L’avvocato del diavolo

Matte vi odia tutti.
A prescindere che voi siate uomini, donne o bambini.
Matte vi odia.

Con la presente,
cercherò di scagionare il mio assistito dalle accuse di maschilismo e di misoginia, che gli sono, a mio parere, state attribuite un po’ troppo frettolosamente. Certo, i comportamenti del mio cliente talvolta possono sembrare inequivocabili, ma come per tutte le cose, anche questa ha una sua spiegazione.
Partiamo dalla caratteristica principale che lo rende unico.
E’ comune a tutti il fatto che ogni individuo nasce con cinque sensi. Haley Joel Osment ha la fortuna di averne sei, i Cavalieri Dello Zodiaco ne hanno addirittura sette. Matte ne ha quattro: vista, udito, olfatto e gusto. Gli manca totalmente il tatto. Ancora nessuno sa quando gli sia scomparso. C’è chi dice alla nascita e chi dice dopo aver azzannato uno scorpione nascosto dentro una fetta di pandoro. I suoi genitori, comunque si accorsero subito che il loro primogenito aveva qualcosa di speciale. Quel tenero bambino dall’aria così angelica non chiuse mai un occhio per tre lunghissimi anni. Suo padre ogni sera si faceva una rampa di scale almeno cinquanta volte per provare a farlo addormentare. E quando gli occhi della sua creatura erano chiusi e lo appoggiava nel letto, miracolosamente si riaprivano.
“Babbo, non ho più sonno! Si gioca?” urlava con le pupille dilatate.
Entrambi i genitori lavoravano, ma lui continuò a restare sveglio. Per tre anni.
So che può sembrare cattiveria, ma era soltanto l’innocenza e il candore di un bellissimo bambino dai boccoli biondi e dagli occhi verdi.
Quando finalmente si accorse dei vantaggi del materasso (non siate maliziosi, è ancora piccolo), cominciò a manifestare il suo dono fuori dal focolare domestico. Una volta disse a sua madre alla cassa di una profumeria di pagare le saponette che aveva nascosto in borsa. Chiaramente non c’erano, ma vediamo del positivo anche qui, già a quattro anni si intravedeva uno spiccato senso per la fantasia. Un’altra volta, durante una visita, confessò alla dottoressa che sempre sua madre soffriva di aerofagia e che emetteva flautolenze a ripetizione.
Anche stavolta non era vero niente.
Ma un bambino di sei anni che pensa queste cose non è da considerare un genio?
Ma è con le donne che il mio cliente ha sempre dato il meglio di se.
Lui si definisce un araldo di Galactus, il divoratore di mondi dell’universo Marvel,
soltanto che a differenza ad esempio di Silver Surfer, è la parola la sua arma di distruzione. Non fatevi ingannare dalla sua frase tormentone: “Le soddisfazioni che da Bruce Springsteen una donna non le darà mai“. In parte lo pensa davvero, ma è il risultato di una lenta ed inesorabile autodistruzione interiore. Il cammino sentimentale del mio cliente è segnato da cicatrici profonde quanto la Fossa delle Marianne, nascoste soltanto dalla sua apertura toracica. Le paradossali storie che lo hanno accompagnato sono così surreali che il mio cliente ha deciso racchiuderle tutte in un libro chiamato Figurine. Eppure chi ha letto quel libro sa che, nonostante il nichilismo che vuole trasmettere, Matte è una persona umana, addirittura debole sotto diversi punti di vista, circondata da un velo di malinconia.
Per chi non lo avesse letto, la storia del mio cliente comincia paradossalmente tardi considerate le avventure e, per dirla come direbbe lui, il numero di figurine. La prima relazione a quattordici anni, finita male e con una sequenza di tira e molla arrivata fino ai giorni nostri, dove, dopo aver considerato per tutti questi anni la sua lei l’unica donna che l’avesse veramente capito, si è accorto che anche lei non ci aveva capito un granchè. Fu accusato di infantilismo e che alla soglia dei trent’anni la sua unica preoccupazione era finire un qualche videogioco lasciato a metà. Oscar Wilde disse che “essere immaturi significa essere perfetti” ed è proprio nel più celebrato racconto di Oscar Wilde che ho trovato delle analogie con il relazionarsi del mio cliente con il mondo femminile.
Dopo la fine della sua prima storia, Matte giurò a se stesso che non sarebbe mai più stato male per nessuna. Giurò che non avrebbe mai più passato un pomeriggio sdraiato sul letto ad ascoltare Who Wants To Live Forever. Giurò che non avrebbe mai più messo in secondo piano una console. Fu per questo motivo che cominciò, come un manovale alle prime armi, a costruire un fortino. Ma più che costruiva e più che qualcuna, incuriosita da cosa ci fosse dentro, cercava di aprirsi una fessura tra i mattoni, mentre intanto apriva le cosce credendo che fosse l’unico modo per farsi invitare. Sbagliando, eppure quell’aria da uomo che non deve chiedere mai, quel suo essere così misterioso, quel suo non lasciar mai trasparire un’emozione, cominciarono a dargli le prime soddisfazioni.
