2 Quori Nella Pallavolo

 Come ogni persona che si rispetti anche io ho il mio punto debole, o meglio,per dirla alla Kal-El, la mia kryptonite. A scapito di altezze incredibili, stacchi di cosce vertiginosi e fisici tirati come corde di violini, ogni volta che mi imbatto in una pallavolista automaticamente sento un certo bruciore nella zona anale che non passerebbe neanche finendo un tubetto intero di Foille.

Il connubio cestista-pallavolista è un classico, ma mi ero promesso di non frequentarne più dopo che con l’ultima non era andata benissimo: ogni volta che finivamo di fare quello che c’era da fare, osservavo con imbarazzo la tartaruga che aveva sulla pancia. Poi osservavo me e non era presente alcun tipo di rettile. C’era solo la pancia.
Non poteva funzionare…

Però, dopo essermi rimesso in forma, mi diedi un’altra possibilità cominciando ad uscire con una tostissima schiacciatrice di B2. Giratine, chiaccherate, qualche linguino, tutto secondo gli standard fino a quando andai a prenderla dopo l’allenamento e, tra una chiacchera e l’altra, dal nulla se ne uscì con: “tanto per quello che dobbiamo fare noi non c’è bisogno di sentimenti”.
Si, caxxo!
Finalmente!!!
In culo a tutti i messaggini, alle telefonate e a quell’odioso finto corteggiamento.
La bambina sentiva un po’ di pizzicore e io dovevo farglielo passare.
Mi pare semplice, no? Beh, in teoria sì, e sottolineo in teoria, però abituato alla frigida fauna fiorentina non è cosa da tutti i giorni trovare una donna così decisa.
Mi trovò così impreparato che cambiai subito argomento. Peccato che a lei dei miei discorsi sul passaggio dal blues del Mississippi all’hard rock non gliene poteva frega’ de meno. Ributtò la conversazione sul target che si era prefissata in un modo ancora più esplicito: “ma posticini appartati ne conosci??”.
“Ehm, si, certo…”.
“E dove sarebbero??”.
“Io di solito vado a Pian de’ Giullari”.
“Non lo conosco, dov’è???”,
“E’ vicino al Piazzale”.
“Allora andiamoci, no??”.
Porca puttana.
Eravamo solo dall’altra parte della città, ma come dice il celebre detto “tira più un pelo di f… che du paia di bovi” metto in moto ed ingrano la prima.Visto il tombale silenzio lungo il tragitto, tra una canzone dei Guns e una degli AC/DC (la musica giusta per fare un po’ d’atmosfera) penso: “E vaiii Matte, che anche stasera abbiamo portato a casa il risultato”.
Stolto.
Come dice il Trap: “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”.
Dovete sapere che a Pian de’Giullari ho portato OGNI santa donna che ho scardinato almeno una volta. Negli anni delle “doppiette” le portavo entrambe a distanza di un paio d’ore. Lo so, faccio cacare….
Comunque, ci sono stato talmente tante volte che se per caso ci dovessi passare di giorno, rischierei seriamente di ricevere le chiavi della città e la cittadinanza onoraria. Son soddisfazioni.
Appena arrivati, non faccio in tempo a spengere la macchina che la Azuki comincia a togliersi gli indumenti che aveva addosso. Giubbotto, scarpe e maglietta, fino a quando non rimane in reggiseno e jeans. Ora immaginatevi me dentro il PT Cruiser con accanto una fia che si spoglia, senza il mio “aiuto”. Fa ridere eh? E mentre la guardavo tra lo sconvolto e il perplesso, mi pone la fatidica domanda: “Ma il preservativo ce l’hai?”.
Ho lo stesso livello di eccitazione che potrei avere mentre sono in gita dentro una casa di riposo per anziani. Nonostante questo, il sangue mi si gela all’improvviso.
“Ma, veramente no. Non è che giro come i quattordicenni con il preservativo nel portafoglio per fare il figo”.
“Non ti preoccupare….”.
Apre la borsa, prende il portafoglio e con un numero di magia degno del miglior Silvan fa apparire un glorioso settebello.
“Tieni và” e me lo appoggia sulla coscia.Si toglie anche i jeans e il reggiseno. Altra precisazione, ormai il mio amore per le poppe lo conoscete tutti. Se una fia non ha minimo la terza abbondante non si parte nemmeno. Eppure, la fia accanto a me sarebbe arrivata a tale misura con almeno un quarto d’ora d’aria sparata al massimo, uscita da un compressore gonfia pneumatici. Da trattori. Infatti più che un reggiseno è un reggicapezzoli. Quasi invisibili anche loro.

Ha addosso soltanto le mutande.
E’ una scena onestamente troppo imbarazzante anche per me.
“Ma che fai non ti spogli??” mi chiede.
“Ah si, scusa….”.
Mi faccio coraggio e quando mi stavo togliendo il giubbotto, lei aveva ormai le mutande sotto le ginocchia.
Di colpo si blocca.
“No via le mutande non me le levo”.
Le rimette al proprio posto e con un colpo deciso se le sposta da una parte scoprendo la patata. Per altro, più spelacchiata della testa di Massimo Boldi.

Proverbio fiorentino: quando una donna sposta la filanca, o l’è troia o poco ci manca.
Tutto così dannatamente vero.
Però no.
Maledizione.
Così no!

“Aspetta un secondo gioia. Io non so come sei abituata dalle tue parti, ma dalle mie funziona in un altro modo. Cioè prima ci si da due bacini, si fa qualcos’altro….”.
“No sie, per l’amordiddio!”.
“Ecco guarda, rivestiti perché io così non ce la faccio”.
Mi guarda proprio all’altezza della zona di guerra e stronfiando con l’aria a presa di culo, mi dice: “Ah……. capisco……..”.
“Secondo me invece hai ancora tanto da capire!”.

Amareggiata, prende tutti i suoi vestiti e se li rimette addosso, compreso il preservativo che avevo appoggiato sul cruscotto per paura di perderlo. Dev’essere stato più d’annata quello di un vino delle Cantine Antinori.
Il silenzio che ci aveva accompagnato all’andata è lo stesso anche durante il ritorno. Mi piace il silenzio, mi mette in pace con il mondo e soprattutto con me stesso. Peccato che la gallina deve ribadire una cosa: “Ti crea problemi la donna troppo intraprendente??”.
La risposta è di classe: “No, no, assolutamente. Qui l’intraprendenza non c’entra. Il problema sei te”.
Lei ride. Di cosa ancora non l’ho capito.

Riportata alla palestra, prima di scendere mi chiede se ci possiamo rivedere. Per fare cosa ancora non l’ho capito.
“Direi di no. Buonanotte”.
Con una galanteria very British, le apro lo sportello della macchina. Da dentro ovviamente. Figuriamoci se scendo.

Chiaramente, dopo quella sera non l’ho più sentita anche se c’era un periodo dove la trovavo da tutte le parti, sempre in compagnia delle solite amiche. Mi immagino cosa diceva loro quando mi incrociava: “guardate chi c’è! L’impotente!”.

Impotente un caxxo.
Ora è vero che sono un onlus tra le più ricercate sul territorio. E’ vero che l’educazione è al primo posto e che se una fia ha voglia di trombare, non si può mandare a casa ancora con la voglia.
E’ vero tutto.
Però io mi dico: com’è possibile avere un’erezione senza il minimo contatto guardando una che si spoglia e per giunta senza poppe?
Io non ci riesco. E meno male mi verrebbe da dire.
Se qualcuno di voi è capace di tutto ciò, il numero della fia è 338 24971.. Visto che siete così bravi, provate ad indovinare le ultime due cifre!

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