ESTATEvene a casa

Niente introduzione oggi.
E niente chiusura.
Capirete il perché. I più astuti lo avranno già capito.

Ormai lo sanno anche i muri, da ieri il mio umore, già pessimo di suo, è diventato
più intrattabile ed intollerante di sempre.
Sarà così per tre mesi. Fino alla fine di settembre.
Per tre motivi:
il primo – è cominciata l’estate.
Non c’è niente da fare, non la sopporto. La mia pelle (diciamo pure i miei peli che tanto mi fanno comodo d’inverno) ha già preso la forma della ventosa dello sturalavandini. Per la gioia (??) di Remo, il mio armadio conta più di cento magliette tra maniche corte e lunghe, di ogni colore presente nella quadricromia di Photoshop escluso il marrone ed il blu. Ma durante questo maledetto trimestre sono “costretto” a vestirmi di nero (ad essere sincero il nero è il simbolo del mio essere in lutto da quando mi sono accorto che è morta l’intelligenza) perché non posso fare altrimenti. Martedì mattina (the first day) ho esordito battendo il record di velocità di ascella pezzata. Sette minuti netti. Sulla mia meravigliosa maglietta verde con Darth Fener che piange sul triciclo perché deve trascinare Boba Fett ed uno Stormtrooper, sono apparse così tante chiazze bagnate da ricordare la Regione dei Laghi in Finlandia.
Una freschezza mai vista.
L’estate è sinonimo di mare, ma non voglio soffermarmi troppo sul mio disagio negli ambienti balneari. L’estate è la stagione in cui i rampolli possono finalmente
sfoggiare le loro polo di Ralph Lauren con il maglioncino appoggiato sulle spalle, i pantaloni bianchi con il risvolto alle caviglie e i mocassini Tod’s da barca. Pensare che c’è chi per due anni mi ha voluto conciato così.
Ti sarebbe piaciuto eh??
L’estate è il Papeete a Milano Marittima, dove si può trovare calciatori più o meno scarsi, parassiti dello spettacolo più o meno inutili e pin-ups più o meno economiche, il tutto ripreso dalle sapienti telecamere di Lucignolo La Bella Vita. Ma l’estate non è solo Mi.Ma., è anche il Forte Dei Marmi, di recente Gallipoli e tutto il Salento e se proprio vogliamo andare all’ estero niente è più glamour di Formentera ed Ibiza. Se non sei mai stato al Pacha sei davvero il peggio.
Ogni estate, a Firenze, scatta il toto-locale-tormentone, ovvero quale sarà il posto dove ci troverai la gente più giusta e di conseguenza tutti quei pezzenti che vorrei-ma-non-posso o, ancora peggio, quelli che ci vanno perché credono che lo stare
in un posto di esaltati mediocri riesca a dar loro quel tono che manca. Alla Snai danno il Flò quasi alla pari, seguito dal Manduca, penalizzato da una location non troppo chic per gli standard della clientela. Attenzione al Blanco che i bookmakers danno in rimonta. Perché in estate il concetto di branco brucia come il cosmo di un cavaliere dello zodiaco. Branco, una parola che mi ha sempre fatto
cacare per il semplice motivo che l’ho sempre abbinata all’apparenza e al fatto di essere il più possibile uguale agli altri. Per me le le discoteche ne sono l’esempio più lampante a partire dai buttafuori all’ingresso che non ti fanno entrare ad esempio se non indossi una camicia (sbottonata) o un paio di mocassini da rampollo, fino ad arrivare a quelle ragazze che mi danno del misogino perché affermo che una donna è zoccola, ma che nel mentre se lo stanno facendo appoggiare da un pompato tamarro lampadato dalle sopracciglia sottili come due virgole…….. che un estremista islamico possa farvi saltare in aria tutti.
il secondo – gli esami di maturità.
