Italiano medio

ll cinema deve essere spettacolo, è questo che il pubblico vuole. E per me lo spettacolo più bello è quello del mito.
Il cinema è mito.

Sergio Leone è il mio regista preferito.
Mi ha dato la Trilogia del Dollaro e soprattutto C’era Una Volta in America ovvero, secondo me, il punto più alto mai raggiunto da chi sta dietro la macchina da presa.
La citazione di apertura è proprio di Sergiomio e dopo aver visto Italiano Medio sento che mi manca.
Tremendamente.

Facciamo un passo indietro.
Il primo film che ricordo di aver visto al cinema è stato a sei anni insieme al mio babbo al defunto Eden in Via della Fonderia: Over The Top. Il che dovrebbe spiegare tante cose.
Il primo invece che ho visto da solo, ovvero senza genitori al seguito, è stato ad undici: Hot Shots 2 al Flora in Piazza Dalmazia ed è proprio da quella domenica pomeriggio, la prima di una lunghissima serie, che mi sono innamorato di una delle Trinità (sono politeista…) in cui tutt’ora credo maggiormente: sala-proiettore-schermo.
Amen.
Il cinema per me non è un hobby ne un “ci vado per passare una serata”, ma è la prima scelta (dopo Bruce Springsteen). E’ il posto che mi da la felicità totale.
In sala, ho visto davvero di tutto: dagli horror alle commedie rose, dai cartoni animati ai thrilleroni, dai musical alla fantascienza.
La cosa che mi fa amare alla follia il cinema è che riesce ad abbattere tutti i miei classici pregiudizi (tranne che per qualche regista che non sto a nominare perché non lo ritengo tale). Anche perché mi sono accorto che quando ho un’aspettativa piuttosto alta, finisce che mi incazzo (vedi quella merda dell’ultimo Batman che ho ancora sul gozzo) e che viceversa quando non mi aspetto niente, esco contento come una Pasqua.

Così ieri sera mi sono giocato l’ingresso settimanale della 3 per Italiano Medio.
La serata non è partita nel migliore dei modi: sono dovuto andare al The Space e non al Grotta, l’ultima volta che ero seduto in una sala così piena era dai tempi di Titanic (e i multisala ancora non esistevano) e nei venti minuti pre film, ho assistito sconsolato al trailer del nuovo “film” di Silvio Muccino (uno degli innominabili) dove da lezioni di seduzione. Con quella faccia. Vabbè, lasciamo perdere….
Non avevo nessun’aspettativa verso Capatonda, se non di farmi due risate. I finti trailer che ha fatto nel corso degli anni mi sono piaciuti. Alcuni mi hanno fatto ridere per quarti d’ora. Alcuni li ho trovati addirittura geniali.
Ero curioso nel vedere in che modo avrebbe affrontato l’ostacolo che di solito entra a gamba tesa su coloro che provano a fare il salto dalla televisione (o dalla rete) al cinema, ovvero in che modo avrebbe gestito il tempo.
Maccio, come i suoi colleghi, non ci è riuscito.
Anzi, la gamba tesa sembrava quella di Roy Keane su Alf Inge Haaland nel derby di Manchester (per chi non lo sapesse, dopo quel fallo Haaland non ha più giocato a calcio).
Il risultato è che Italiano Medio è talmente brutto che fa sembrare Alex L’ Ariete un film di Stanley Kubrick (orgoglioso di essere una delle 597 persone che lo ha visto al cinema).
E’ una roba drammatica.
Davvero.
Per tanti, tantissimi motivi.
Il primo è quello più evidente.
Esempio: Usain Bolt è l’uomo più veloce del mondo. Ma se domani Bolt decidesse di fare i 3000 siepi senza aver fatto una preparazione adeguata, dopo il primo chilometro rischierebbe un collasso polmonare. Lo stesso discorso vale per Capatonda: fenomeno sui due minuti, ma totale impedito sui novanta.
Gli attori sono dei maiali. Non so se volutamente, ma non si possono vedere.
La storia è così idiota che finisce per diventare fastidiosa e mostra tutte le lacune di un’idea nata per un finto trailer. Capatonda probabilmente ha sottovalutato il dover riempire circa altri 90 minuti. Lo ha fatto a modo suo, ovvero con una serie di altri finti trailer messi uno dietro l’altro, rendendo il tutto uno spettacolo angosciante.
Come ho scritto prima, non ho pregiudizi verso il cinema e la cantera di provenienza sinceramente non mi interessa. Puoi essere uno Youtuber come uno che ha fatto trent’anni di Actor’s Studio. Per me la cosa fondamentale è che il prodotto finale sia all’altezza e che abbia rispetto dello spettatore. Fan e occasionale. Poi può piacere e non piacere, ma un film deve essere un film. Italiano Medio non lo è. E’ però una furba operazione che colpisce quei dementi che vanno a vederlo non capendo che i dementi che hanno davanti al monitor sono loro stessi. Infatti la sala è in delirio. C’è chi si sganascia, chi grida e chi applaude come se fosse a teatro. Sinceramente le mie risate sono state poche, perché davvero non ci trovavo niente da ridere. Forse perché sono il Giulio Verme al 20%: sognatore, idealista, spesso insopportabile, ma che porta avanti il suo pensiero e che, soprattutto, non concepisce la parola compromesso.

In conclusione, caro signor Capatonda, non basta dire che Ritorno Al Futuro ti ha cambiato la vita per diventare un regista ne mettere una desolante citazione di Arancia Meccanica per omaggiare Kubrick. Are You Experienced della Jimi Hendrix Experience è stato il mio Big Bang e ogni sera mi addormento pensando di diventare come lui, ma non ne sono capace e faccio altro. Faccio quello che mi riesce.
Torna ai clippini.
Quelli li sai fare.
Tanti i soldi te li danno lo stesso.
Il cinema, davvero, lascialo perdere.
Non fa per te.
Avevamo Leone, Monicelli, Fellini, Visconti, De Sica e tanti altri. Ci siamo ritrovati con Capatonda, Ruffini, Brizzi, Zalone, Miniero e Parenti.
Giusto così.
Lo sapete che vivo nel passato.

Ah, in un’intervista alle Invasioni Barbariche, la Bignardi gli legge un articolo del Corriere della Sera dove Capatonda viene definito “l’evoluzione dell’Italiano medio di ieri incarnato da Carlo Verdone“. Ecco, quel giornalista dovrebbe essere radiato dall’albo.
Lo sapete vero chi ha fatto la preparazione a Verdone per fargli correre i 3000 siepi?

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