FABIOdoesn’tFLY

Matte vi odia tutti.
A prescindere che voi siate uomini, donne o bambini.
Matte vi odia.

Ebbene sì, l’ho fatto.
Sono andato al cinema a vedere “Il Giorno In Più”.
A quasi un anno dal post Fabio Fly, mi ritrovo a parlare del mio acerrimo nemico Fabio Volo. I motivi per cui non mi piace li potrete ritrovare cliccando sul link due righe sopra e sono svariati. Eviterò infatti di ripetere la solita nenia piena di insulti e di offese a lui e a tutte le puttanelle che impazziscono per le sue opere. Quindi perché andare a vedere un film tratto da un suo libro, dove lui è protagonista, e contribuire per la prima volta a far lievitare il suo conto corrente? Sono prevenuto in tutto, tranne che sui film. Da cinefilo mi sono visto qualsiasi cosa, anche roba che sdegnerebbe un cieco. Ma qui non stiamo parlando di tutto. Stiamo parlando del mio acerrimo nemico. Un soggetto che ogni centimetro del mio metro e novantacinque sdegna (solo Ligabue riesce a batterlo, è troppo inarrivabile) perché lo considero un fasullo. Uno che dopo aver trovato la formula magica del successo sta continuando a battere il ferro dato che, riscontrando uno spaventoso successo in ogni campo in cui si addentra, non ha la minima intenzione di raffreddarsi.
Eppure io ed il sig. Bonetti abbiamo più cose in comune di quello che pensate. Per anni mi è stato detto che la mia scrittura è molto simile alla sua (ma come potrete leggere in Fabio Fly, sono sempre state donne che non me l’hanno data a dirlo), siamo entrambi nati il 23 giugno a dieci anni esatti di differenza (cazzo, il primate è nato lo stesso giorno e lo stesso anno di Zizou. Che schifo..), siamo single (anche se sembra che finalmente l’eterno Peter Pan voglia nidificare e riprodursi), abbiamo finito gli shampi (Fabio, dai, trova il coraggio e togliti quell’ascella che ti è rimasta sulla testa), una trasmissione radiofonica (lui su Radio Deejay ed io su Radio Off. Sottilissima ed irrilevante differenza) e una carriera letteraria (anche qui, lui con sei libri e miliardi di copie vendute in tutto il mondo, io con un libro non pubblicato e forse 20 copie, mandate in pdf, lette ed un altro, sempre senza titolo, prossimo alla conclusione).
La sala era piena come da previsioni. Anche il colonnello Giuliacci avrebbe indovinato senza l’ausilio del satellite. Ci sono solo coppie. Credo di essere l’unico single nonché l’unico che è in procinto di vedere il film senza aver letto neppure una pagina del libro. Mi avvicino ad Andre a alla Checca e gli dico che dopo i titoli di coda, almeno il 70% delle coppie presenti avranno una furente discussione nelle prossime ventiquattr’ore. Sapete come sono fatte le donne. Basta due frasine del cazzo (quelle che solitamente postano su Facebook tratte da uno dei best seller del Fabione Svulazzante) e un minimo di romanticismo per farle sognare ad occhi aperti e di conseguenza frantumare i testicoli ai loro poveri fidanzati, chiedendo loro, fino alla nausea, come mai la loro storia non ha questo alone da favola metropolitana.
Si comincia.
Una noia. Una lentezza. Battute scontate, più imbarazzanti della prova recitativa di Fabio Volo e anche la Ragonese, che dopo il suo esordio nel film di Virzì, ce la siamo vista in ogni salsa, recita come se avesse qualcuno con un fucile alle spalle a minacciarla di morte. Se nel complesso il film è almeno tre spanne sotto la sufficienza, il finale riesce a farlo sprofondare in un baratro da cui è impossibile uscire. So che il mio giudizio non è credibile. Non sono prevenuto ma neppure obiettivo quando qualcuno mi sta così sulle palle, ma non è piaciuto neppure ad Andre e alla Checca che sono tra i suoi più grandi estimatori. Quindi fate voi…..

Durante la visione però, sentivo dentro di me un certo senso di sofferenza. All’inizio pensavo che fosse colpa del panino Nuvola Rossa dell’Old Wild West, ma dopo qualche ruttino col silenziatore sono stato meglio. Poi perché quando vedo New York divento un ebete. Ma c’era altro. Più che il film proseguiva e più che pensavo di poter fare di meglio. Magari non a livello narrativo. Stiamo parlando di uno scrittore che con il suo ultimo romanzo, uscito un mesetto fa, adesso mentre sto scrivendo ha già venduto settecentomila copie (libro che per altro tutti mi hanno detto che fa schifo ed è praticamente identico ad almeno gli ultimi due). Ma a livello sceneggiativo. Mi sento di poter fare di meglio.
Può sembrare un discorso da megalomane o da invidioso. In parte lo sono, sia megalomane sia invidioso. Però qualcosa dentro il mio cervello è cambiato. Stavo aspettando che mi scattasse la famosa molla. Non so dirvi di preciso se è stato il Bande o la sceneggiatura di Coliandro o il semplice fatto che è uscita fuori l’ennesima parte di me che non conoscevo e che credevo di non avere. Lo stesso Bande, prima di iniziare il nostro “sodalizio” artistico, mi fece leggere questa poesia di Charles Bukowski. Si intitola “I Molli” ed è inserita nella raccolta di poemi e poesie “La canzone dei folli”.

