Wishlist 2017

Immancabile e puntuale come un Intercity, ecco la mia wishlist per il 2017.
Anche se ormai sono diventato banale e ripetitivo, l’introduzione è sempre la stessa. Lo so, avete ragione e neppure a me piace riciclare le stesse cose, ma ogni volta (e capita spesso) che ascolto le parole di Boris Yellnikoff, immagino la mia vecchiaia. Quando mi alzerò dal tavolino e camminerò verso la macchina da presa raccontando la mia storia. “L’orrore dice Kurtz alla fine di Cuore di Tenebra” (o di Apocalypse Now se avete visto il film senza leggere il libro).

E di orrore se ne vede ancora troppo ed ho paura che non smetteremo di vederlo.
Almeno in tempi brevi.
Ad esempio, mi inorridiscono i social-buoni propositi che in questi primi giorni del 2017 hanno già intasato bacheche, cinguettii ed Instagram Stories e, di conseguenza, hanno già fin troppo fracassato i coglioni.
Sì ok, ho intitolato il post “Wishlist 2017”, quindi si deduce che il tema non sia il governo Gentiloni, ma a differenza del solito nauseante buonismo di fine/inizio anno, non è mia intenzione fare promesse che so già che non manterrò.
Che so, tipo:
– andrò a correre.
– troverò la mia spiritualità
– smetterò di comprare scarpe
– ricomincerò ad uscire la sera
– farò di tutto per non addormentarmi sul divano alle 21,30
– mi appassionerò ai cinecomics
– rivaluterò la musica italiana contemporanea (a proposito, venerdì sera mentre guardavo Stasera tutto è possibile su RaiDue, ho dato un significato all’hashtag tormentone #andiamoacomandare e mi sono chiesto: “ma veramente…?”).

Per questo motivo, dopo un’accurata riflessione, ho deciso di mettere soltanto una voce alla lista dei desideri 2017: darmi una scadenza almeno settimanale per scrivere su questo blog sempre meno considerato.
E mi dispiace tantissimo, anche perché va controtendenza ad una delle prime regole dello Springsteenesimo: mai dimenticare da dove si proviene.
Nel 2016, ho scritto la “bellezza” di 11 articoli.
Meno di uno al mese.
Diciamo che posso solo fare meglio.
Peggio è, oggettivamente, difficile.

Non voglio cercare giustificazioni (anche se la risposta è nel quinto punto delle promesse che non manterrò, scritte qualche riga più in alto), ma stare dodici ore fuori casa non aiuta, perché appena giro la chiave nella toppa ed entro nella mia Mini Disneyland, sento una forza attrattiva che mi spinge verso il divano che fa scendere i titoli di coda sulla giornata. In più, le mie ultime vicende letterarie diciamo che non mi hanno aiutato per quanto riguarda la voglia e, soprattutto, gli stimoli.
Ma non posso dargliela vinta.
Né al divano né a tutto il resto.
Mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere. Perché esse sono il mezzo per giungere al significato per coloro che vorranno ascoltare all’affermazione della verità“.
Anche se mi sto sempre più convincendo dell’opposto.

Avevo detto che non avrei mai più scritto nulla.
Che se qualcuno mi avesse visto con una penna ed un qualsiasi tipo di foglio, carta igienica compresa, avrebbe dovuto farmi ingoiare entrambe le cose.
Adesso invece sto scrivendo che devo scrivere di più.
So che può sembrare un controsenso.
Credetemi, non lo è.
Anche perché se c’è una cosa di cui vado enormemente fiero è la mia linearità.
È che reagisco così.
Non sono cattolico e purtroppo (o per fortuna…) non ho la virtù del perdono. Tantomeno quella di porgere l’altra guancia.
Credo però in Confucio. Passeranno tutti prima o poi.

wishlist 2017?
E visto che sto parlando di promesse che manterrò, presto vi darò uno splendido passatempo che allieterà le vostre giornate mentre starete seduti in riva al fiume con le gambe incrociate.
Si intitolerà “Nonostante Tutto”.
Ovviamente, divano permettendo…

D’altronde, io sono l’unico ad avere una visione d’insieme.
Ecco quello che chiamano genio.

ps. il mio 2017 è iniziato con l’influenza e una simpatica infiammazione alle gengive subito dopo la ricostruzione di un dente.
Beh, buon anno Matteo…

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