Solo Dio Perdona

Matte vi odia tutti.
A prescindere che voi siate uomini, donne o bambini.
Matte vi odia.

Solo Dio Perdona
“Vai”.
“Chiedigli perché ha ucciso mio fratello”.

Il domandone è il seguente: che cosa hanno in comune queste due frasi?
Apparentemente niente. O meglio, niente se non si è visto Solo Dio Perdona, ultima fatica, se così vogliamo chiamarla, di Nicolas Winding Refn, nuovo golden boy del cinema statunitense anche se è nato in Danimarca.
Le frasi sono le uniche due battute recitate da Ryan Gosling per i primi trenta minuti di film.
Un bel record, non c’è che dire.
Prima di dire la mia su Solo Dio Perdona tengo a precisare due cose, una più incredibile dell’altra:
– è riuscito nell’impossibile ovvero scalzare The Box come il film più brutto che abbia mai visto in quasi 31 anni.
– per la prima volta da quando vado al cinema me ne sono andato ad una ventina di minuti dalla fine.
Non credevo che potesse mai accadere. Il cinema è la mia più grande passione e la considero l’ultima forma di arte che ancora non è morta del tutto. Quando guardo un film mi scollego da tutto. Pensieri, problemi, malanni, donne. Posso essere in sala come in camera, è indifferente. Ci siamo soltanto io e le immagini davanti a me.
Ecco, Solo Dio Perdona è un film offensivo. Non per la quantità spropositata di violenza che si vede e che serve a nascondere una trama pressoché inesistente (ad esempio Gosling usa la palestra per la boxe thailandese per coprire il traffico di droga quando la droga non si vede mai almeno fino a 20 minuti dalla fine). Per quella basta accendere la tv e guardare il telegiornale o aprire la propria bacheca di Facebook e vedere le foto che vengono postate fino allo sfinimento, e che sinceramente avrebbero pure rotto i coglioni, dei cani malnutriti e ridotti male.
E’ offensivo prima di tutto per gli sceneggiatori e per gli aspiranti tali. Le battute sono così rare da far sembrare The Artist un film logorroico. Ryan Gosling non parla. Gli ammazzano il fratello e non parla. Sua madre lo infama davanti a tutti e non parla. Prende vagonate di cazzotti in bocca e non parla. Pensate che mi sarei messo ad urlare o a chiacchierare con le due ragazze sedute accanto a me solo per sentire un’accenno di voce.
E’ offensivo per gli amanti del cinema. Non è un film d’azione, non è un noir, non è un cosiddetto B-Movie. Non è un caXXo di niente se non due ore sprecate. Sono sicuro che piacerà agli intellettualoidi di sinistra, ai radical chic e a coloro che frequentano il cinema d’essai solo per apparire raffinati e colti. Usciti dalla sala me li immagino a dire: “hai visto che fotografia?” oppure “hai visto che intensità di sguardi?” oppure ancora “hai visto che gioco di luci ed ombre?”. Buffoni.
E’ offensivo per la crisi. Con le dovute proporzioni 8 Euro per questo film sono paragonabili ad una busta con sopra la scritta “Equitalia”. Io vi sconsiglio di andare a vederlo ma se non mi credete e se pensate che sia sempre il solito stronzo andateci almeno di mercoledì o quando sarà messo gratis con la tessera della 3.
E’ offensivo per la Pantone, l’azienda che ha catalogato i colori e che ne ha prodotto il sistema di identificazione. Rosso. Solo rosso. Dappertutto. Vestiti, muri, sangue. Ad un certo punto credevo di essere alla Festa dell’Unità di Legri da quanto rosso c’era. Mancavano soltanto la falce ed il martello e la ruota a premi di Montespertoli.
E’ offensivo per ogni film che è stato in o fuori concorso al Festival di Cannes. In questo caso le canne (senza la s) se le sono fatte i giudici quando hanno deciso di metterlo in rassegna.
Ma veniamo al cast:
Ryan Gosling sta mostrando i primi sintomi della JohnnyDeppite, quella forma virale che quando colpisce ti spinge a recitare sempre gli stessi ruoli. Le sue ultime tre interpretazioni (Drive -altra sopravvalutatissima cagata firmata Refn -, Come Un Tuono e questo) sono praticamente identiche. In Solo Dio Comanda appare più sfigato. Non so se avrà una redenzione finale perché, come ho scritto prima, me ne sono andato. Mi auguro solo che non venga pagato a battute perché altrimenti tra qualche anno lo troveremo al teatro del Cestello a “recitare” un’opera dei fratelli Lumière. Ah, dimenticavo, è offensivo vedere una persona che combatte in camicia bianca, gilet, cravatta e pantaloni neri. Forse è in assoluto la cosa più offensiva di tutte.
Kristin Scott Thomas, attrice impegnata vista solitamente in film da intellettualoidi di sinistra, sembra la sosia di Donatella Versace in un ruolo che è l’opposto del suo classico stile british. Abiti scollati e tette gonfiate, lessico da camionista buzzurro e un numero non precisato di sigarette fumate da far impallidire il buon Camilleri. Ha solo una cosa positiva: il nome. Jenna. Sia sempre lodata.
Il famosissimo Vithaya Pansringarm è il poliziotto. Un incrocio tra l’Ispettore Callaghan, Charles Bronson ne’ Il Giustiziere Della Notte, Hattori Hanzo ed Al Bano (se purtroppo per voi andrete a vederlo capirete il perché). E’ più credibile il movimento di Scientology che lui come poliziotto specialmente nella scena in cui riesce a stare dietro di corsa ad un tailandese che pesa almeno 60 kg meno.
C’è anche una donna che fa il lavoro più vecchio del mondo a cui piacciono le mani e nient’altro in mezzo alle gambe, sue o di Gosling fa poca differenza, che si rivela essere totalmente insignificante. Quanto tutto il film.
Nicolas Winding Refn, ho visto soltanto due dei tuoi tre film ma il risultato è stato lo stesso. Sei così sopravvalutato da essere la versione maschile di Sofia Coppola. Con me da stasera hai chiuso anche se nel prossimo che farai tu dovessi ingaggiare Sylvester Stallone. Dio potrà anche perdonare ma Matte no. E se dopo aver visto The Box tornai a casa e mi guardai tutto Taxi Driver per rifarmi gli occhi, adesso mi guardo C’Era Una Volta In America. E’ l’unico modo per pareggiare.
Ah, se qualcuno mi viene a dire che questo film è un capolavoro e che non capisco niente di cinema gli stacco la testa.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=07Y0cy-nvAg&w=420&h=315]

