Long live rock’n’roll

Matte vi odia tutti.
A prescindere che voi siate uomini, donne o bambini.
Matte vi odia.

Il rock è una cosa che si ha dentro.
C’è chi sa disegnare, chi sa cantare, chi ha una spiccata attitudine nel fare i miliardi e chi squirta quanto la Fontana di Trevi.
Lo stesso vale per il rock.
E’ nel tuo dna. Da sempre. Aspetta solo il momento giusto per uscire. E per cambiare definitivamente il tuo modo di vivere. Scoprire di avere la musica rock che ti scorre nelle vene quasi quanto il sangue è di una semplicità unica.
Uno se ne accorge dopo aver finito di ascoltare il suo primo disco. A me successe con Led Zeppelin II. Il riff di Whole Lotta Love con l’orgasmo vocale di Robert Plant, il basso di John Paul Jones in The Lemon Song, l’assolo di Heartbreaker
(o come mi ha detto il Bacca quello che succede dopo l’assolo), i deliri sui rullanti di John Bonham in Moby Dick. Roba da cazzo duro! Finito il blues di Bring It On Home, cominciai a sentire dentro di me una sorta di formicolio. Ansimavo, scrutando ogni angolo di camera mia sperando di trovare una risposta al mio eccitante malessere. Fino a quando capii che ci ero dentro. E quando si entra nel tunnel conviene arredarlo perché non se ne esce più. Ne volevo ancora. Nick Hornby in Alta Fedeltà definisce un feticista musicale non diverso da quello porno. E’ la verità.
Ai tempi avevo già internet a casa anche se con la misera connessione a 56k. Iniziai a documentarmi. A mettere le fondamenta. La bolletta della telecom aumentava a vista d’occhio, ma stavo imparando. Tanto paga il babbo…. Con i soldi che avevo messo da parte per un ipotetico viaggio in terra a stelle e strisce, comprai le basi:
Led Zeppelin I e IV
Highway To Hell
Let It Bleed
Are You Experienced?
Paranoid
Tornavo a casa da scuola, mangiavo il più velocemente che potevo rischiando pure di morire soffocato (che onore morire come Jimi.. anche se lui morì soffocato dal suo stesso vomito. Io al massimo sarei morto soffocato da un pezzo di pane. O magari da una pipa. Rigata ovviamente), salivo in camera, mettevo nel mio antidiluviano stereo Panasonic uno dei cd e mi buttavo sul letto. E mi eccitavo. Può sembrare una stronzata ma è la verità.
Quando ti masturbi, quando fai sesso non è la stessa cosa. Il rock va oltre.
Continuavo a documentarmi.
In culo i compiti di matematica, le versioni di latino e le traduzioni per la prof di inglese (a proposito, la mia professoressa di inglese si chiamava, e spero si chiami tutt’ora, Giovanna Borri. Single non per scelta perché si metteva le calze bianche con i peli da fare. A parte questo faceva schifo. Dato che era signorina si presentava come miss. Unite miss con il suo cognome e capirete perché, nonostante fosse un cesso più grande di quelli della Sebach, ad inglese avevo nove), a casa studiavo Jimmy Page, Bob Dylan e il mancino di Seattle.
Continuavo anche a spendere. Ormai la torre porta cd stava pendendo come quella di Pisa. La Galleria Del Disco nel sottopassaggio in Piazza Stazione era la mia biblioteca. Il commesso, un rosso anemico e vicino all’anoressia, mi dava qualche dritta. Mi fece comprare anche un album dei Rancid. Non so che fine abbia fatto, probabilmente adesso è appeso in qualche macchina meridionale per evitare i flash degli autovelox. Ma solitamente quello che mi consigliava era sempre un qualcosa a me gradito. Molto gradito.
Messe le basi, mi accorsi che ad eccezione del Menestrello di Duluth, avevo soltanto dischi hard rock. Così provai a cercare nuove sonorità. Perché è così che si comporta una feticista musicale. Non ne ha mai abbastanza. Deve sempre avere qualcosa di nuovo. Che poi in realtà è qualcosa di vecchio. Così come non bastano
