Mother and son

Matte vi odia tutti.
A prescindere che voi siate uomini, donne o bambini.
Matte vi odia.

Ci sono dei momenti che ti lasciano il segno.
Magari esagero. Ma uno di questi “momenti” mi è successo circa venti minuti fa.
Mi spiego meglio.
Ieri è uscito Assassin’s Creed: Revelations, videogioco che ho prenotato da quasi un mese e che non vedevo l’ora che uscisse. Così, armato di scontrino, me ne vado all’Ipercoop pronto per versare nelle casse della Ubisoft i miei rigorosi 70 Euro.
I centri commerciali di solito mi mettono in subbuglio l’intestino crasso ma purtroppo, dopo aver litigato con quella mignotta del Game Store, non ci sono altri negozi di videogiochi nei paraggi.  E se proprio devo essere sincero fino in fondo, i commessi del Game Stop sono molto carini e cordiali, sanno sempre consigliarti il gioco giusto e per un feticista della console è confortante sapere che i tuoi 70 Euro verranno spesi con criterio. In più con la tesserina ho sempre una marea di sconto. Il che visti i prezzi non è mai una cosa brutta.
Entro dentro l’Ipercoop e mi intristisco subito nel vedere gli addobbi natalizi, le lucine e quelle odiose stelle di neve, fatte di carta, scendere dal soffitto. Cerco di non farci troppo caso e mi dirigo scanzonato, come una Cappucetto Rosso nel bosco che sta raccogliendo le margherita per la nonnina, verso il Game Stop. D’un tratto incrocio lo sguardo con una ragazza. Lei mi guarda, io la guardo. E’ inutile che stia a dire che la riconosco subito e lei altrettanto. E’ una mia vecchia fiamma. Una roba di un annetto e mezzo fa circa. Una roba da one touch and go. Niente di nuovo quindi. La vedo bene, sempre con lo stesso brillantino al naso, sempre con lo stesso taglio di capelli anche se adesso non li ha più neri ma mechati di biondo. Ci salutiamo dandoci due bacini sulle guance. Mi chiede come sto. Io faccio lo stesso. Mi domanda come mi va la vita e come mai, conoscendo la mia rompicoglionezza cronica, tra tutti i posti che ci sono che cosa ci faccio in un centro commerciale. Gonfiando il petto le dico che sto andando a comprare tale videogioco, che lei non conosce, e che mi girano le palle perché è uscito ieri e ancora non è tra le mie mani. Dimenticanze dovute all’età che incalza. Visto che ci sono aggiungo che sto cercando anche una custodia ad astuccio per il mio MacBook Air. Che chiaramente non chiamo né MacBook Air né custodia ad astuccio ma bambino e copertina. Perché è quello che è. Il mio bambino. Lei crede veramente che sia diventato padre. Mi fa i complimenti e gli auguri e a sua volta mi dice che è diventata mamma.
Panico.
Faccio finta di non aver capito, chiedendogli “come?” proprio come faceva il compianto Maurizio Mosca ai tempi di Guida Al Campionato. La neo madre ribadisce il concetto e mi indica con gli occhi tre persone dietro di lei che stanno pagando alle casse. Ci sono due cariatidi e un ragazzo che sta dondolando un passeggino.
Panico.
Il ragazzo dovrebbe avere la nostra età, anno più anno meno. E’ piccolino di statura e nero come il carbone. Non africano eh, diciamo olivastro. Ma olivastro acceso. Ha i capelli corti, neri, la barba incolta, nera ed è vestito diciamo in tenuta casalinga da domenica pomeriggio. Adesso la guardo con occhi diversi, per essere rimasta incinta ed aver partorito non si è svagonata più di tanto. Comincio a fare due conti in testa ma senza calcolatrice è veramente difficile. Un anno e mezzo sono diciotto mesi, pensandoci meglio non è un anno e mezzo. Era settembre l’ultima volta che abbiamo consumato. Quindi sono passati quattordici mesi. Quindici se vogliamo arrotondare per eccesso. Quando ci vedevamo c’ero solo io, almeno credo. Dal messaggio e dalle cagate che scriveva su Facebook lui lo ha conosciuto dopo poco. Facciamo un mese dopo. Quindi tenendo conto dei nove mesi di gravidanza. Quattordici o quindici, o tredici?, meno nove fa? Troppo complicato senza calcolatrice. Accidenti a tutti i due che ho preso alle superiori. Mi fossi applicato di più forse… Per rendermi veramente conto della situazione devo vedere l’infante. Dopo aver preso le buste con la spesa, da dove sbuca una terrificante confezione di pannolini formato famiglia, il ragazzo col passeggino e i due matusa si dirigono verso di noi. Dalla mano sinistra di lui vedo uno scintillante luccichio dorato. Più che si avvicina e più che riesco a mettere a fuoco di cosa si tratta.
