Il diverso

Matte vi odia tutti.
A prescindere che voi siate uomini, donne o bambini.
Matte vi odia.

Eccone un’altra.
Compagna di classe delle elementari e un “amore” profondo, corrisposto fino alla terza quando i suoi genitori decisero di trasferirsi e di conseguenza di farle cambiare scuola.
L’ultima volta che l’ho vista ci siamo pure baciati sotto casa sua.
Era febbraio 2009.
Quasi un anno e mezzo dopo si è sposata e sta pure diventando mamma di un maschietto.
Stamattina mi ha chiamato.
Non avevo più notizie di lei da quando la nostre bocche si sono staccate quella piovosa sera di febbraio. Mi ha chiamato per dirmi che aveva deciso il nome da dare al bambino: Matteo.
Voleva sapere se non mi dava fastidio sapere che avrebbe chiamato suo figlio come me, come il suo mai dimenticato primo fidanzato, se così si puo’ chiamare. Mi ha fatto sorridere. Avevo sei anni quando ci siamo fidanzati.
Perché dovrebbe darmi fastidio?
Un’altra ancora.
Facebook mi sta facendo arrivare al volto dei diretti più potenti e più veloci di quelli di Muhammad Alì. La schiera dei cosiddetti “sistemati” sta aumentando di giorno in giorno. Sistemati sul lavoro, sistemati economicamente, sistemati sentimentalmente. Quelli che non sono sistemati sono prossimi ad esserlo. E poi, come sempre, ci sono io, che faccio razza a se. Tra due giorni è il mio compleanno. Sulla torta, se ci sarà, vedrò ventotto candeline. La prima cosa che viene in mente pensando al numero ventotto è che è il numero dei becchi. Fortunatamente, almeno quello, non lo sono. Preferisco pensare alla smorfia dove il ventotto rappresenta le tette, il che non fa mai male. Ma per me questo ventotto cosa rappresenta?
Rappresenta il meno due.
Il meno due dai trenta.
Non c’è mai stato spazio nei miei insani pensieri al futuro.
E invece da qualche mese ci sto pensando, di continuo anche, specialmente nella situazione in cui sono adesso.
I “sistemati” li vedo ad anni luce di distanza.
Non ho un lavoro.
Non ho una situazione sentimentale stabile praticamente da quando Cannavaro alzò la Coppa del Mondo.
Non ho una situazione economica fertile alle spalle. Troppi anni passati a buttare fogli da cinquanta euro nel cesso per dimostrare a tutti la mia indipendenza. Non mi piace quello che ho fatto, tornassi indietro non rifarei categoricamente il 99% del mio percorso formativo. Rimpiango la scelta di una scuola sbagliata e il non essermi diplomato, di aver investito tutte le mie energie e il mio tempo in uno sport che mi ha dato più dispiaceri che gioie, di essermi fidato spesso di persone sbagliate, di aver allontanato persone che probabilmente potevano essere valide e di aver tenuto vicino quelle che di valido non hanno neanche la carta d’identità. Ma soprattutto di aver costruito questa immensa fortezza dove nessuno è invitato ad entrare e di aver voluto leggere solamente al mio libro.
Una volta parlando con un mio amico, lui mi disse che ero IL DIVERSO.
Mi fece notare che quando tutti si vestivano con la tuta io mi vestivo con le camicie e le giacche, che quando tutti ascoltavano Hit Mania Dance Estate io ascoltavo il blues, che quando tutti si facevano i capelli con la cresta io li portavo lunghi (cosa che adesso non posso più fare causa forza maggiore), che a Firenze non sono stato contagiato dalla malattia della Fiorentina come tutti, ma anzi faccio il tifo per la sua rivale storica e che al posto di cominciare a giocare a calcio io ho preferito la pallacanestro.Sembra che l’abbia fatto di proposito. Ma a me la parola TUTTI proprio non piace. Eppure osservando il mondo da un’altra prospettiva devo cominciare a farmela piacere. Perché per quelli come me, i diversi, non c’è futuro.L’essere Matte mi sta facendo vivere da eterno incompreso. Per ventotto anni mi è stato detto di avere talento. Imparare a leggere a quattro anni, avere i compiti diversi dagli altri bambini perché per me erano troppo facili, cantare Elvis, questa splendida capacità di far ridere chiunque equivalente a quella di aver portato a letto più donne di quante si possa pensare e per una volta non soffermiamoci solo sulla qualità. E non si finisce mai di imparare perché mi sono scoperto anche scrittore, così presuntuoso che ho voluto scrivere un libro dopo una cinquantina di stupidi post su uno stupido blog. E TUTTI a farmi i complimenti, ad evidenziare in modo esponenziale questi conigli che magicamente facevo uscire dal mio cilindro.
Ho sempre sostenuto che ogni essere umano nasce con un dono.
Ci sono quelli che passeranno la loro vita senza scoprirlo, quelli che lo scopriranno e se ne sbatteranno e quelli che lo scopriranno e ci lavoreranno su. Non posso dire di aver scoperto qual’è il mio, anche perché io sono uno di quelli che sanno fare tutto ma che alla fine non sanno fare niente bene, so solo che convivo con questo vulcano che ho dentro, pronto ad esplodere da un momento all’altro, ma che non riesco a far eruttare. Ad essere sinceri non ci ho mai veramente provato. Perché tra i tanti difetti che ho c’è anche quello di preferire il non fare niente piuttosto che il dare tutto e non arrivare a nulla.
Allora non posso mi posso lamentare di essere incompreso.
Perché come Montgomery Brogan caro Matte, l’unica persona con cui te la devi prendere sei proprio te stesso.
Buon compleanno stronzo….

Ricordatevi che mentre qualcuna di voi sta entrando in questo blog, io starò entrando dentro qualcuna di voi.

Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato
Nonostante tutto,
Matte continua ad odiarvi.

Cheers…

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