Il fotografo

Matte vi odia tutti.
A prescindere che voi siate uomini, donne o bambini.
Matte vi odia.

Se c’è una cosa che non riesco a capire è come mai riscuoto tra gli uomini il quadruplo del successo che ho tra le donne (che in realtà, leggende a parte, e ben poco).
Mi sono fatto diverse ipotesi più o meno veritiere:
– la foresta di Sherwood che ho in affitto sul mio corpo.
– il troppo testosterone che ha causato l’assenza di un’adeguata zazzera.
– l’imponenza fisica che magari può mettere a disagio la sempre più nutrita schiera di malnutrite pinups.
Resta il fatto che le due volte che accidentalmente (e ribadisco ACCIDENTALMENTE) mi sono trovato al MammaMia, ovunque passavo notavo (e questo ahimè non accidentalmente perche non c’era verso non notarlo) anomali allungamenti nelle zone inguinali e occhi così tanto carichi di libido che avrebbero messo in difficoltà chiunque.
Ho ricevuto diverse avances, più o meno esplicite, ma la più bella mi è successa qualche annetto fa quando ancora questo blog non aveva preso la piega di oggi. In molti ormai la conoscono ma dato che non l’ho mai scritta lo faccio adesso:
Io e Fabio ci trovavamo da Strizzi a passare la classica serata scazzona e priva di contenuti culturali quando ci telefona il Bufalo che ci dice di raggiungerlo, abbastanza velocemente, in centro  alla festa di Viceversa (la ditta dove lavorava). Voliamo in macchina come i cugini Duke per cercare di guadagnare più minuti possibili e durante il tragitto che ci separava dal luogo X, le nostre discussioni non uscivano mai dalle 100 pagine di quel libro illustrato dove ci sono raffigurati un uomo e una donna nelle posizioni più assurde.

Appena spalanchiamo le porte del locale i nostri occhi cominciano a brillare come le vetrine dei negozi di Swarovski.
La prima cosa che pensai era che forse mi ero lasciato un pò troppo andare con la velocità, che avevo raggiunto le 88 miglia orarie e che il flusso canlizzatore ci aveva portato in un regno parallelo ancora sconosciuto.
C’erano più donne in quella sala che ad un corso serale di petit-pois.
Leo ci viene incontro e ci porta al tavolo dove era seduto con le sue colleghe. Presentazioni e chiaccherata di default che porta all’ insecchimento della gola.
Urge un orange juice.
Mentre aspetto il barman più lento della storia, mi appoggio con i gomiti sul bancone come fanno tutti i comuni cristiani quando con la coda dell’occhio, alla mia sinistra, noto una sinistra figura di altezza medio bassa, immobile come un Bronzo di Riace. Chiaramente non do peso alla cosa e mi rimetto ad aspettare il Pistocchi dello shaker. Il Bronzo (meglio Bronzino, viste le dimensioni) era sempre li e non si era smosso di un centimetro. Cominciai a collegare che non gli interessava nessun tipo di cocktail, Il suo sguardo iniziò ad infastidirmi, così ruoto il mio capoccione verso di lui. I suoi occhi salivano e scendevano lungo la mia figura più velocemente dell’ascensore dell’Empire State Building.
Si accorge che lo sto guardando e con aria impacciata sorride.
“Ho qualcosa che non va?” gli chiedo.
“No… Anzi… Potresti un attimo levarti la giacca?”.
“Ma anche no” gli rispondo.
“Solo un secondo. Per favore….”.
Mi scopro le spalle per un millesimo di secondo, quanto basta per fargli salire gli ormoni sopra il livello di guardia.
“Non ti preoccupare, adesso ti spiego. Io faccio il fotografo e mi ha colpito molto il contrasto che hai tra il rosa della maglia, il nero della giacca e il verde dei tuoi occhi. E la bocca con questi labbroni. Senti ma rimani ancora un altro po’?”.
Palla da una parte, Matte dall’altra. Spiazzato.
Rimasi in totale silenzio per almeno una decina di secondi, mentre nella mia testa stavo mattoncino dopo mattoncino provando a ricostruire quello che mi aveva detto.
“……………………………………………………Si” sussurrai con un impacciato filo di voce.
“Ok, allora ci vediamo dopo”.
Avevo capito: Bronzino mi voleva mettere prono.
“Anche no” sussurrai ancora sempre con lo stesso impacciato filo di voce che fu sufficiente per farlo andare via con le pive nel sacco.

La serata aveva chiaramente preso l’unica piega che non doveva prendere: In un posto invaso da cromosomi XX ero riuscito a farmi abbordare da uno dei rarissimi XY. Credetemi, esclusi noi tre ci saranno stati al massimo altri cinque/sei uomini.
Fabio dragheggia come solo lui sa fare e riesce a rimediare numero di telefono e futuro appuntamento con una tipa, rivelatasi poi totale celebrolesa.
Tutti ridono, tutti scherzano, tutti si accoppiano tranne io, il Panino della situazione come nella canzone Tapparella di Elio e Le Storie Tese (“Sul piatto gira un geghegè, danzo da solo e me ne vanto, fantastico zimbello io), fino a quando la bile non strabocca definitivamente e mesto mesto me ne torno nella mia Brozzi amaro come l’aranciata.

Ho stronzeggiato.
E’ vero e lo ammetto.
Devo ricacarle tutte in un modo o nell’altro?
Ok, mi va benissimo. Ho le spalle abbastanza larghe e il fegato fin troppo pulito.
Però via, chiunque tu sia stata ad augurarmi questo, anche basta.

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