Mamamia Let Me Go!

Matte vi odia tutti.
A prescindere che voi siate uomini, donne o bambini.
Matte vi odia.

Il giorno in cui ho imbroccato di più in tutti i miei ventotto anni è stato senza dubbio quando sono andato al Mamamia a Torre Del Lago, epicentro toscano della movida omosex. I ripetuti tentativi da parte dei gay di mettermi prono sono ormai cosa nota, come è noto il fatto che riscuota molto più successo tra gli uomini piuttosto che tra le donne. Ci andai causa compleanno di amico passato al Lato Oscuro della sessualità. Non nego che la serata, se passata in banda, può rivelarsi anche divertente sotto alcuni punti di vista, ma osservare (anche perché è impossibile non notarlo) che ad ogni tuo singolo passo c’è sempre un occhio indiscreto che ti fissa il pacco quando gli sei davanti e il deretano quando sei appena passato, può non essere facile. E non potevo neanche lametarmi. Ero in casa loro.
Stronzate.
Non c’è niente di divertente!
E’ tutto così schifosamente squallido.

Dopo aver capito che non potevo parlare con Alessio per più di un minuto che gli avvoltoi avrebbero iniziato a girarci intorno, agguantai una mia “amica” per un braccio dicendole di non lasciarmelo, per non rischiare di tornare a casa con l’ano dilatato. Con questa persona c’era stato qualcosa diversi anni addietro, roba di una sera, un controllo degli ammortizzatori e via. Poi lei si era fidanzata, lasciata, rifidanzata e rilasciata, fino al suo ritorno in quella che un tempo era la mia “compagnia” (cazzo quanto fa pischello la parola compagnia). Quel posto mi sdegna, non riesco a trovarci niente di positivo, ogni natica che marcherei a fuoco non mi guarderebbe neanche se fossi The Last Man Standing. Mi guardo intorno di continuo, convinto che, nonostante la presenza femminile al mio fianco, qualcuno mi dicesse qualcosa. Lei si accorge che sono nervoso, comincio a mangiarmi le pellicine agli angoli delle unghie quando lo sono. Cerca di sdrammatizzare, buttando là qualche discorso per lo più di routine, ma almeno prova a tranquillizzarmi. Fino a quando non le chiedo, in piena crisi, di darmi una spallata ogni volta che qualcuno mi fissa. Alla sesta in quattro passi le dico che è sufficiente. Mi sento in imbarazzo, vorrei diventare piccolo quanto un abitante di Lilliput, infilarmi in una bottiglia, farmi lanciare nel mar Tirreno e lasciarmi trasportare dalle onde il più lontano possibile. Ma purtroppo non posso. Così, andando contro al posto e ai gusti di chi frequenta quel posto, parto all’ assalto delle labbra della mia lei, che come previsto, non oppongono resistenza. Stiamo nel mezzo alla passeggiata per un po’, la fiamma del peccato si riaccende e mi ricorda quanto un piercing sulla lingua usato con criterio possa dare piacere. Decidiamo di andare a fare il bagno di mezzanotte, anche se erano le una. Appoggiamo i vestiti su un lettino, sistemato davanti sul bagnasciuga, ed entriamo in acqua, io in mutande, lei in perizoma e reggiseno. Nonostante fosse piena estate l’acqua è così fredda che sembra di essere nel mar Baltico tra i salmoni. Lei mi monta in braccio e fa uscire dal reggiseno l’arsenale bellico, così abbondante che rischio di non respirare, mentre mi calo gli slip facendo lo stesso