più gli album. Ci vogliono le discografie intere! Ho avuto il periodo in cui ascoltavo soltanto blues, che considero il genere che sento più mio anche per il mio carattere e il mio modo di vedere le cose. Il periodo in cui c’era solo il rock’n’roll anni 50 e il rockabilly, il periodo del folk, del country, dell’acustico, della psichedelia, delle canzoni on the road, dei virtuosi della sei corde, del grunge (ho avuto anche il periodo hip hop ma preferisco non ricordarlo.
Nessuno è perfetto). Conobbi i Pearl Jam e mi innamorai (da ricordare il mio pianto a Verona durante Betterman, la mia canzone preferita di sempre). Persi la testa per i Guns n’ Roses (da ricordare pure i miei cinque minuti di vuoto durante l’assolo finale di Paradise City al concerto di Slash). Axl Rose divenne il mio eroe. Pensare che adesso lo brucerei vivo.
Slash il mio amico immaginario con cui condividere i pensieri e le agonie adolescenziali.
Pensare che l’ho visto ad un metro di distanza.
Appetite For Destruction è stato masterizzato due volte perché lo stereo non me lo leggeva più da quante volte lo avevo ascoltato. Purtroppo, con queste stronzate di mp3, l’ascolto di un intero lp è caduto un po’ in disgrazia. A chi interessa comprare un album e ascoltarselo tutto. Se c’è una canzone che hai ascoltato alla radio o peggio ancora in un fottuto spot televisivo, te la scarichi da aMule e hai già finito.
Lester Bangs (chi non lo conosce si informi) disse che il rock era già morto sul finire degli anni sessanta. Non sono completamente d’accordo con lui. Secondo me è morto almeno dieci anni dopo. Adesso non c’è rimasto niente. Solo ricordi.
Ero all’autogrill giovedì scorso e insieme ai miei colleghi sbazzoni stavamo guardando le prime quindici posizioni della hit parade italiana. Marco Mengoni, Alessandra Amoroso, Biagio, Eros. Bruciate cancri. Anche se la prima categoria da incenerire sono i fricchettoni dell’indie rock. Ahimè il futuro è nelle loro mani.
Ho paura, ho paura che tra cinquant’anni quando sarò con i nipoti…. CORREGGO
Ho paura che tra cinquant’anni quando sarò sulla poltrona del salotto, solo come sempre forse come non mai, continuerò ad ascoltare la stessa musica che sto ascoltando oggi. Che tra cinquant’anni sarà la musica di un secolo fa.
Un secolo cazzo.
Ma io sarò lì, magari con il Baldo, Andre e il Bomber a rimembrare di quando eravamo a vedere i Pearl Jam e metteremo sul giradischi il vinile di Ten. Effettivamente Ten è un po’ troppo contemporaneo da ascoltare in vinile. Ma ci sono degli album come ad esempio Harvest di Neil Young o The Freewheelin’ Bob Dylan che se ascoltati su un vinile hanno un effetto completamente diverso. Ti sembra di essere veramente lì.
In quegli anni dorati in cui noi avremmo voluto vivere.
Ma chi può dire di vivere veramente se lasciamo morire il rock’n’roll?

Questi sono i Led Zeppelin e questa è Since I’ve Been Loving You

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=flcF4vNa61U&w=640&h=390]

ps. come avrete notato non è mai stato citato il RE.
Su di lui è sempre un discorso particolare che forse, prima o poi, farò.
pps. stavo guardando il video di State Of Love And Trust a tutto volume e cantavo a squarciagola cercando di emulare il Benzinaio con risultati piuttosto penosi. Quando entra in camera la mia nonna e mi trova in ginocchio sul parquet.
Mi guarda e dice: “Te tu c’hai il demonio dentro!!!”
Perché non dimentichiamoci che per i bigotti baciapile, il rock era la musica del diavolo. Ma andate a fare in culo voi e il vostro dio!
Il mio dio non è sulla croce ma è mancino ed ha una Fender Stratocaster bianca…

Ricordatevi che mentre qualcuna di voi sta entrando in questo blog, io starò entrando dentro qualcuna di voi.

Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato
Nonostante tutto,
Matte continua ad odiarvi.

Cheers…

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