Vorrei tornare

Matte vi odia tutti.
A prescindere che voi siate uomini, donne o bambini.
Matte vi odia.

Ne parlavo lunedì sera alla radio con Andre.
In più me l’ha detto la Marti ieri a pranzo.
Immaturi è un film che non andrei a vedere neanche se mi legassero sul lettino di Hannibal Lecter e mi sottoponessero alla cura Ludovico. Però da quello che mi hanno riferito c’è un qualcosa che mi potrebbe interessare. Nel film Luca è uno speaker di RTL e conduce un programma intitolato “Vorrei essere”, dove i radioascoltatori con le loro telefonate richiedono dei pezzi che ricordano periodi e momenti felici della loro vita. E’ da ieri che penso a che anno tornerei.
Momenti felici? Mah….. Dovrei pensarci bene. Parecchio bene.
Guardando la quinta puntata della quarta serie di Californication il mio alter ego, durante un dialogo con la sua Mia (gioco di parole incredibile) le confessa che tornerebbe nel 1994, anno in cui conobbe Karen (sempre più identica) e nacque sua figlia Becca.
Non è che uno si sceglie il suo alter ego a caso.
Hank Moody ormai è il mio da quattro anni.
Non posso non concordare la sua scelta.
Il 1994.
L’anno in cui Baggio calciò al cielo di Pasadena quel maledetto rigore.
L’anno del passaggio tra la prima e la seconda media. Quando non sei più un nessuno ma cominci ad avere un nome. (che tra l’altro ho sempre avuto visto che ero probabilmente il più alto di tutto l’istituto). Si, quello era un gran bell’anno. Ancora non avevo iniziato a farmi la barba, anche se la peluria sul mento e sulle guance stava diventando importante. Non odiavo nessuno, ero sempre felice, non pensavo alle donne anche se cominciavo a trovare un certo interesse per i seni più sviluppati e per i Teletutto. Mentre mi sbucciavo il pisello pensavo che forse un giorno, se fossi stato fortunato, anche io sarei riuscito a toccare tutta quella cuccagna. In diversi già pomiciavano, ma io me ne sbattevo.
Avevo la pallacanestro.
La pallacanestro mi faceva stare bene. Giocare con tutti i miei amici. Quello più lontano abitava a tre chilometri di distanza dal palaghiaccio. Il nebbione sotto la doccia, il giro di pacche, le rare volte che vincevamo era come se avessimo vinto l’Eurolega. Ma non era vincere il motivo per cui giocavamo nella mitica Freccia. Adesso ogni volta che entro in un palazzetto è come se stringessi sempre di più il silicio intorno alla mia coscia.
E’ la punizione per non avere smesso tanti anni fa.
Avevo i videogiochi.
Nel 1994 passavo i pomeriggi interi davanti al Sega Mega Drive, che ai tempi era il top del top della grafica e della giocabilità. Giocavo al primo Tekken, a Nba Jam, a Super Street Fighter, a Mortal Kombat (ancora mi ricordo la combinazione di tasti per togliere la censura: ABACABB) e quando mi concedevo una licenza poetica, accendevo il 486 per giocare al mitico Doom2. Un videogioco era un videogioco. Non come queste cafonate di adesso sempre più realistiche. Giochi a Call Of Duty e prima di dare una fucilata a qualcuno devono passare due mesi, perché devi coordinare, posizionare, attendere. Ma che cazzo me ne fotte del realismo. E’ un giochino cazzo. Deve restare tale! Se voglio il realismo prendo e vado in Afghanistan.
Fanculo. Ridatemi il Mega Drive.
Nel 1994 la musica stava già prendendo una brutta piega. In Italia specialmente. The Rhythm Is Magic, The Rhythm Of The Night, Think About The Way sono stati i singoli più ascoltati nel nostro bel paese. In più la Pausini vinse Sanremo con La Solitudine. L’inizio della fine.
Mentre noi lottavamo con questi cancri, nel mondo uscirono Vitalogy, Grace, Superunknown, Jar Of Flies e The Division Bell, ultimo album di inediti dei Pink Floyd rimasti in tre dopo l’abbandono di Ruggero Acque. Il Boss scrisse Streets Of Philadelphia, una canzonetta. Jonathan Demme gli chiese di comporre un pezzo per il suo ultimo filmetto.. Bruce se la cavo benino. Entrambi vinsero l’oscar. I Guns n’ Roses coverizzarono Sympathy For The Devil
degli Stones per la colonna sonora di Intervista Col Vampiro, non pensando che il loro chitarrista se ne sarebbe andato in tempi brevi, lasciando nello sgomento miliardi di scalmanati fan. Me compreso. Kurt Cobain fece la cosa migliore della sua vita: spararsi in bocca. Un idiota in meno.
Mi mancano le domeniche pomeriggio al cinema con Alessio.
Il telefonarsi alle una, aprire la pagina della Nazione degli spettacoli e decidere insieme cosa andare a vedere. Oppure andare direttamente in centro, guardare tutte le locandine nella vetrina di via Martelli e scegliere. Tutti i miei cinema non esistono più. L’Astra, l’Excelsior, il Gambrinus, il Manzoni. Chiusi. Sostituti da alberghi, librerie, appartamenti e pure da un Hard Rock Café. Andavo sempre in galleria. Ero convinto si vedesse meglio. Sinceramente avevo paura che stando in platea uno più alto di me mi si mettesse davanti e non riuscissi più a vedere niente. Mi sarei incazzato da morire. Quanto vorrei farlo io adesso. Ma purtroppo non saprei dove. L’unico luogo dove riesco a sfoderare tutta la mia stronzaggine è ai concerti, quando decido di mettermi davanti al gruppo più mezzasegato. Sembra incredibile ma nel 1994 uscirono: Le Ali Della Libertà, Clerks, Il Corvo, Assassini Nati, Forrest Gump, Il Postino, Leon, Stargate e soprattutto Pulp Fiction. Nove capolavori usciti nello stesso anno. Ora, quando va bene, ne escono due. Le idee finiscono anche ad Hollywood (vedi i vari remake o peggio ancora i reboot).
Si, quello fu proprio un bell’anno.

E’ agghiacciante scrivere una cosa del genere dopo che mi lamento di continuo sul fatto di essere circondato da persone bravissime nel guardare indietro, ma incapaci di guardare avanti. Almeno nel passato riesco a vedere qualcosa. Il mio presente è più annebbiato delle campagne padane mentre il mio futuro è un’ enciclopedia di fogli bianchi.
Il problema è che sono senza penna.
Le puntate sono state giocate, i cuori sono stati spezzati, dure lezioni sono state imparate mentre io annego in un mare di figa senza senso. Non ho idea di come sia arrivato a questo punto. Ma sono qui.
Le lancette corrono, il divario diventa sempre più incolmabile.
Ci sono tante cose che devo ancora capire. Ad esempio mentre sono laggiù sarebbe carino vedere almeno un inizio di peli pubici. Non mi interessa il cespuglio, come la capigliatura afro di Doctor J negli anni settanta, solo qualcosa che mi ricordi che in quel momento sono con un’adulta.
Tutte uguali, anche per come si acconciano la vagina.
Quando sei un uomo di blues tutto il resto è solo un fastidioso dettaglio.

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Ricordatevi che mentre qualcuna di voi sta entrando in questo blog, io starò entrando dentro qualcuna di voi.

Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato
Nonostante tutto,
Matte continua ad odiarvi.

Cheers…

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