E’ una fede nuziale. Immediatamente guardo anche la mano sinistra di lei. Stesso dorato luccichio. Boia! In questi quattordici-quindici mesi non solo c’è stato un infante ma pure un matrimonio. I tre arrivano da noi. Allungo la testa come uno struzzo per scoprire il sesso dell’infante. Merda, è una femmina. Un’altra encefalitica nel mondo. Mi dispiace per lei. La bambina avrà tre-quattro mesi (non sono bravo ad indovinare l’età delle adulte figuriamoci delle neonate) e ha due occhioni neri che una persona normale si incanterebbe per ore ad osservarli. Ma un membro dell’Erode Fans Club come me non si lascia di certo commuovere per così poco. Adesso che ho un’altra informazione fondamentale ricomincio con i miei calcoli mentali. Quattordici meno nove fa cinque. La bambina ha tre-quattro mesi. Porca puttana! Dopo appena due mesi di relazione si è fatta ingravidare. Che aveva paura di non fare in tempo? Ma no, sono sicuro che dopo due mesi aveva già capito che quello era l’uomo della sua vita, l’unico con cui nidificare e mettere su famiglia. Un classico dei cosiddetti “Culi degli altri”.
Penso che non esistono più le mezze stagioni.
Voi lo so invece che cosa state pensando.
Impossibile, l’ovulo si trova nell’utero, non nell’esofago.
Lui e i matusa mi guardano, credendo che mi presenti. Cosa che non faccio. Perché subito dopo essermi accertato se era maschio o femmina, la mia mente torna indietro a quell’anno e mezzo circa fa. Ripenso al suo modo di baciare senza labbra ma solo con la lingua. Al suo alito costantemente impregnato di nicotina come ogni fumatrice di due pacchetti di media al giorno. E’ capitato a volte che fumasse addirittura durante l’atto. Ripenso agli zompi che faceva sul materasso quando mi stava sopra. Da quanto si elevava sembrava che avesse le molle alle ginocchia. Pensate che una volta da quanto ci davamo dentro abbiamo rotto le stecche del letto. Ripenso a quella volta che mentre molleggiava per poco le uccido il suo adorato gatto con una pedata sul muso. Quella simpatica canaglia era saltato sul letto e con le unghine dei piedi mi aveva graffiato le caviglia destra. D’istinto ho lasciato partire un piattone a giro più preciso di una punizione calciata da Beckham ai tempi d’oro. Matte 1 – Gatto 0. Ma soprattutto ripenso a quello che voleva che le dicessi. Insulti, parolacce, schiaffi sulle mele che fino a quando non diventavano rosse non voleva che smettessi di vergare. Quanti ricordi.
Lei mi guarda e mi dice: “Che ci vuoi fare Matte, si cambia, si cresce”
Sulla mia faccia si materializza un sorriso. Guardo lei negli occhi, poi guardo la bambina e infine guardo lui. La saluto e me ne vado, continuando a ridere perché ripenso a quello che mi ha appena detto. Si cresce. A lei piaceva parecchio quando cresceva.
Una persona a me molto cara una volta disse: “Perché se io posso cambiare e voi potete cambiare.. tutto il mondo può cambiare!” diventando l’eroe di una nazione che per questioni politiche gli era avversa.
Prometto che anche io prima o poi cambierò.
Adesso vi lascio che devo provare Assassin’s Creed: Revelations.

Questa è dedicata a tutte le madri.

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Ricordatevi che mentre qualcuna di voi sta entrando in questo blog, io starò entrando dentro qualcuna di voi.

Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato
Nonostante tutto,
Matte continua ad odiarvi.

Cheers…

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