spirito. Colei che mi ha partorito non riesce ancora a rassegnarsi all’idea di avere un figlio difettoso. D’altra parte come posso non capirla. Lei e Remone stanno insieme (fidanzamento+matrimonio) da soltanto quarant’anni e di conseguenza non riesce a comprendere come possa fare cose che solitamente si fanno in due. Mi darebbe la fidanzata anche di cartone, o di legno. Non avete idea di quanto sia rimasta male nel vedere che nel nuovo catalogo Ikea, non c’è la possibilità di montare una struttura Pax e di trasformarla in Charlize Theron. Me la darebbe addirittura gonfiabile, comprata ad un prezzo stracciato in un sexy shop, proprio come piace a me. Vedermi non accompagnato è, testuali parole, la sua croce.
Come dice il Cioni in Berlinguer Ti Voglio Bene: “Bozzone, tu fai piangere una mamma” e l’abbinare me a quest’immagine biblica (la croce ndr) mi da una certa nausea. Così nonostante stia così tanto bene da solo, credetemi, ho provato a farla contenta. Senza troppa convinzione ma ci ho provato. Inutile dire che i risultati sono sempre stati disastrosi. Non voglio incolpare questi insuccessi alla schiera di dementi che ho cercato e trovato con precisione certosina, la colpa è mia e del mio basare tutto sull’improvvisazione piuttosto che su una tattica rigida quanto il 4-4-2 di Arrigo Sacchi.
Fidanzarsi oggi è molto più semplice di dieci anni fa. Facebook ne è la conferma. Lo dice pure Mark Zuckerberg/Jesse Eisenberg nel film di David Fincher. Vi è mai capitato di essere fuori e di incrociare una persona che non conoscete ma che in realtà conoscete per essere entrati, per sbaglio, volontà o curiosità, sul suo profilo? A me sì. Non serve più rivolgere litanie al sommo Dio della Fortuna per sperare di incontrarla. Basta guardare dov’è stata taggata o dove si è fatta una foto su Instagram per ritrovarsi nello stesso posto. Lei posta un video ad esempio dei Third Eye Blind? E’ sorda e su questo siamo tutti d’accordo, ma almeno eviterete di trascinarla al concerto dei Motorhead.
Se una volta portassi con me mia madre quando esco con qualcuna, probabilmente non avrebbe questo fardello sulle spalle e capirebbe i motivi per cui quando provo ad avvicinarmi, questa qualcuna gira il culo e se ne ritorna da dove è venuta. Il blog non mi aiuta e il paragone con la ghigliottina usata nel periodo del Terrore durante la Rivoluzione Francese calza sempre più a pennello. Anche se ancora non ho capito se la testa mozzata dalla lama è la mia o di colei con cui sto uscendo. Ma non è possibile sia solo quello che scrivo e che pubblico che mi faccia da harakiri. E’ vero, non mi aiuta neppure quest’aria da saputello bastardo pronto a riprendere tutti. Ma che ci posso fare?
Per riuscire a fare contenta almeno una volta quella santa donna, ho provato ad affidarmi alle persone che conosco con l’odiosa domanda: “Ma qualche amica per me ce l’hai?”. Tra l’altro è risaputo che le amiche delle amiche sono sempre peggio delle amiche. Domanda a cui ho sentito sempre e solo due risposte: “No Matte, le mie amiche non te le do” oppure “No Matte, lei non è il tuo tipo!”. Ma come fate a sapere com’è e chi è il mio tipo?!? Lasciatelo giudicare a me no!