Si fidanzò con una ragazza in seconda superiore. Una ragazza d’oro, che tutti gli invidiavano. Stettero insieme undici mesi, lo specifico perché se fossero arrivati all’anno il mio cliente avrebbe dovuto regalarle un ingombrante anello di fidanzamento.
Nonostante la durata della relazione, il fortino era ben saldo e sempre al suo posto. Matte era soddisfatto di come lo aveva costruito. Nessuna era uscita ad entrarci e lui continuava a sedurre ed abbandonare ignare e romantiche donzelle attratte dalla sua parlantina e dai suoi metodi poco ortodossi. Ahimè, come ho precedentemente scritto, la costruzione era il frutto di un manovale alle prime armi. La prima che lo distrusse fu una splendida ragazza dai capelli ricci. Il mio cliente per lei fece cose apparentemente inspiegabili per un tipo come lui. Le mandò un mazzo di rose rosse in classe durante l’ultimo anno del liceo (lei non la prese come lui si sarebbe aspettato), non andò al concerto degli Incubus, in quegli anni uno dei suoi gruppi preferiti, per comprare due biglietti per Laura Pausini e iniziò un difficile lavoro di psicoterapia per riuscire a comprendere i comportamenti ridicoli della sua fidanzata. Ad esempio lei era ossessionata dai numeri pari, motivo per non andare mai a vederlo giocare visto che il mio cliente ha sempre giocato con il numero quattordici e motivo per cui il volume dell’autoradio nella macchina doveva sempre essere dispari. Non durò molto, giusto il tempo di radere al suolo qualsiasi cosa per poi scappare tra le braccia di uno dei suoi più cari amici.
Il mio cliente si armò nuovamente di cazzuola. Stavolta vista l’esperienza un fortino non era più sufficiente. Costruì una fortezza. Ma mentre i lavori stavano procedendo conobbe un’altra persona. Non è da considerarsi una relazione vera e propria. Non durò neanche un mese, ma nel periodo della loro frequentazione il mio cliente spese quasi novanta euro di cellulare tra messaggini e telefonate, in più le regalò un uovo di pasqua formato famiglia con dentro una rosa ed un cd delle sue canzoni preferite. Lei si limitò a piazzare strategicamente delle cariche esplosive e quando tutto sembrava volgere verso il più scontato degli epiloghi, le fece saltare in aria riportando tutto ad un cumulo di macerie. Neanche una fortezza era più sufficiente. Così, ripescando da un cassetto il vecchio videogioco di SimCity, decise di costruire una città. Mentre la costruiva, e contemporaneamente ingigantiva il suo regno nel videogame, si accorse che le mura potevano cedere. Non poteva permetterselo nuovamente. Assunse un intero esercito dei marines e lo sistemò circa cinque chilometri prima del cartello d’ingresso “Benvenuti a MatteLand”, addestrandoli a sparare a chiunque si avvicinasse.
Tutto tornò come quando si fece quella promessa.
Per non correre ulteriori rischi il mio cliente scelse di intraprendere soltanto relazioni clandestine, riscoprendo la figura del supplente, portandola ad un livello di perfezione quasi maniacale. Nessun legame, nessun contatto settimanale, nessuna parolina dolce o gesto mal interpretabile. Soltanto attività fisica. Che non fa mai male.
Si fidanzò per due anni. Anche questa volta all’inizio mostrò un piccolo segno di debolezza, fregandosene della maledizione che la Fata Merdona gli aveva fatto e affrontò il suo più grande nemico: il mare. Ma dopo la battaglia, che per altro vinse, non diede più alcun segno di emozione fino a quando non si lasciarono. Ancora oggi, la ragazza, alla domanda
“Com’è Matte?” non sa cosa rispondere.
La causa fu una persona e il suo lavoro, il lavoro più vecchio del mondo.
Questa storia ormai la conoscono tutti, quindi non voglio dilungarmici sopra.
Ricominciarono le supplenze. Ormai il lavoro del supplente lo conosceva a regola d’arte. La città viveva tranquilla e serena. Nessuno poteva intaccare la sua sicurezza. Solo una bomba atomica poteva raderla al suolo. La bomba atomica apparve, quando neanche lui se la aspettava, probabilmente mandata dalla Fata Merdona, ma queste sono solo supposizioni. Ebbe un impatto mostruoso, non lasciò niente, neanche le macerie. Trasformò quel piccolo paradiso terrestre in vuoto. Un vuoto difficile da riempire.
Il mio cliente allora, stanco di dover ricostruire e di riaddestrare, chiese un colloquio con Dio. Il Dio del Rock ovviamente. Davanti al suo cospetto gli chiese i segreti per costruire non più una città ma un mondo intero, il doppio della Terra Di Mezzo e dell’universo di Guerre Stellari messi insieme. Un mondo più invisibile dell’Isolachenonc’è e più intricato delle foreste di Pandora. Un mondo dove non c’era più bisogno di sparare perché nessuna avrebbe avuto l’onore o il piacere di trovarlo.

