Amarcord 2007

Matte vi odia tutti.
A prescindere che voi siate uomini, donne o bambini.
Matte vi odia.

Il decennale dell’Heineken Jammin’ Festival doveva fare il botto.
Un programma da urlo.
Un biglietto di 92 € che avevo in tasca non so da quanti mesi.
Prima della partenza una sola raccomandazione da parte della mamma:
“Prendi il K-Way perchè in quei posti piove spesso…..”
Scaramantica toccata di palle e per farla contenta prendo quello blu della Firenze Marathon anno 2006. Il meno ingombrante.
Saccheggiamo l’autogrill del Beyfin accanto all’aeroporto di miliardi di schifezze da sgranocchiare durante il viaggio che a bordo di quello scalcinatissimo Ducato rosso sarebbe stato infinito. E finalmente si parte.

Mi sembra di essere negli anni settanta, un pulmino pieno di ragazzotti eccitati che in quasi cinque ore di autostrada parlano soltanto di musica. Il Baro è quello più in estasi. Finalmente riuscirà a vedere gli Smashing Pumpkins, il suo gruppo preferito, sembra un paradosso ma è l’unico gruppo che gli manca nella sua incredibile collezione di pellegrinaggi. Nelle prossimità del parco vediamo un cavalcavia griffato Heineken che fa raggiungere il nostro stato emotivo ai massimi storici e chissenefrega se l’unico posto che troviamo per accamparci è in culo. Ci sistemiamo nel mezzo ad un gruppo di infervoriti metallari che incuranti delle temperature torride non hanno abbandonato le loro divise di pelle e un distrutta che si presenta con il nome di Asso. Era sola, la sua unica compagnia era un panetto di fumo che avrebbe accoppato tutta Mestre. Le tende vengono montate alla velocità della luce, cosi come la preparazione del pranzo. Per digerire faccio fare un po’ di movimento alla banda lanciandogli il mio fedelissimo pallone da football con precisione chiurgica.
Finalmente ci siamo.
Bandana nera con logo Nike in mezzo alla fronte, t-shirt anch’essa nera dei Pearl Jam che mi portò la mia ex collega dal loro ultimo concerto di Pistoia, pantaloncino da gioco Laurenziana e immancabili Converse AllStar nere con punta bianca ai piedi, sulle spalle zainetto rosa gentilmente prestatomi dalla mia cara sorellina con dentro di tutto. Più che uno zaino sembrava la borsa di Mary Poppins.
Si parte.
Coda alla biglietteria. Fanculo, non mi interessa. Ormai ci siamo. Il biglietto mi viene strappato.
Siamo dentro!
Il parco è gigante e c’è di tutto: stand, campi da calcetto e da basket, baracchini che vendono magliette, sapevo che tutto quello che mi sarebbe venuto in mente ce lo avrei trovato. Dopo la scrutata di routine alla mappa del posto ci fiondiamo verso il palco, che era decisamente lontano rispetto all’entrata.

Quando a metà tragitto…… TIC……… TIC………. TIC……….
Alzo gli occhi al cielo e non vedo una nuvola. Per forza era tutto nero. Quel nero da triste domenica pomeriggio di metà novembre. Dallo zaino riesco a riesumare il telefono per chiamare casa e chiedere cosa diceva il canale meteo di Sky. Chiaramente i miei erano a bighellonare ai Gigli, ma mi tranquillizzano dicendomi che stavano venendo via e che appena arrivati a casa mi avrebbero richiamato subito.
TIC….TIC….TIC…TIC….TIC….TIC…..TIC….TIC….TIC…TIC….TIC….TIC….. Comincia a piovere. Di brutto.
Entriamo in uno stand quasi vuoto di gadgets dell’Heineken che nel giro di 2 minuti si riempie di non so quante persone. Lo staff decide di chiuderci dentro per non far entrare più nessuno perchè avremmo rischiato di morire soffocati da quanti eravamo. La pioggia è sempre più forte e comicia a tirare un vento che sembra possa strappare dal suolo quelle fragili “mura” che ci stavano riparando. Dura tutto cinque minuti.
Il vento smette, la pioggia anche. Tutta la tristezza negli occhi delle persone svanisce. The show must go on.
Partono i cori. Finalmente ci riaprono le porte. E come animali in cattività si fa le corse per uscire……………………

Quello che è successo lo sapete tutti e sinceramente non mi va di raccontarlo ancora.

Chiamai la mia dolce mammina dicendole che non importava che mi guardasse il meteo…………. Però dai almeno non mi sono bagnato. Avevo il K-Way. Nell’arco della serata penso di aver ricevuto non so quante telefonate per sapere come stavo e se ero ancora vivo, telefonate anche di persone che non sentivo da mesi. Decidiamo di cenare e di partire il giorno dopo. Chiaramente a metà nottata eravamo tutti svegli, tutti tranne il Baro che dorme con i tappi e la mascherina. Che Barone sarebbe.
Le tende vengono strappate dal terreno e buttate nel furgoncino con un’immane ferocia. Il Baro si mette alla guida e io accanto a lui a fargli da “navigatore”. Tempo cinque minuti di viaggio tutti quelli dietro si addormentano. Ma io no. Non ci riesco.
Ho gli occhi sbarrati come un cocainomane e poi povero Ale aveva bisogno di un po’ di compagnia.
“Matte, non ce la faccio, è una maledizione, gli Smashing sono la mia maledizione”
Abbozzai un sorrisino, ci sono dei momenti in cui uno vorrebbe dire tante cose e l’unico modo per dirle tutte è stare zitto.
Cercando tra le musicassette troviamo un live dei Pearl Jam. Per farci ancora più male lo mettiamo ascoltandolo in religioso silenzio. Sull’arpeggio di Betterman mi girai verso il finestrino e mentre nella mia testa ripetevo ogni singola parola che usciva dalla voce di Eddie Vedder le mie sacche lacrimali crollarono. Uscivano lacrime che scendevano sulle mie guance quasi come linee geometriche. Le ho volute nascondere ma non avevo la minima idee di fermarle. Tutta la mia rabbia questa volta si manifestava in questo modo. Quando la cassetta finiva la rimettevamo dall’inizio, sempre in silenzio, quasi in commemorazione.
Riparlammo al Beyfin, dove tutto era iniziato.
“Vabbè ragazzi è stato bello lo stesso, magari ci torniamo l’anno prossimo”.
Fanculo.

Il decennale dell’Heineken Jammin’ Festival doveva fare il botto.
E il botto l’ha fatto…..
Porco Dio.

 

Ricordatevi che mentre qualcuna di voi sta entrando in questo blog, io starò entrando dentro qualcuna di voi.

Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato
Nonostante tutto,
Matte continua ad odiarvi.

Cheers…

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