Bruchi si rimane

Matte vi odia tutti.
A prescindere che voi siate uomini, donne o bambini.
Matte vi odia.

Ho lasciato passare un paio di giorni, il tempo di assimilare la cosa, per riflettere sulla scomparsa di Carlo Monni. Emotivamente non ero pronto per scrivere un post. Sarebbe stato troppo sdolcinato e per niente lucido. Non da me. Soprattutto non da Monni.
Martedì sono stato al suo funerale al teatro di Rifredi. Mi sembrava il minimo per uno dei pionieri e simboli della città in cui vivo e che tanto non sopporto. Ero curioso di sapere come sarebbe stato come mi ha sempre incuriosito entrare nel suo appartamento in Via dell’Inferno. Indirizzo non fu mai più azzeccato.
Vedevo il Monni come un personaggio immortale. Ogni volta che mi capitava di incontrarlo alle Cascine e lo osservavo in sandali, sia d’estate che d’inverno, a petto nudo e con i pantaloni calati fino a metà chiappe, lo paragonavo a Keith Richards, quello vero, e pensavo: “Ma che sistema immunitario avrà quest’omo?”.
Invece sappiamo tutti com’è andata.
Il Monni era un personaggio unico e non lo dico come classica frase fatta su una persona che non c’è più. Il Charles Bukowski di Champs Sur Le Besance. Poeta, comico, anarchico, anticonformista, contrario ad ogni tipo di compromesso, autentico, menestrello, attore. Il suo aspetto nascondeva anche fin troppo bene la sua vera natura. Sempre scombinato, non troppo pulito e perennemente alticcio. Diciamo allegro.
“Monni, ma non ti fa fatica venire tutti i giorni a camminare alle Cascine?”.
“Il dottore mi ha detto: o smetti di bere o vai a camminare. Allora mi tocca camminare”.
Un mito.
La cosa che mi ha sempre affascinato del Monni era il suo parlare con chiunque. Dai ragazzini che gli chiedevano fino allo sfinimento di ripetere le battute di Bozzone in Berlinguer Ti Voglio Bene o di rifare gli sketch di Pinocchio o Lucignolo ai suoi coetanei. Sempre una parola per tutti e mai una volta che si sia rigirato male o che abbia risposto di non rompergli i coglioni, cosa che sinceramente prima o poi mi sarei aspettato “conoscendo” il personaggio, regalando perle di saggezza popolare e di vita vissuta che non so in quanti avranno realmente capito con il suo essere, come si dice oggi, politically incorrect.
Ha lavorato con Benigni e Troisi, Avati, Nuti e il grande Monicelli ed ogni suo personaggio, più o meno importante, è rimasto impresso nella mente degli spettatori. Vitellozzo, Bozzone, Gino Gori, addirittura il padre di Pieraccioni in quello sdegno di Miracolo Italiano viene ricordato molto più di Anna Falchi che esce dall’acqua in completo intimo, l’uomo che russa in Caruso Pascoski. Ha sempre detto di non voler apparire in televisione preferendo il teatro, suo grande amore, e in televisione non ci è mai andato. Un uomo vero, con dei veri valori, genuino e sanguigno.
Con la scomparsa del Monni se ne va un bel pezzo di Firenze e di fiorentinità ed ho il rammarico di non averlo visto in Amici Miei. Forse sto dicendo un’eresia ma credo che avrebbe tirato fuori tutto il suo talento. Mi viene da ridere quando leggo le cagate dei giornali che scrivono che lascia una grossa eredità. Quale? I poeti si sono estinti come i Jedi e coloro che riescono ad incantare con le parole si sono dati alla politica. Non esiste nessuna eredità anche perché il Monni era l’ultimo discepolo di una grande dinastia.
Porterò sempre nel cuore il ricordo di una nostra conversazione un pomeriggio alle Cascine.
“Monni, io voglio fare lo sceneggiatore. Come posso fare?”.
“Lo sceneggiatore? Hai parecchio tempo da perdere allora?”.
“Mah, veramente no”.
“E allora perché vuoi fare lo sceneggiatore?”.
“Perché credo che non ci sia soddisfazione più grande del sapere che qualcuno viene pagato per dire quello che io ho scritto”.
“Posso darti un consiglio come se tu fossi i’mi’figliolo?”.
“Certo Monni sennò non ti dicevo nulla”.
“Se hai davvero poco tempo da perdere perdilo dietro ad una donna. Ma non a una donna qualsiasi. Te ne accorgerai. Un giorno te la ritroverai davanti e dirai: ‘Eccola! E’ lei!’. Corteggiala, innamorati, falle capire che non c’è attimo o momento migliore dello stare con lei. Quella è la soddisfazione più grande. E cerca di non perdere tempo con le cazzate”.

Mi mancherai Carlaccio.
Non sono sicuro che Dio esista ma se ti capiterà di incontrarlo mettilo davvero in difficoltà.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=b8pG_T_Epkk&w=420&h=315]

Ricordatevi che mentre qualcuna di voi starà entrando dentro questo blog, io starò entrando dentro qualcuna di voi.

Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato

Nonostante tutto,
Matte continua ad odiarvi.

Cheers…

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