Scusatemi se con la mia spiegazione degli eventi sono stato un po’ troppo prolisso. Ma dovevo far capire il perché. Il perché di un comportamento, i perché di alcune piccate risposte e il perché della sua affermazione “cattivo come adesso non lo sono stato mai“.
Il mio cliente non è diverso dagli altri. E’ il perseverare che lo ha ridotto così. Questa sua continua ostinazione nello scegliere persone all’apparenza giuste ma dannose al suo già dannoso carattere. Perché nessuna di queste persone ha saputo vedere in lui i dettagli.
Sono le classiche persone che quando guardano Una Pallottola Spuntata si limitano a ridere soltanto per quello che succede davanti senza osservare quello che succede dietro.
Un’uscita al cinema ad esempio non è un’uscita al cinema. Ma la consegna del pass per entrare nel suo mondo. Non per metterci le radici, non fraintendetemi, ma intanto per dargli un’occhiata e provare a comprenderlo.
Ogni gesto, anche quello all’apparenza più insignificante, nasconde sempre un qualcosa. Perché se c’è una cosa che dovete assolutamente sapere del mio cliente è che non fa mai niente senza averci pensato e quanto fastidio susciti in lui una persona la cui bocca è collegata direttamente al culo (vogliate passarmi il termine) piuttosto che al cervello.
So che le parole volano e lo scritto rimane, ma non per lui. Per lui una parola detta guardandolo negli occhi vale più della firma del Presidente degli Stati Uniti.
Non è un martire e questo lo sappiamo tutti, anche se qualcuno pensa il contrario, provate a volergli bene ma soprattutto non crocifiggetelo.
L’unico che è stato crocifisso guardate che danni ha fatto.

In fede
Giudice Joseph Dredd

Ricordatevi che mentre qualcuna di voi sta entrando in questo blog, io starò entrando dentro qualcuna di voi.

Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato
Nonostante tutto,
Matte continua ad odiarvi.

Cheers…

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