L’ultimo valzer

Di solito si dice che tutto è bene quel che finisce bene.
Per come la vedo io, tutto è bene quel che finisce.
Punto.

Avrei voluto chiamare il post “Felina” come l’ultima puntata di Breaking Bad, ma mi sono lasciato sedurre dalla recente visione del film documentario di Martin Scorsese sui The Band prima del loro scioglimento, intitolato, per l’appunto, The Last Waltz.
Se non l’avete visto e se non conoscete i The Band siete delle persone malvagie.
Sto scherzando.
Stasera, anzi stanotte dato che sono quasi le 4, non è la serata per sparare gavettoni di acidità su di voi. Miei adorati lettori.

Il post che sto scrivendo è…. complicato. Perché lo sto facendo “a caldo” e con un livello emotivo piuttosto alto.
Abbiamo vinto il campionato.
Da imbattuti.
(Non scrivo Campeones perché sabato sera una squadra che festeggiava con questo coro mi ha fatto perdere l’ennesima Coppa dei Campioni. MP.)
Lo so, li conosco i discorsi che sono stati fatti per tutto l’anno sul fatto che fossimo illegali per una categoria come la prima divisione (o meglio, first division), ma è il campo ad emettere l’unico, inappellabile, giudizio.

Gara 2 contro Caricentro è stata la mia ultima partita.
L’agonia (perché è così che ho chiamato la stagione del mio poco convinto I’m Back) è finalmente finita.
Beh, è inutile che vi stia a spiegare ancora il rapporto conflittuale con questo giochino e sinceramente, credevo che sentire per l’ultima volta quella maledetta sirena di fine quarto quarto fosse una liberazione.

Sono un riflessivo. Certe volte in modo maniacale. Non seguo mai l’istinto, dato che la mia prima regola è che ogni azione provoca una reazione. Di conseguenza, mi viene normale analizzare ogni scenario possibile per poter avere sempre tutto sotto controllo.
Non avevo calcolato una cosa però: quel cambio a due minuti dalla fine, l’abbraccio con il mio coach e i miei amici in tribuna in piedi a battere le mani. In quel momento ho realizzato che stavano scendendo i titoli di coda.
“Tommy è finita” gli ho sussurrato all’orecchio.
Appena mi sono seduto in panchina ho avuto la prima botta. Leggera, quasi impercettibile.
La seconda invece è apparsa addirittura sulla scala Richter e devo ammettere che The Sound of Silence ci ha messo del suo.
Sono uno scrittore.
Le emozioni sono la mia benzina.
Senza di loro sarei un ebete come tanti.

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E’ il modo migliore per smettere. Con il mio 4° campionato vinto (o meglio, con la 4a promozione – due campionati e due playoff -) e soltanto adesso che è tutto finito, mi rendo conto di quanto sia meraviglioso aver condiviso quest’ultima vittoria con tre persone a cui tengo tantissimo:
Tommaso Paoletti: l’unico insieme a Ricca che poteva farmi ricominciare a giocare. Non è una cosa bella, lo so, ma credo che sia sufficiente per farvi capire il rapporto che ho con il mio coach e con colui che ha fatto la squadra. Abbiamo fatto tante caxxate e anche se niente raggiungerà mai i pomeriggi a giocare a PcCalcio, il nostro abbraccio è, insieme al buzzer beater contro Grosseto, il momento più bello della mia carriera.
Niccolò Calamai: quando ci siamo conosciuti eravamo così
con almeno trenta chili a testa di capelli. Adesso ne abbiamo uno in due. Non dovevamo abusare dello Wally Gel. Tre anni di settore giovanile. Eravamo insieme la prima volta che abbiamo alzato la pinna nell’anno degli Sharks, quando abbiamo fatto il riscaldamento in costume da bagno nel derby contro Legnaia e quando abbiamo vinto dopo tre supplementari contro Calenzano ed eravamo insieme anche oggi che hai vinto il tuo primo campionato. L’era l’ora! Come tu farai l’anno prossimo senza un quattro che gioca solo per te??
Duccio Scarselli: quando facevo il decimo in C1 e non avevo ancora la patente, mi scorrazzavi ovunque sulla Punto cabrio gialla. Mi prendevi e mi riportavi a Brozzi pur stando a Fiesole. Sei stato il primo giocatore che dal vivo mi ha impressionato perché quando uscivi dall’arco dopo aver preso il doppio stagger erano tre punti sempre. SEMPRE! Se avessi avuto un decimo della tua grinta e della tua voglia di vincere non avrei mandato a puttane le cervicale per tutte le volte che ho scosso la testa durante le partite. Il mio primo campionato l’ho vinto con te. Stasera il cerchio si è chiuso.

