Tempi migliori

Avete mai visto Tempi Migliori?
E’ un film di metà anni ’80 con Robin Williams e Kurt Russell.
Un funzionario bancario è angosciato dalla sconfitta da lui provocata durante una partita di football tra la sua città e la città rivale. Dopo 13 anni decide, insieme all’ex quarterback, di andare a ricercare ogni singolo giocatore della sua squadra e della squadra avversaria per rigiocare quella partita ed essere finalmente in pace con se stesso.
Dopo aver scritto il post sul Rucker Park ho passato alcune settimane a ripensare alla mia carriera cestistica. Ho una memoria di ferro e mi ricordo ogni partita giocata, dalla prima a Cerreto Guidi con la Freccia Azzurra all’ultima a Livorno con la Laurenziana, e dopo averci riflettuto a modo, se potessi ne rigiocherei tre. Non per cambiare il finale (in realtà in una sì) ma perché sono quelle che ancora oggi mi riempiono il cuore.

  • Reggello – Fiorentina. Una volta nella carriera di un giocatore normale capita la giornata dove puoi tirare da qualsiasi posizione e fare canestro. Ecco, a me capitò un mercoledì sera in Valdarno durante un turno infrasettimanale. Avevo 20 anni ed ero alla prima vera esperienza in una prima squadra. Ricordo che il coach non mi fece partire in quintetto, triste presagio di una sicura prestazione indecente e di un ciondolare da una parte all’altra del campo, scuotendo la testa, bestemmiando il Cristo ed offendendomi piuttosto pesantemente. Invece, appena entrai misi subito due canestri da fuori spostando la lancetta del bipolarismo dalla parte positiva. Segnavo da tutte le parti e in tutti i modi. Da solo, raddoppiato, in penetrazione, palleggio arresto e tiro. Anche spalle a canestro. Era proprio la mia giornata. Misi il primo canestro da tre punti. Poi il secondo. Il terzo lo segnai mezzo metro prima dell’arco. Il quarto un metro prima. Il quinto feci come Gilbert Arenas contro Utah: alzai le braccia e tornai in difesa con il pallone ancora in aria. Tanto ero certo che sarebbe entrata. Era l’anno degli Sharks. Un anno indimenticabile dal punto di vista cestistico ma soprattutto extra cestistico ed ogni volta che qualcuno segnava da tre punti faceva vedere la pinna. Quella sera a Reggello videro la mia pinna per cinque volte. 5/5 da tre. 12/12 dal campo. 33 punti. Career high. Perdemmo di due sbagliando il tiro della vittoria.
    Perché vorrei rigiocarla? Perché quell’ultimo tiro, data la serata, vorrei prenderlo io invece che Quick Step Shark. 
  • Fiorentina – Calenzano. Se a livello giovanile Affrico – Laurenziana era IL derby, a livello senior il derby era Fiorentina – Legnaia anche se la partita più sentita dell’anno era quella contro Calenzano. Soprattutto per i giocatori che giocavano da entrambe le parti. Quelle che un tempo si chiamavano bandiere e che oggi non esistono più facendo la fortuna di Pio & Amedeo. Loro facevano sempre delle super squadre per provare a salire di categoria. Noi eravamo la mina vagante del campionato. Potevamo vincere o perdere di trenta contro tutti. Le partite contro Calenzano erano delle vere e proprie guerre sia dal punto di vista del gioco sia dal punto di vista fisico. Botte, schianti, mazzate, offese in tribuna (specialmente quando loro giocavano in casa) e chi più ne ha più ne metta. Quell’anno giocavamo in casa alle Cupole, altro turno infrasettimanale. Partita combattuta fino all’ultimo tiro dell’ultimo quarto. Palla in mano a noi per vincerla. Sdeng. Supplementari. Fine primo supplementare palla in mano a loro per vincerla. Sdeng. Secondo supplementare. Fine secondo supplementare palla in mano a noi per vincerla. Stoppata. Terzo supplementare. Andavamo avanti per inerzia. Non avevo mai visto, ai nostri livelli, 20 persone in campo dare veramente tutto quello che potevano dare. Una tensione ai limiti dello squilibrio mentale. Mi ricordo quando Nicco fece il 5° fallo a metà del secondo supplementare che restò in panchina fino alla fine con l’asciugamano in testa, i pugni chiusi e gli occhi lucidi per non poterla finire. Avevo un conto in sospeso contro Calenzano. L’anno prima sbagliai ad un secondo dalla fine il tiro libero del pareggio e perdemmo di uno. Ad una trentina di secondi dalla fine del terzo supplementare, Ago in penetrazione fece il canestro del +4. Loro sbagliarono, presi il rimbalzo ma invece che aprire sul playmaker tenni la palla in mano e mi fecero fallo sistematico per mandarmi in lunetta. 2/2. +6 Fiorentina. Loro tornarono in attacco per un tiro veloce e sbagliarono di nuovo. Agguantai un altro rimbalzo e subii un altro fallo. Ri 2/2. +8 Fiorentina. Conto chiuso. Doccia. A fine partita era come se avessimo vinto l’Eurolega. C’era chi piangeva, chi crollò a terra esausto, chi aveva ancora la forza di esultare. Partita indimenticabile. Mi vengono ancora i brividi se ci penso.