con il suo perizoma. Quando, con le mani in acqua, mi accorgo di aver preso qualcosa. Qualcosa delle dimensioni di un gamberetto sul viale del tramonto. “Fantastico” penso “se ne agguanto altri quattro o cinque ci faccio una fritturina”. Peccato che quel mollusco fosse una parte del mio corpo. La parte che in quel momento mi sarebbe servita di più. Quell’acqua marmata mi aveva fatto andare tutto in letargo proprio come un vero bear (stavolta non solo nell’immaginario omosessuale). Vedendo che non prendo alcun tipo di iniziativa, lei allunga la mano sott’acqua per darsi da fare, quando la fermo e, avvilito come non mai le comunico che forse era meglio uscire. Sorride e cercando di rincuorarmi per l’ennesima volta nella serata, mi dice che anche per lei la situazione termica stava diventando insostenibile. Usciamo da l’acqua e ci dirigiamo verso il lettino dove avevamo lasciato i vestiti, che come una sparecchiata all’americana, finiscono sulla sabbia. Per toglierci quel colore viola dalle labbra, lei ricomincia le sue ripetizioni in piercingologia, giusto in tempo di riportare la mia temperatura corporea al punto esatto per l’accoppiamento. La normalità viene ristabilita, il sangue si ferma dove si deve fermare, posso finalmente sdraiarmi sul lettino. Lei mi zompa sopra ed inizia a salire e scendere come un pendolare a Santa Maria Novella mentre io comincio a raggiungere il Relax dei Frankie Goes To Hollywood. Nel buio di una spiaggia semideserta, un fascio di luce sparato da dietro di noi centra in pieno i seni di lei.
“Ma che cazzo fate?” sento urlare in lontananza.
Lei si butta da una parte, lasciandosi cadere e recuperando alla velocità di Usain Bolt i vestiti che ormai erano diventati tutt’uno con la sabbia (e non oso immaginare il prurito quando si è rimessa il perizoma), io alzando gli occhi al cielo e ricamando per l’ennesima volta le lodi della Santa Madre, mi risistemo gli slip e mi alzo non riuscendo a nascondere il gonfiore (fortuna che il nero snellisce). Il custode del bagno si avvicina sempre più minaccioso e sempre con quella cazzo di torcia tra le mani neanche fosse un membro del team di CSI, illuminandoci i volti.
“Qui non si fanno queste cose” esclama incazzato come una iena.
“Mi scusi, ma qui se lo buttano tutti nel culo e lei viene a rompere le palle a me che sono l’unico con una donna”
“Qui queste cose non si fanno!” disse inflessibile come le sbarre di Regina Caeli “Andate in pineta!”
“Meglio… così lo buttano in culo anche a me!”
“A me del tuo culo non me ne frega un cazzo!!!”
“Eh, ma a me si!”
“Qui non si può, rivestitevi e levatevi dai coglioni!”
Rassegnato presi jeans e maglietta dalla sabbia e dopo averli scossi perbene, me li rimisi addosso, tutto questo sempre sotto la luce della torcia del custode. Mentre cercavo di corromperlo verbalmente, lei si era già ricomposta e rivestita. Appena il custode si accorge che siamo tornati presentabili e di conseguenza si toglie dai tre passi, chiedo alla lei dove poter andare per non infilarci davvero in quella pineta venerea.
“Matte, sinceramente, ma a me mi è passata la voglia. Torniamo in passeggiata”
Rientrammo tra la gente giusto in tempo di vedere il festeggiato sul cubo che si faceva leccare da due energumeni più oliati di una fettunta. Presi Alessio per la collottola e maledicendo i gay, le etero, il custode, Torre Del Lago e soprattutto la Madonna, montammo in macchina per tornare a Firenze.
La lei si fece risentire qualche sera dopo. Stavo vagando per il centro in cerca di un’ispirazione che non arrivava. Mi mandò un messaggio con scritto che ripensava a quella notte sulla spiaggia. Non risposi, perché per la restante camminata non riuscii a capire se era seria o se mi stava prendendo per il culo.
Se era seria era una mongola.
Se mi stava prendendo per il culo….. era una mongola lo stesso.
Non l’ho più sentita.

Ricordatevi che mentre qualcuna di voi sta entrando in questo blog, io starò entrando dentro qualcuna di voi.

Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato
Nonostante tutto,
Matte continua ad odiarvi.

Cheers…

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