Un matrimonio e un funerale. Il mio.

Matte vi odia tutti.
A prescindere che voi siate uomini, donne o bambini.
Matte vi odia.

Sabato si è sposata la Noe.
Mi fa effetto dirlo, ma non è niente in confronto all’effetto che ho avuto quando l’ho vista entrare in chiesa, vestita di bianco. Conosco la Noe da quasi 15 anni. Giocava a pallavolo ed era fidanzata con un mio compagno di squadra. Nacque una sorta di gemellaggio tra loro e noi, con annesse storielle più o meno durature e più o meno assurde e con delle interminabili serate a casa sua o mia tra pizze del Runner e film che nessuno ha mai guardato fino alla fine. La Noe. L’unica donna che il solo pensiero di darle un bacino con la lingua mi fa più ridere di una puntata di Friends. Lo so, va contro l’idea HarryTiPresentoSallyana sul fatto che uomini e donne non posso essere amici e basta. Idea su cui sono d’accordo al duecento percento. Ma il bello della Noe era, ed è tuttora, il fatto di essere sempre la variabile impazzita (nel senso buono del termine, ovviamente). Un autentico bulldozer. Un terremoto del sesto grado della scala Richter, una persona che quando la conosci, da quasi 15 anni come per cinque minuti, riesce a scombussolarti e a lasciare un ricordo di se, nel bene e nel male. Un po’ come me. Guardavo la Noe e mi rivedevo. Per questo motivo quando è entrata in chiesa vestita di bianco mi ha un attimino scombussolato.
Per quanto possa essere scorbutico, i matrimoni li adoro. Ennesimo controsenso della mia coerenza. Però dal matrimonio della Noe ho capito che non bisogna mai andare ad un matrimonio da soli quando le coppie sono il quadruplo dei single. Scordatevi Due single a nozze e Quattro matrimoni ed un funerale. Ai matrimoni non solo non si tromba ma neppure si imbrocca e chiaramente non si incontra nessuna donna dei sogni. Quindi fanculo a Vince Vaughn e Owen Wilson e fanculo ad Hugh Grant ed Andie MacDowell. Perché per quanto il vostro status di homo solus vi piaccia, se sei single ad un matrimonio vieni visto da tutti gli invitati come un povero triste sfigato. Come Ben Stiller all’inizio de Lo Spaccacuori. Di conseguenza portatevi sempre qualcuna. Un’amica, una parente, o se avete una friend with benefit mettete una postilla nel vostro contratto fatto di beatificanti scopate. Credetemi, vi servirà eccome, anche solo per evitare la fastidiosa domanda: “A te quando tocca?”. E vi servirà soprattutto per il viaggio di ritorno, per non farvi sentire veramente degli sfigati (anche se come ho fatto io, ascoltare tutto The Dark Side Of The Moon è molto più gratificante di una conversazione di circostanza con la vostra friend with benefit).
E’ stato proprio durante il viaggio di ritorno, aiutato dai vocalizzi di Clare Torry, che mi sono messo a riflettere sull’eventuale mio “funerale”. Come c’è scritto su Wikipedia, The Great Gig In The Sky è il naturale proseguimento di Time: una persona si rende conto di aver sprecato troppo tempo nella propria vita e inevitabilmente resta spaventato all’idea che dovrà morire, spesso senza avere il tempo di realizzare tutti i progetti che ha in mente. Per questo motivo negli studi di Abbey Road, David, Roger, Richard e Nick dissero a Clare Torry: “There is no lyrics. It’s about dying”.
Chissà se un giorno mi sposerò. Di sicuro se dovesse succedere, vorrei farlo quando ancora avrò in bocca tutti i miei veri denti. Di certo, non sarà in chiesa per buona pace della mia futura signora (nel caso lei fosse intransigente, beh non credo che arriveremo al punto di sposarci..). Sono ateo, di conseguenza non credo a niente e a nessuno e a meno che come prete non ci sia Bruce Springsteen, è assurdo che beva il sangue di Gesù e che mangi un pezzo del suo corpo (qui ci starebbero bene una serie di riflessioni che preferisco non fare). Ma più che per il matrimonio in se per se, mi sposerei solo ed esclusivamente per la festa e per dare sfogo, una volta ancora, a tutta la mia teatralità.
Vi immaginate che cosa potrei inventare?