    Perché vorrei rigiocarla? Perché è stata probabilmente la mia unica dimostrazione di carattere in quasi quindici anni di carriera. 
  • Laurenziana – Grosseto. 2 Maggio 2010. Ultima di regular season. Una partita decisiva. Avevamo gli stessi punti in classifica, chi vinceva sarebbe andato ai playoff e chi perdeva sarebbe andato in vacanza. Se guardiamo la cosa sotto i due punti di vista, vincere o perdere sarebbe stata comunque una vittoria. Dovete sapere che una cosa simpatica che facevo da febbraio in poi (è ironico) era il countdown di quanti allenamenti e partite che mancavano alla fine della stagione. Durante la settimana pre Grosseto, Matteo Russo, conoscendo la mia voglia, ogni volta che poteva si avvicinava e mi diceva: “Matte, ricordati che sabato ce la fai vincere te. Fai il canestro della vittoria e andiamo ai playoff”. Io gli rispondevo: “Ma vai a cagare! Se mi capita la palla della vittoria la scaglio contro il muro. Piuttosto che giocare minimo altre due partite la calcio con un piede in tribuna”.
    Invece…….. 
    Eravamo pari a dieci secondi dalla fine, palla in mano a Grosseto per vincerla. Inspiegabilmente il loro playmaker invece che tirare sulla sirena si butta in penetrazione e scaglia la palla contro il tabellone, non prendendo neppure il ferro. Luca Paoli prende il rimbalzo e parte in contropiede. A destra c’è Matteo Russo a sinistra ci sono io. Passa la palla a me appena superata la metà campo. Come mio solito faccio tutto l’opposto di quello che avevo detto. Arresto a un tempo e tiro in sospensione da circa otto metri. La sirena suona con il pallone ancora in aria. Da come mi era uscita dalla mano capisco subito che sarebbe entrata. Infatti entra. Canestro. Laurenziana ai playoff. La Valenti, stranamente piena e stipata in ogni posto, esplode. Come si può vedere dalla foto che è stata scattata proprio mentre sto lasciando partire The Shot, anche la mia parte inguinale aveva già capito che quel pallone sarebbe entrato. the_shot
    Ho sempre pensato a come avrei potuto esultare dopo un buzzer beater. Ne avevo già fatto uno a sedici anni quando facevo le giovanili alla Freccia Azzurra. Un tap in contro Impruneta e una corsa alla Tardelli con tuffo davanti alla nostra panchina. Avevo pensato ad una posa alla Mark Bresciano, a buttarmi in mezzo al pubblico, a fare la scivolata sulle ginocchia sul parquet alla Bruce Springsteen per rompermi definitivamente le rotule e ritirarmi da eroe, a togliermi pantaloncini e mutande e far vedere il culo a tutti. Non riuscii a fare niente perché mi ritrovai sommerso di gente. Tutti esultavano. Tutti tranne due che non posso dire chi sono e che ancora, a distanza di tre anni, mi stanno ancora offendendo perché volevano andare in vacanza così come Matteo Russo mi prende ancora per il culo ogni volta che lo sento. 
    Mi ricordo quella partita come se fosse ieri. Quel momento come se fosse adesso. 
    Ma soprattutto quella foto è la riprova della mia unica regola da giocatore. Regola che ho già scritto nel post sul Rucker Park e che, probabilmente, molti di voi avranno pensato che stessi scherzando: “Non importa se fai canestro o se sbagli, l’importante è come vieni in foto. Se poi fai canestro, meglio!”.
    Perché vorrei rigiocarla? Perché è il sogno di ogni bambino no? Fare il gol o il rigore decisivo nella finale dei mondiali o fare il canestro della vittoria in finale NBA. Non era la finale NBA è vero ma era comunque una partita importante e per quanto, anche adesso, io stesso dica che forse era meglio andare in vacanza per evitare la figura di merda che abbiamo fatto ai playoff contro Pistoia, l’emozione e l’adrenalina che da un buzzer beater è paragonabile a pochissime cose. Forse ad una pipa di Jenna Jameson o alla rana di Sasha Grey ma non posso saperlo con certezza. Bisognerebbe chiederlo a Rocco dato che se l’è fatte entrambe. Ah no, neppure a lui. Lui non ha mai fatto un buzzer beater!

Questo è quanto. Poi ci sono altri momenti che vorrei rivivere (il canestro da tre punti di sinistro, il primo campionato vinto seppur da agitatore di asciugamani, la schiacciata a due mani a difesa schierata contro Dicomano, la prima convocazione in prima squadra, l’interzona a La Spezia, i tiri liberi di Tommy Tronconi, il riscaldamento in costume da bagno contro Legnaia) ma quelle tre partite sono quelle che mi sono rimaste nel cuore. Adesso mi metto a pensare alle “perle” anche se credo che ci vorrà più di un post. Solo per gli anni alla Laurenziana ci vorrebbe una trilogia.
Sono tornato nostalgico, lo so, è il potere di quella città.
Almeno non potete rompermi le palle perché sono sempre cinico e disilluso. 
E se diventassi allenatore?
Oddio, mi viene da ridere solo al pensiero.

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