Terzo tempo

Matte vi odia tutti.
A prescindere che voi siate uomini, donne o bambini.
Matte vi odia.

Dopo le mangiate del post Pasqua e gli annessi sensi di colpa per aver esagerato, è normale che scatti dentro di noi il Re dei buoni propositi: da domani mi metto a dieta.
Anche io l’ho detto. E’ un periodo che mi sembra di essere un maiale da bucare, inoltre la resurrezione del buon Gesù mi ha riportato, dopo due anni di felicità, una simpatica macchia di alopecia alla barba. E’ inutile che vi dica che il suo avvento nel regno dei cieli sia stato accompagnato da un maestoso requiem di bestemmie, degno della Carmina Burana di Carl Orff.
Mettersi a dieta quindi. Abolire i troiai, mangiare verdure e cibi sani e fare sport. Tanto sport.
E’ da tanto che volevo scrivere un post sullo sport. Su uno in particolare e su tutto il movimento che si porta dietro da qualche anno a questa parte.
Per prima cosa, solitamente quasi tutte le discipline che seguo in televisione riescono ad appassionarmi. Le rare eccezioni sono gli sport con le ruote ed i motori, molto utili però quando non riesco a prendere sonno, la pallavolo, che sinceramente riesco a digerire meglio da quando hanno tolto il cambio palla, e il rugby.
Già, il rugby. Uno sport bestiale giocato da gentiluomini.
So che a qualcuno di voi non tornerà molto il fatto che ad un ragazzone di un quintale non piaccia un sport del genere ma il rugby proprio non lo sopporto. Non lo concepisco. Sia dal punto di vista legato al gioco (passare la palla indietro va contro ogni mia filosofia) sia, soprattutto, per tutto quello che ci gira intorno, specialmente in questo paese ipocrita e sempre più allo sbando.
Non voglio fare polemiche gratuite con coloro che ci giocano o che lo seguono da sempre. Davvero, questa volta non è mia intenzione. Anche perché se me la fossi presa per tutte le cose che ho letto sul calcio, a quest’ora avrei mozzato più teste di quante ne ha mozzate il Kurgan.
Il problema sta proprio nel calcio.
Detrattori mettetevi l’animo in pace: in Italia il calcio è lo sport nazionale. Uno sport per gentiluomini giocato da bestie.
Per questo motivo, cercando di emulare il modello anglosassone o statunitense, per anni la stampa ed i media hanno cercato in tutti i modi delle alternative.
Ci hanno provato con la pallavolo ma da quando la “generazione di fenomeni” ha appeso le scarpe al chiodo non se l’è più inculata nessuno.
Poi con il basket, specialmente durante il periodo dei derby infuocati tra Virtus e Fortitudo, con Benetton Treviso e Varese come terzo e quarto incomodo. Finiti i soldi (Fortitudo radiata, Treviso fallita) e iniziata l’egemonia della Montepaschi (l’unica almeno in Italia con i quattrini) è finito tutto il resto.
Dopo il basket siamo passati al Motomondiale. La Vale-mania. Prima la faida con Biaggi, poi i duelli con Gibernau e Stoner. Migliaia di Yamaha e di caschi AGV venduti. Il numero 46 attaccato ovunque e accampamenti da tribù Navajo per la tre giorni mugellana. Cambiata moto, finito di vincere, addio Motomondiale.
Tutto questo con la Formula1 che ritornava alla ribalta ogni volta che Schumacher trionfava e che Jean Todt si inventava una nuova tattica vincente per portare il suo pilota al traguardo.
Se ci fate caso sono due le costanti: i soldi e le vittorie.
E le vittorie sono la conseguenza dei soldi.
Fino a quando qualcuno vince, e questo succede anche nel calcio, sono tutti tifosi. Ma quando le vittorie non arrivano diminuisce l’interesse lasciandolo ai pochi veri fedelissimi.
Fa strano infatti che il rugby abbia tutto questo successo. La Nazionale è scarsa e vince una o due partite l’anno. Però gioca sempre con il cuore. E’ questo il titolo dei giornali il giorno dopo, indipendentemente dall’esito dell’incontro: “L’Italia gioca con il cuore”. Nessun giornalista che abbia mai avuto il coraggio di scrivere: “L’Italia ha perso perché E’ SCARSA!”.
Non lo scrivono perché la questione vincere o perdere è irrilevante.
Quello che i giornalisti stanno facendo con il rugby è una vera guerra psicologica per cercare di allontanare la gente dagli stadi calcistici. Fateci caso, vengono inquadrate famiglie di continuo e tifosi di nazioni avversarie che si abbracciano e si scambiano le sciarpe. La cosa in se per se è meravigliosa ma dobbiamo ricordarci sempre che siamo in Italia. Non è così semplice prendere il modello statunitense o anglosassone e copiarlo per sembrare anche noi evoluti e politically correct. Il terzo tempo per me è una pagliacciata. Ho giocato 15 anni a pallacanestro e mai mi sarei sognato di andare a cena dopo la partita con i miei avversari, anche se ci ho giocato insieme. Magari ci saremmo visti l’indomani ma non a cena dopo la partita. Sbaglierò. Probabilmente sì. Sarà un mio limite ma lo ammetto. Sabato sera Cambiasso per poco spezza la gamba a Giovinco e mi ritrovo a leggere il suo allenatore che lo giustifica e diverse persone che lo osannano. Persone che magari erano al Flaminio a vedere l’Italia vincere (roba da pazzi) e a scambiarsi le sciarpe con gli irlandesi. Negli USA lo sport è una cultura. Molto più della cultura stessa. Michael Jordan è stato applaudito in ogni palazzo in cui ha giocato. Ho preso il più grande di ogni epoca è vero ma il discorso è lo stesso per qualsiasi altro giocatore ad eccezione di LeBron James, che le infamate le riceve per come si pone, non per come gioca. Qui invece quando un giocatore di qualsiasi sport viene applaudito dal pubblico avversario, la notizia finisce in prima pagina. In Inghilterra invece prima di civilizzarsi hanno dovuto cambiare il sistema dopo essere stati banditi da ogni tipo di competizione europea per cinque lunghi anni. Per questo i tifosi sono ad un metro dal campo e tutti a sedere perché se qualcuno si agita o rompe i coglioni viene arrestato seduta stante e buttata la chiave.
Dovrebbe succedere anche in Italia. Rugby o non rugby la situazione difficilmente cambierà. Perché dovrebbero cambiare troppe cose. In primis la mentalità di una popolazione stupida e mediocre. Questa volta mi ci metto dentro anche io. Mi dispiace ma proprio non riesco a vedere Cristiano Ronaldo e non augurargli la morte!
In conclusione fanculo al rugby. Io continuo a guardarmi il football. Uno sport bestiale giocato da bestie.
Perché è proprio una bestia quello che sono.
Una bestia che aspetta una bella.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=m6VojYGrnpg&w=560&h=315]

Ricordatevi che mentre qualcuna di voi starà entrando dentro questo blog, io starò entrando dentro qualcuna di voi.

Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato

Nonostante tutto,
Matte continua ad odiarvi.

Cheers…

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