2013

Matte vi odia tutti.
A prescindere che voi siate uomini, donne o bambini.
Matte vi odia.

Due mesi esatti che non scrivo una parola su questo blog. Non so quanti di voi se ne sono accorti. Io sinceramente no. Troppe cose da fare, troppe cose a cui pensare e un insediamento nella City that never sleeps da organizzare in ogni dettaglio.
E’ finito un anno e, di conseguenza, ne è iniziato un altro. E’ stato un 2012 avaro di emozioni, come lo è stato il 2011, il 2010 e via procedendo a ritroso. Non ho neppure fatto la mia consueta e annuale Wishlist, anche perché, rileggendo i propositi del 2012, non sarebbero stati poi diversi da quelli del 2013. Un 2012 dove ho riscoperto la manualità perduta, a causa di quella pagliacciata che ho fatto e che sconsiglio a chiunque abbia pensato anche solo per un secondo di fare. Spargete il vostro seme e spalancate le gambe! Scherzo, il rifiuto alla vagina mi ha fatto bene. E lo si vede da questi primi giorni del nuovo anno. Vi sembrerà assurdo o meglio, a me sembra assurdo e di conseguenza do per scontato che lo sia anche per voi, che questo 2013 è iniziato con il buon umore. L’onlus è stata riaperta ed è attiva e funzionante sotto ogni punto di vista, Andre è tornato da Shanghai anche se per sole due settimane (in questo preciso momento si trova in volo per tornare nella terra degli involtini primavera), New York è sempre più vicina e, cosa più importante, come avete potuto leggere da uno dei miei ultimi stati su Facemerd, finalmente ho finito il mio secondo libro. Da non credere. L’ho presa comoda è vero, ma scrivere un libro per uno come me che non lo fa di lavoro non è così facile [cit. S.T.]. Anche perché in questi mesi ho passato dei momenti di prolificità assoluta alternati a deprimenti e spaventosi vuoti cosmici. Ogni volta che aprivo il file su Open Office e vedevo quel maledetto Capitolo 33 mi veniva l’ansia (forse perché il 33 corrisponde agli anni di Cristo? Non faccio molta attenzione a queste cose, però credo che l’ostilità Divina abbia influito non poco). Poi, come per magia, un pomeriggio l’ansia è sparita. Ho scritto prima una pagina, poi due, tre. La sera di San Silvestro avrei dovuto fare la maratona Terminator. Ho iniziato con il primo (dite che cazzo vi pare ma è decisamente una spanna sopra il secondo!) ma mentre lo guardavo era come se sul cinquantadue pollici ci fosse quello che avrei dovuto scrivere. Di solito le parole mi appaiono sul soffitto di camera, oppure se ho bisogno di qualche consiglio e di qualche risposta, lascio che sia una qualche canzone di Bruce Springsteen a mostrarmi la strada. Ho preso il MacBook Air e mentre Schwarzy bazookava prima il T-1000 e poi la Terminatrix, ho lasciato che le dita ricopiassero quello che vedevano. Non mi sono accorto di niente. Né dei botti né che John Connor era diventato adulto. L’ho finito in tre giorni. Tra il trenta dicembre e il primo gennaio. Tre giorni da quasi 30 pagine.
E adesso?
Adesso non lo so. Intanto devo rileggerlo e correggerlo ma c’è chi lo sta facendo per me (o forse no?) e poi si ritorna al solito punto di Figurine: trovare qualcuno che abbia il coraggio di pubblicare l’ennesimo aspirante scrittore sconosciuto. Nessun vittimismo. Nessun pessimismo. In questo libro ci credo. Ma ci credo tanto. Non come l’altro. Il momento in cui ho scritto Figurine lo sapete e sapete pure di cosa parla. Rileggendolo, passata l’incazzatura, mi ha fatto rendere conto di quanto non fosse niente di che. Non voglio dire brutto, anche perché l’ho scritto io e di conseguenza brutto non può essere a prescindere, ma non c’è nulla di originale. Insomma è una cagata letta, ri-letta e stra-letta, pubblicabile soltanto ad uno scrittore già conosciuto ed affermato. Stavolta ci credo. Non chiedetemi perché. Ancora non l’ho capito. Stronzate, l’ho capito eccome. Solo che non mi va di dirvelo.
Il titolo alla fine è rimasto quello (Il Cucchiaio Non Esiste ndr) perché quella frase tratta da Matrix è una parte fondamentale della storia. Qualcuno mi ha detto che è il fulcro centrale dell’esistenza di tutti. Parole grosse. Quando sarà corretto lancerò su questo blog una cosa che ho in mente da un po’ di tempo. Come dice il Bande: “il successo di un libro lo fanno i lettori, non le case editrici”.
Stay connected quindi. Prometto che riprenderò a scrivere con la mia “abituale” frequenza, anche se il centralino della onlus sta prendendo fuoco da quante chiamate riceve e l’agenda è fitta di impegni. Che onlus sarebbe sennò? Prometto che scriverò di tutto. Dalle recensioni dei film alle mongole. Dai concerti ai videogiochi. Tutto. Se non vi interessa cazzi vostri. Ormai ho imparato a mantenere le promesse. Anche se c’è sempre tensione. Ma quella difficilmente se ne andrà.

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Ricordatevi che mentre qualcuna di voi starà entrando dentro questo blog, io starò entrando dentro qualcuna di voi.

Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato

Nonostante tutto,
Matte continua ad odiarvi.

Cheers…

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