E’la prima volta che ne parlo. Beh tutti sanno com’è andata. Come dice il proverbio: “sbagliando si impara”. Ho un carattere di merda, lo so e sono cosciente di essere come dire.. a modo mio e fino a qualche anno fa ero quasi orgoglioso di aver sbattuto quella porta a duro. Se fosse stato un film la scena sarebbe stata al rallentatore, alla Wolverine dopo l’esplosione dell’elicottero dietro di lui. Per quanto sia cinefilo non si trattava di un film, ma del mondo vero e non ero un duro ma un cretino, perché avevo appena commesso lo sbaglio più grande che potessi fare. A diciannove anni sei in quella fase in cui non sei né un pulcino né un galletto, nonostante tu voglia mostrare a chi ti sta intorno quanto sia rossa fiammante la tua cresta. E’ umiliante per uno come me non avere un diploma. Quella vacanza in Grecia, tutti quei brindisi. Non mi scorderò mai quando Ale disse: “al maturo senza maturità”. Adesso cominciate a dire che tanto non serve a un cazzo. Non mi interessa. E’umiliante. Punto. Sembra assurda come cosa. La maggior parte delle cose che dico raramente vengono condivise, però so dove vanno messi il soggetto, il predicato verbale ed i vari complementi, abilità rara ai giorni nostri. Non sbaglio un congiuntivo da quando avevo la coda e, non scordiamocelo mai, non perdo a Trivial Pursuit dal 1999. Però pur cercando di sopprimere quel ricordo con tutto me stesso, in questo periodo eccolo che riappare, nitido come una fotografia appena uscita dalla camera oscura. Anche perché, come orgogliosamente sostengo, ci sono cose che proprio non si possono evitare. Se fossi stato un maturando quest’anno, avrei scelto senza esitazioni il tema dei quindici minuti di celebrità e probabilmente mi avrebbero dovuto buttare fuori dall’aula a calci in culo da quanto avrei scritto.
Anche ai tempi non era il tema che mi spaventava, neppure la seconda prova di inglese che già conoscevo parecchio bene. Fottuta terza prova. Posso sempre dire di aver preso cinquantotto alla vecchia maturità. No che schifo, passerei da secchione segaiolo.
il terzo – il mio compleanno.
Che c’è di male?
Non voglio ripetere quello che ho scritto pari pari un anno fa, anche se il mio pensiero non è cambiato di una virgola. Da quanto i sistemati mi hanno doppiato mi sembra di essere Gaston Mazzacane sulla Minardi. Ci sono sempre più conviventi, sempre più amiche-conoscenti-ed-ora-ex-ragazze incinta, Leo si è sposato e Michele lo farà a settembre. E’ un compleanno strano. Saranno gli ultimi trecentosessantacinque giorni che vedrò, o dirò, la mia età con il numero due davanti e come tutti compleanni è momento di riflessione. Non mi va di riflettere, oggi non voglio pensare, voglio solo sentire il suono della puntina che gracchia sul giradischi e la voce di uno a caso (tanto si casca sempre bene) uscire dalle casse. Un figlio del blues non accetta compromessi, sia nella vita sia, soprattutto, nella musica. Perché è un puro. Come me. Orgoglioso di esserlo. Almeno in questo.

Ho scoperto questa canzone ieri sera. Volevo fare una compilation di ballads da ascoltare durante il viaggio, un misto tra on the road e sospironi. Avevo bisogno di tirare fuori parecchie emozioni che, a causa del solito carattere di merda di cui parlavo qualche riga sopra, non sapevo più dove si trovavano. Ho scritto su YouTube: “Eddie Vedder Bruce Springsteen” e oltre alla versione di Better Man cantata da entrambi (che conosco a memoria) mi è apparsa questa perla, chicca, non so neppure come chiamarla. La prima volta che l’ho ascoltata ho avuto la stessa reazione che ha la Patti dopo quaranta secondi. La seconda, quella che ha Bruce a fine video. D’altronde che cosa potevo aspettarmi dal Benza che canta il Boss? Questa canzone è stata la bussola.
Oggi e solo per oggi non sarò un bonsai.

Come on rise up….

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=CvMFdAtsRTg&w=560&h=349]

Buon compleanno stronzo…

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