In tutta questa riluttanza però, c’è una mia carissima amica (di cui ovviamente non farò il nome) che, non avendomi mai visto accompagnato da quando mi conosce, ha preso a cuore la mia vicenda impuntandosi di trovarmi la fidanzata. Questo tipo di carità mi piace e apprezzo tantissimo la grinta con cui mi ha praticamente sfogliato tutto il suo parco di amiche su Facebook, tipo Boldi e De Sica in Yuppies 2 quando scarrellano le diapositive delle zoccole di Christian per trovare una nuova compagna al povero notaio Cipollino, lasciato in vespa e mutande dalla moglie. E’ inutile che stia a dirvi che coloro che erano di mio gradimento erano o felicemente fidanzate o addirittura residenti in terre straniere. Anche la mia amica, come mia madre, stava perdendo le speranze, quando se ne esce con questa fantomatica collega (che avevo già visto nella sua scuderia ma che non mi aveva entusiasmato) che secondo lei è perfetta per me. Non mi da troppe spiegazioni, ribadendo soltanto il concetto che è perfetta per me. Mi chiede se può farle vedere la mia foto(montaggio) sulla copertina dai Vogue ma dissento. E’ vecchia di cinque anni e mi facevo ancora il rigo di barba sulla mascella come Beckham ai Mondiali del 2002. Allora quella col cappello e la camicia ma dissento anche lì. Me la scattarono l’unica volta che sono andato al Pavoreal quando ancora i quindicenni il venerdì sera andavano a letto presto. Non volevo che mi vedesse come un marrroccchino unz unz, per lo più incamiciato. Credibilità zero. Le dico di farle vedere la foto segnaletica. Stavolta dissente lei, aggiungendo che non ho una foto decente in tutto Facebook e ha ragione. O faccio il cretino o sbazzo a bestia.
Due giorni fa ho tolto la foto profilo di Don Matteo per la photoshoppata della copertina di Born To Run con il Boss appoggiato a me. Mi è dispiaciuto tantissimo cancellare Clarence Clemons ma dovevo provare questa emozione. Prima di cena la mia amica mi chiama, dicendomi che in quella foto, secondo lei, sono almeno presentabile e farà vedere quella alla collega. Io avrei sempre preferito la segnaletica o quella dove sto cagando mentre leggo la biografia di Slash.
Ieri mattina dopo la scenetta del carabiniere e del viso conosciuto, ricevo la chiamata della mia amica. Appena dico pronto lei sta già ridendo. Mi dice che le ha fatto vedere la foto, di fare un bel respirone e di sedermi. Mi siedo e inizio ad ascoltare la storia. Ve la racconto con i veri dialoghi, come se fosse un flashback di un film.
“Che te ne pare del mio amico?”
“Mh, sì, insomma. Ma quanti anni ha?”
“Trenta”.
“Sembra molti di più”.
“No dai, Matte li dimostra bene”.
“Carino è carino ma non mi convince. Ma poi che ci si fa una foto così con la maglia bucata?”
“Come con la maglia bucata?”
“E poi lo sai che mi piacciono quelli rasati”.
“Matte è proprio pelato”.
“Come pelato?? Ma scusa, non è questo?”
“Ehm.. no…. Sarebbe quell’altro col cappello”.
“E questo qui chi è?”
“Bruce Springsteen”.
– Silenzio ed imbarazzo – (immaginate la mia faccia dall’altra parte del telefono).
“Ah… Non l’avevo riconosciuto, credevo fosse più vecchio……”
Capite perché le amiche delle amiche sono peggio delle amiche?
La mia amica mi dice che si sbagliava. La sua collega non era la ragazza perfetta per me. Annuisco. Per un attimo anche lei getta la spugna, poi torna lucida e riparte di slancio, sempre con più grinta e sempre più convinta che prima o poi riuscirà a trovarmi la donna. Convinta lei.
Chiudo il post con una citazione del mio libro preferito, che è un po’ quello che penso, sempre più convinto che le soddisfazioni che mi ha dato Bruce Springsteen, e la musica in generale, una donna non me le darà mai.
Sembra quasi che se metti la musica (e i libri, probabilmente, e i film, e il teatro, e qualsiasi cosa procuri emozioni) al primo posto, non riuscirai mai a chiarire la tua vita amorosa e non arriverai mai a considerarla come un prodotto finito. Ci troverai sempre qualcosa da ridire, starai sempre in subbuglio e continuerai a criticare e a cercare di dipanare la matassa finché non va tutto a rotoli e devi ricominciare daccapo. Forse noi viviamo troppo protesi verso un apice, dico noi che assorbiamo emozioni da mattina a sera, e di conseguenza non riusciamo mai a sentirci semplicemente contenti; noi dobbiamo essere o disperati o al settimo cielo, e questi sono stati d’animo difficili da raggiungere in una relazione stabile e solida. Vedete, i dischi mi hanno aiutato ad innamorarmi, su questo non c’è dubbio. Sento un nuovo pezzo, con un cambio di accordi che mi si scioglie dentro e prima che me ne accorga sto già cercando qualcuna e prima che me ne accorga l’ho già trovata“.

 

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