Per prima cosa la location. No, non andrei a Las Vegas come molti di voi potrebbero pensare, ma mi piacciono i matrimoni all’aperto, come si vede nei film made in USA. O al massimo se è furba e mi chiede di sposarla in chiesa mentre mi sta facendo un pompino dovrà essere sconsacrata. Nessun prete, nessun chierichetto, nessun rosso della casa e nessuna ostia, a meno che sopra non abbia un velo di Nutella. Sono vestito di nero 365 giorni l’anno, sarò banale ma sarò vestito di nero anche quel giorno. Tutto, dal cilindro in onore di Slash, al vestito con collo rigorosamente alla coreana, dalla camicia, coreana anche lei, alla cravatta con la punta tagliata. Le scarpe saranno ovviamente le Converse. Figuriamoci se spendo per un paio di scarpe serie che metterò una volta nella vita. Non ci penso nemmeno. Converse colorate. O rosse, o viola, o verdi. Quelle a stelle e strisce sono diventate inflazionate. Lei invece dovrà essere vestita di rosso, come la maglia del Liverpool e come ha fatto la Cecchini. Una cosa che non tutti possono permettersi. Altra cosa fondamentale: la marcia nuziale dovrà essere suonata con una Fender o con una Gibson e colui che la suonerà (il Baldo ndr) la dovrà fare ancora più distorta di Star Spangled Banner versione Woodstock by Jimi Hendrix. Se dovessi decidere di entrare insieme alla Graziana con la mia theme song, proprio come i pugili e i wrestler, il Baldo mi dovrà suonare Stranglehold. La musica sarà importante quanto me e la sposa, quindi fanculo all’Alleluia e tutte le hit ecclesiastiche, che da secoli sono in cima alle classifiche vaticane (altro che Thriller di Michael Jackson). Se non riuscissi ad ingaggiare il Boss in persona, un coro di sole donne dovrà cantare le sue canzoni in versione gospel. Penso che sarei commosso per tutta la cerimonia. Per quanto riguarda gli anelli invece, l’importante è che non siano di oro giallo perché mi sanno troppo di roulottai jugoslavi spaccabottiglie.
E la cerimonia ce la siamo levata. Se mi sono dimenticato qualcosa siete pregati di farmelo presente.
Il ricevimento sarà tassativamente a tema. Tema che ancora devo decidere (ed avrò tanto tempo prima di scegliere quello definitivo). La prima idea era di fare un ricevimento grunge. Immaginatevi tutti gli invitati vestiti con i maglioni di flanella, i jeans strappati e gli anfibi? Bello eh? Peccato che di solito ci si sposa col caldo. Sai che impepata di cozze… Inoltre avevo il terrore che qualcuno potesse venire vestito da Kurt Cobain senza fucile a pompa. Avrebbe sicuramente rovinato tutto. Così come l’immagine della mia nonna vestita da Courtney Love. Troppo impegnativa anche per me. Ad oggi le due idee sono: anni ’20, con gli uomini vestiti da gangster tipo Il Padrino e le donne da dark ladies ed un’orchestra che suona musica swing o anni ’60, dove c’è più scelta sia per quanto riguarda l’abbigliamento sia per quanto riguarda la musica. Musica che sarà suonata rigorosamente live. Scordatevi macarene, trenini e balli di gruppo sudamericani perché chiunque li richiede verrà buttato vestito in una piscina piena di piranha e coccodrilli. Se volete ballare ballerete il twist e il rock’n’roll, altrimenti ve ne starete seduti a scaldare la sedia. Ah, donne, è proibito venire vestite da hippie. Almeno il giorno del mio matrimonio vorrei essere fedele.
Questo è quanto e non sto a dirvi che tutto quello che ho appena scritto è trattabile come l’inserzione di un’automobile messa su La Pulce. Parenti, amici, sposa, si dovranno adattare ed assecondare le mie volontà. Come sempre. Sono sempre un homo solus che non ha la minima intenzione di diventare un homo accompagnatus. E poi si muore una volta sola. No?

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Ricordatevi che mentre qualcuna di voi starà entrando dentro questo blog, io starò entrando dentro qualcuna di voi.

Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato

Nonostante tutto,
Matte continua ad odiarvi.

Cheers…

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