PITTIntimissimi

Matte vi odia tutti.
A prescindere che voi siate uomini, donne o bambini.
Matte vi odia.

Ogni casa che si rispetti ha i suoi misteri.
In casa mia spariscono le mutande.
Non so come mai ma ogni volta che metto ad esempio tre paia di mutande in lavatrice, al momento in cui rimetto nei cassetti la roba lavata e asciutta ce n’è sempre una, o addirittura due in meno. Finita la doccia, vado a vestirmi e aprendo il cassetto mi accorgo che ci sono solo i calzini. Guardo nel cassetto del mio babbo in camera sua e anche li solo calzini. Tra la roba distesa sullo stendino solo maglie e calzini. Neanche si fosse una famiglia di millepiedi.
In preda ad un raptus omicida, prendo la macchina e vado in centro (per la cronaca un paio le ho trovate, non sono stato tutto il giorno con il papagno a
prendere aria). Anzi, per la precisione, prendo la macchina e vado al parcheggio dell’IperCoop a Ponte A Greve per usufruire dei comfort della tramvia. E’ un po’ che c’è e non l’avevo ancora mai presa. Davanti al distributore dei biglietti, prendo un euro e venti dal portafoglio e li inserisco nel buco. Me li vomita come un ubriaco dopo una serata dall’alto tasso alcolico. Ci riprovo. Li sputa nuovamente. Ripeto l’operazione per tre volte. Stesso risultato. Alzando gli occhi al cielo, prendo dieci euro e li inserisco. Come per magia ecco spuntare l’agognato biglietto. Aspetto il resto. Aspetto. Aspetto. Il resto non arriva. In compenso esce un altro biglietto che mi informa della mancata erogazione e che, per riavere quello che mi spetta, mi dovrei recare in uno degli sportelli dell’Ataf. Scuotendo la testa e maledicendo per l’ennesima volta questa città, il suo sindaco e tutti i disservizi che offre al cittadino, salgo sulla benedetta tramvia, timbro il biglietto e mi siedo in uno dei posti liberi lasciati dai passeggeri, per lo più extracomunitari dagli odori intensi. Niente da dire sulla comodità della tramvia. In meno di dieci minuti sono in via Alamanni. Mentre cammino per andare da Intimissimi, mi accorgo che c’è qualcosa di strano per le strade. I miei occhi sembrano quelli di Igor/Aigor di Frankenstein Junior. Devo togliermi gli occhiali da sole perché fanno fatica a stare nelle orbite. Una concentrazione di passera così erano anni che non la vedevo. Non una passera qualsiasi però. Passera di classe. Altezzosa, ben vestita, profumata, iPhone o Blackberry incollato in una mano e borsa griffata nell’altra che da sola costa più di tutto il mio guardaroba. Mi ci vuole un po’ prima di connettere che sono capitato in centro durante Pitti Uomo. C’è sempre una spiegazione a tutto.
Ascoltando Mr.Tambourine Man versione Bob Dylan, sento dentro di me il richiamo del vinile. Decido di fare una piccola sosta da Ricordi per vedere se riesco ad alleggerire la carta di credito. Salgo al primo piano e comincio a guardarli, quando alzando gli occhi mi accorgo che ci sono due ragazze che mi stanno osservando. Chiaramente faccio finta di niente, pensando che probabilmente mi hanno confuso per qualcun’altro. Per la verità penso che siano le ennesime discomani che stanno cercando qualcosa di Lady Gaga per autolesionarsi il cervello e le trombe di eustacchio. Trovo Harvest di Neil Young. Lo afferro e, per prima cosa guardo il prezzo, troppo. Ho speso un’esagerazione in questo periodo tra viaggi, regali e pneumatici bucati. Così seppur a malinQuore lo rimetto al suo posto. Continuo a scarrellarli con le dita, quando alzo nuovamente lo sguardo e le due discomani sono sempre lì e mi stanno sempre osservando mentre parlottano e sghignazzano tra di loro. Che cazzo vorranno? Non mi interessa, l’unica mia preoccupazione sono i vinili. Dopo l’ultimo vinile visionato, mi metto a guardare i libri e non trovo niente di interessante.
Le ragazze non ci sono più.
Si, mi avranno confuso per qualcun’altro.
Esco da Ricordi incredibilmente a mani vuote. Sarà successo una o due volte. Mi rimetto gli occhiali da sole e dopo qualche passo verso Piazza Della Repubblica
mi sento bussare sulla spalla. Mi volto ed erano le discomani. Scannerizzandole da vicino sembravano due gemelle. Stessi capelli castani lunghi freschi di piastra, ciuffo da una parte, Moncler (una lucido l’altra normale), jeans sottovuoto e UGG ai piedi. Una indossava gli occhiali da sole, l’altra no. L’occhialuta mi sorride e dice qualcosa che, complice l’intro di Riff Raff degli AC/DC, non capisco. Mi tolgo le cuffie, loro due si guardano e cominciano a sorridere.