Finisce il capitolo più lungo della mia vita, durato quasi 20 anni.
Finisce con qualche rimpianto, ma quelli ce li ho a prescindere, anche se sono riuscito a realizzare tutti e quattro i miei obiettivi:
– tabellone frantumato ✓
– canestro da tre punti di sinistro ✓
– elbow pass ✓
– buzzer beater ✓
ma ormai ho quasi 33 anni e le mie priorità sono cambiate rispetto a quando ne avevo 18 o 25. Il che penso sia normale. Indipendentemente da tutto, giocare a pallacanestro non fa più per me ed è giusto che mi faccia da parte per rispetto del mio allenatore, dei miei compagni e della mia società. E per rispetto verso me stesso. Non voglio prendere in giro nessuno. Non fa parte del mio carattere. Specialmente in questo caso, dove sono coinvolte persone che stimo e a cui voglio molto bene e non voglio far finta di farmi andare bene una cosa che in realtà proprio non mi interessa.
Non giocherò più. Neppure al campino (anche se prima bisogna sentire quali sono le idee del Presidente dei GD per San Casciano 3.0). Forse lo farò con i miei figlioli se un giorno li avrò, anche se preferirei che imparassero a calciare le maledette oppure il serve and volley alla Patrick Rafter.

Ci tenevo a ringraziare tutti coloro che sono venuti ad assistere al mio ultimo valzer, in particolare gli Amaaaaaazing GD: Ricca, il Magio, Dani e Carlino, un amico vero come se ne trovano pochi. E voglio ringraziare anche il Pisto per aver infranto la sua promessa sul non venire mai più a vedermi ciondolare su un campo da basket. Stai tranquillo, questa volta è game over sul serio!

Porterò sempre nel cuore tutti i volti dei ragazzi che hanno giocato con me, dagli inizi, nel glorioso pallone della Freccia Azzurra, fino a qualche ora fa, anche se meritano una menzione speciale Fabio Paradisi (unico e solo Capitano), Leonardo Tonelli (il miglior compagno di squadra che ho mai avuto), i fratelli Paoli (Mr. Clutch Andrea e Luca, l’unico che mi batteva in estetica facendo però anche 20 punti a partita) e gli #SbazzonBrothers Jacopo Mori (per altro stasera presente) e Francesco Baldovini, the coffeeman.

So che mi mancheranno tante cose. Ovviamente tutte al di fuori del parquet.
Rimpiangerò (e lo sto già facendo) la vita dello spogliatoio. Mi mancheranno le prese per il culo, i versi, la demenza dei miei compagni, i tormentoni, il puzzo di sudore e di piedi e dovrò abituarmi a fare la doccia nel bagno della mia Neverland-senza-minorenni.
Perché lo spogliatoio è stato la mia seconda casa e, sinceramente, non mi è mai interessato essere un punto di riferimento in campo. Ho sempre voluto essere un leader dentro quelle fetide quattro mura e penso proprio di esserci riuscito.
Questa, più delle promozioni, è in assoluto la mia più grande vittoria.

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Il destino ha voluto che l’ultimo canestro della mia carriera sia stato un fadeaway. Il mio marchio di fabbrica. Due palleggi sul centro, finta di testa, giro sul fondo, busto indietro e gamba alzata. Ciuff. Sempre.
Perché ricordatevi che nella vita ci sono tre certezze: la morte, le tasse e il mio fadeaway.
Sipario gente.
Grazie ancora a tutti.
Vi voglio bene.

ASD LAURENZIANA 2014/15:  Matteo, Fausto, Matteo, Alessandro, Duccio, Niccolò, Filippo, Tommaso, Alberto, Cristiano, Giulio, Alessandro, Cosimo, Sergio. All. Tommaso.
BRAVIHH!

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