I molli

son sempre lì a proclamare
che adesso si concentrerranno
sul lavoro, che di solito è
scrivere o dipingere.
è noto, naturalmente, che hanno
talento, è solo che… bè…
non hanno ancora avuto
un’ occasione.
troppi problemi si son messi
in mezzo: affari andati male, occupazione per
sbancare il lunario, figli, malattie, ecc.
ma adesso, proclamano,
penseranno solo a quello.
si concentreranno sul
lavoro,
adesso è finalmente venuto
il momento.
il talento ce l’ hanno
adesso il mondo se ne accorgerà.
sissignore, ci siamo.

questi tizi son dappertutto.
sempre in procinto
di.
quasi mai cominciano.
e quando lo fanno
s’ arrendono subito.
è una sorta di
capriccio.
vogliono la fama.
la vogliono in fretta.
ma non hanno mica fretta
di mettersi al lavoro
sono capaci solo di sognare
e proclamare,
proclamare,
proclamare.

Ogni volta che la rileggo è come se mi guardassi allo specchio.
Per anni ho cercato colpevoli e scuse in tutto quello che facevo. Ho sempre brontolato e bubato che non mi andava bene questo e non mi andava bene quello. Colpa di lui, di lei e della Madonna (soprattutto, ma quello continuo a farlo tutt’ora. A proposito, ieri che era la sua festa, le puttane avevano deciso di darla gratis in onore della loro patrona. Ne avete approfittato?).
Ho incolpato le donne perché nessuna era riuscita a farmi innamorare quando sono sempre stato io a scegliermele dementi per non correre il rischio di innamorarmi. Ci sono almeno altri due problemi di fondo, ma se avete letto i post precedenti, sono sicuro che avete capito a cosa mi sto riferendo.
La pallacanestro per non avermi fatto vedere il mondo ed avermi dato più dispiaceri che soddisfazioni. Adesso che ho smesso mi rendo conto che il mio atteggiamento sul parquet era veramente da ceffoni. Stronfiavo perché non mi passavano la palla dove la volevo e perché volevo tirare solo da tre punti quando non era il mio ruolo. Non lo è mai stato. Io dovevo giocare vicino a canestro, fare i movimenti sul perno e quei cazzo di semiganci che mi hanno sempre fatto cacare. Sapete perché non l’ho mai fatto? Perché per me quelli che giocano vicino a canestro sono brutti e antiestetici! E io che sono splendido ed ero un manuale della tecnica (non ai livelli di Wikipedia Carli ma poco ci mancava) dovevo tirare da fuori e basta. E se qualche allenatore si impuntava per farmi tirare solo ed esclusivamente da sotto, allora sì che tiravo da tre. Oppure in fadeaway, buttandomi sempre più indietro e rilasciando la palla sempre più in controtempo.
La natura per peli e capelli, per le spalle troppo larghe, per i piedi troppo lunghi e le gambe troppo grosse.
I professori per non aver finito la scuola.
La sfortuna per arrivare sempre secondo.
Mi sono sempre pianto addosso. Ho sempre puntato il dito contro tutti ma mai contro me stesso. Ho sempre detto che ero Matteo, er meglio der Colosseo (anche se l’originale si chiamava Romeo), quando poi sono sempre stato il primo a non crederci. Per anni ho aspettato che prima o poi un utopico qualcosa cadesse dal cielo per rendermi finalmente orgoglioso e soddisfatto di me stesso. Mi basterebbe una volta soltanto, così per provare un’emozione nuova.
Probabilmente tutti continueranno a dirmi che sono bravo o peggio ancora qualcuno una mattina si sveglierà e mi scriverà questo:
Ti considero una persona geniale che potrebbe arrivare dovunque, chissà forse molto in alto, ma probabilmente perderà se stesso e la sua natura dentro il baratro del quotidiano, in un soffio, senza neppure rendersene conto. Non so cosa ti auguro di essere, può risultare difficile essere un genio e soprattutto potresti rischiare di non sentirti capito mai in nessun luogo da nessuno“.
Non è mia intenzione essere capito. Non me ne importa un cazzo, anche perché in pochi riusciranno veramente a capirmi. Né mi interessa essere considerato una persona geniale o mediocre o rincoglionita. Fanculo. Voglio solo essere orgoglioso di me stesso. Come quando sono diventato La voce di chi non ha voce. CM Punk mi ha dato tanto in questo 2011.
Adesso ho capito come si fa.
Quindi Fabio Volo stasera ti ringrazio. Tranquillo, il mio odio verso di te resta viscerale, ma grazie a te ho avuto l’ulteriore riprova che posso fare meglio.
Ora datti una smossa coglione.

Un ombra più pallida del pallido.
Noi ignorammo il leggero fandango,
come carrelli ruotanti per tutto il pavimento.
Le sedici vestali vergini che stavano partendo per la costa.
Ma che frutta avevano i Procol Harum quando scrissero a Whiter Shade Of Pale?

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=6jLVPexA5q8&w=420&h=315]

Ricordatevi che mentre qualcuna di voi sta entrando in questo blog, io starò entrando dentro qualcuna di voi.

Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato
Nonostante tutto,
Matte continua ad odiarvi.

Cheers…

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