“Scusa, volevamo chiederti una cosa” esordisce quella senza occhiali.
“Dimmi”
“Mi vergogno un po’ però…”
“Tranquilla, ho già pranzato”
Si guardano ancora e imbarazzate ricominciano ridere.
“Volevamo sapere se sei un modello di Pitti”
Mi era già capitato di essere fermato da due discomani della loro età, vent’anni più o meno, con la scusa del ‘la mia amica ti vuole conoscere’. Non le trattai benissimo. Anzi, fui proprio uno stronzo (ma questa non è una novità). Ma tra tutte le cose che potevano chiedermi questa era senza dubbio tra le più fastidiose.
Un modello di Pitti. Io? No cazzo! No!
Non ero neppure vestito particolarmente bene. Cappello in testa per tenere in caldo le idee, piumino, felpa della Carlsberg verde con cappuccio, jeans oversize e Stan Smith bianche. Con che criterio mi hanno immaginato vestito come un idiota su una passerella? Io sono un figlio del blues cazzo. In più mi avevano fatto togliere le cuffie durante Riff Raff e già questo era sufficiente per farmi incazzare. Comunque, la loro domanda mi prese alla sprovvista.
“NO” rispondo laconico.
“Ma lavori a Pitti?” – madonna Pitti….. – mi domanda l’occhialuta.
“Neanche”
“Ah ok. Fa niente”.
Non posso farle andare via così senza chieder loro il motivo di questa umiliazione pubblica.
“Scusa ma come mai questa domanda?”
“Perché oggi è l’ultimo giorno e la sera ci sono sempre un sacco di feste esagerate. Pero’ ci vuole l’invito che noi purtroppo non abbiamo. Se eri un modello o ci lavoravi, magari gli inviti ce li potevi procurare te”
C’è sempre una spiegazione a tutto.
Vi rendete conto?
Vent’anni, belline da morire, firmate da capo a piedi che si “prostituiscono” per rimediare un invito ad una festa piena di cialtroni nullafacenti.
“E voi stasera avreste il coraggio di andare in un posto del genere?”
“Certo, è il top!” risponde l’occhialuta gonfia d’orgoglio.
“Ma perché non state a casa a guardare un film o ad ascoltare un cd dei Pink Floyd?”
“Chi sono?” mi domanda l’altra.
Comincio a sentire un certo prurito alle mani. Devo assolutamente andarmene. Non c’è speranza per questa generazione fatta di ubriaconi, tossici e mignotte. Le saluto, mi rimetto le cuffie e prima di ricominciare a camminare, osservo la vetrina di Ricordi. Michael Jackson, Alessandra Amoroso, Eros Ramazzotti, Negramaro, Nek.
Non c’è speranza.
Avvilito come non mai entro da Intimissimi.
Trovo un paio di mutande, classico color nero, ma le rimetto al loro posto sdegnato dalla scritta cubitale INTIMISSIMI sull’elastico. Ne prendo un altro paio, anche queste nere, anche su queste un’ insegna sull’elastico. Sempre più sconfortato chiedo ad una commessa se esistono delle mutande nere, semplici, senza scritte. Non ci sono. Decido di prendere quelle con la scritta più piccola possibile.
“Secondo te, meglio la quinta o la sesta?” le domando.
“Dipende, se sei tutto in proporzione meglio la sesta….” risponde la commessa.
Non ho parole.
Le guance mi diventano rosse come quelle di Heidi.
Una che ti fa un’affermazione del genere va portata in un camerino e castigata a dovere. Peccato che la commessa faccia schifo. Ha la faccia segnata da un uso smisurato del Topexan e una ciambella intorno alla vita che sembra quella di salvataggio. Lei l’intimo lo compra da quelli che forniscono i tendoni al Circo Togni. Solo nei film una che ti spara un’ affermazione del genere è una topa da ricovero. Sotto lo stesso effetto dei Beatles quando scrissero Lucy In The Sky With Diamonds, pago le mutande e torno in via Alamanni a prendere la tramvia. Prima però mi fermo allo sportello dell’ataf in piazza Stazione per prendere il resto del biglietto del viaggio d’andata. Carino come non mai, il tipo me lo da solo in monete.
Era arrivata l’ora di tornare a casa.
Questa è Riff Raff.
Affogate nelle vostre feci, discomani di merda!

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Ricordatevi che mentre qualcuna di voi sta entrando in questo blog, io starò entrando dentro qualcuna di voi.

Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato
Nonostante tutto,
Matte continua ad odiarvi.

Cheers…

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