ps. ieri sera ho inviato un tweet a Francesco Castelnuovo, esperto di cinema di Sky, chiedendogli quale fosse il parere di uno che se ne intende. Stamattina ecco la sua risposta: “Caro Matteo, grazie della domanda. Per me SDP è noioso, freddo, macchiettistico, pacchiano e non originale“. Se proprio non volete fidarvi di me, almeno fidatevi di lui.

Ricordatevi che mentre qualcuna di voi starà entrando dentro questo blog, io starò entrando dentro qualcuna di voi.

Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato

Nonostante tutto,
Matte continua ad odiarvi.

Cheers…

2 comments
  • Julian si trova ora a suo malgrado al centro della spirale, costretto a decidere se continuare a combattere la sua nemesi Chang, o soccombere e ristabilire l’equilibrio perduto inizialmente. La perdita di senso è totale, tale da far piegare Julian verso la seconda scelta: risparmia la figlia di Chang e si prepara a morire; non prima però, di riunirsi al grembo della madre morta, lacerandole l’addome e inserendo la mano nel profondo taglio, quasi a tornare in un’esistenza fetale.
    Julian così soccombe, e quasi come previsto in una sorta di flashforward all’inizio del film, si fa amputare le braccia da Chang, come segno di resa, di punizione da accettare, in un’atmosfera finale che rimanda al Wuxiapian cinese, nel mezzo di una foresta.

Instagram feed

Instagram has returned empty data. Please authorize your Instagram account in the plugin settings .Follow @matteoaiello