2001: a Pink Odyssey

La mia attività di scrittura si è praticamente arenata.
Questa volta non per mancanza d’ispirazione o per “case editrici” che mi hanno rotto lo sfintere, ma perché ricominciare a parlare davanti ad un microfono mi sta dando molte più soddisfazioni. Ed è proprio durante la monografia dei Pink Floyd che ho fatto in diretta insieme al super Lorenzo Massi, che ho scoperto una cosa che mi ha allucinato. Una cosa a cui non riesco a dare una spiegazione e che, ovviamente, non mi dà pace.
Perché sul metaforico ring, ci sono:

  • all’angolo rosso, da Manhattan, New York, 169 cm di altezza per non-so-quanto-di-peso, il perfezionista estremo, il divino, Stanley Kubrick.
  • all’angolo blu, da Great Bookham, Surrey, Inghilterra, 191 cm di altezza per un’ottantina di kg, l’uomo dietro il muro, il poco polemico e poco egocentrico, Ruggero Acque (ovvero, Roger Waters).

In realtà, ci sarebbero anche David Gilmour, Richard Wright e Nick Mason, ma metto Ruggero davanti a tutti perché non vorrei restargli sulle palle visto che, all’incirca, ha tutto il mondo sulle palle.

Prima di spiegarvi qual è la cosa che non mi da pace, c’è da contestualizzare il tutto.
Quello che leggerete da qui in poi è come sono andate veramente le cose:
Anno 1968.
I Pink Floyd hanno pubblicato il loro primo album The Piper at the Gates of Dawn (con ancora il Diamante Pazzo) e di lì a poco, usciranno con il loro secondo disco: A Saucerful of Secrets. Nella loro testa, da grandi amanti del cinema, c’è l’idea di comporre una colonna sonora e scoprono che Stanley Kubrick sta girando un film di fantascienza. Nonostante fossero alla loro seconda pubblicazione e fossero non dico sconosciuti, ma nemmeno i Pink Floyd che sarebbero diventati qualche anno dopo, con il loro stile e il loro essere troppo visionari per quegli anni (come Kubrick del resto), sono convinti che potrebbero fare un lavoro incredibile.
Così, Ruggero prende il telefono e chiama Kubrick.
“Sì, chi è? Ah ciao Rogggger” (cit).
Ruggero gli spiega tutto, ma Stanley declina gentilmente l’offerta, perché crede che la musica classica sia molto più d’impatto rispetto alla musica rock, pop, psichedelica dei Pink Floyd. Da una parte, visto il risultato finale, è impossibile non dargli ragione. Ma…

…Ruggero se la lega al dito.
I Pink Floyd avranno modo di comporre due colonne sonore (More e Obscured By Clouds, entrambi di Barbet Schroeder) ed avranno non pochi problemi con Michelangelo Antonioni per Zabriskie Point.
Due anni dopo, Kubrick sta lavorando ad Arancia Meccanica ed è in cerca di alcuni brani da inserire all’interno del film. Entra in un negozio di dischi e rimane affascinato da una copertina con davanti l’immagine di una mucca. Non c’è scritto nulla né sulle due facciate né sulla costola. Mette su il disco (perché ai tempi, i dischi si potevano ascoltare prima di essere effettivamente acquistati) e rimane imbambolato nell’ascolto della suite di 24 minuti che copre tutto il lato A. Il disco è Atom Heart Mother e loro sono, chiaramente, i Pink Floyd. Kubrick lo compra, torna a casa e chiama Ruggero.
“Ciao Ruggy, sono Stanley. Ti ricordi? Quello che ti ha detto puppa, con educazione, alla tua offerta per 2001?”.
“Toh. O te?”.
“Senti caro, io ho ascoltato la suite di Atom Heart Mother e mi piacerebbe metterla nel mio prossimo film”.
“Se ne può parlare. Ma volevi mettere tutti e ventiquattro i minuti?”.
“Non lo so ancora. Però ti dico subito che la userò come voglio e quanta ne voglio”.
E qui mi immagino Ruggero che comincia ridere con quei dentoni alla ciuchino di Shrek.
“Ah ok, facciamo che te ne vai affanculo, come vuoi e quanto ne vuoi”.
Clic.
Tu-tu-tu-tu-tu..

…Kubrick se la lega al dito.
Nel 1991, Ruggero ha ormai lasciato i Pink Floyd e sta registrando il suo terzo album solista Amused to Death, quando gli viene in mente l’idea di usare la voce di HAL 9000. E che fa? Prende il telefono e chiama Kubrick.
“Sì, chi è? Ah ciao Rogggger” (ri-cit).
“Grande Stan, come la va?” Senti, mi potresti concedere i diritti per usare la voce di HAL? La devo mettere in Perfect Sense, una canzone del mio nuovo disco”.
E qui mi immagino, Kubrick che mentre sta scrivendo con la macchina da scrivere la sceneggiatura di Aryan Papers, comincia a picchiare sui tasti “All work and no play makes Jack a dull boy“.
“Vedi Ruggy, non posso darti la voce di HAL, perché poi dovrei farlo anche con gli altri musicisti del cazzo”.
“Musicista del cazzo? Scusa Stan, ma hai presente chi sono io? Io sono colui che ha scritto tutto The Dark Side of The Moon, tutto Wish You Were Here, tutto Animals, tutto The Wall. Cioè, hai presente?”.
“Assolutamente, ma sempre un musicista del cazzo resti”.
Clic.
Tu-tu-tu-tu-tu…

Qui mi immagino Ruggero che diventa rosso dalla rabbia, prende la macchina, va in studio di registrazione, minaccia di morte chiunque, si mette davanti al microfono e dice al fonico di premere rec o sarebbe stato preso a pedate nei reni.
Registra.
Poi riascolta l’incisione e ordina al fonico di ribaltarla.
Il risultato finale è questo:

Penserete: tutto ‘sto pippone per…?
Un attimo che ci arrivo.
Quella che vi ho appena raccontato è la vera storia tra Stanley Kubrick e Ruggero Acque, raccontata di Nick Mason e riportata nelle circa 5000 biografie che si trovano a giro sui Pink Floyd. E su Kubrick.
Quello che non mi dà pace è che un pazzo (o un genio, dipende sempre dai punti di vista), ha deciso di sovrapporre Echoes alla parte finale di 2001, ovvero Giove e Oltre l’Infinito.
Bene, ora lasciate perdere tutto quello che state facendo (compreso leggere questo post), vi prendete 23 minuti e 34 secondi di tempo e vi guardate il video qui sotto.
SUBITO.

Ecco, Kubrick e Ruggero possono raccontarci tutte le cazzate del mondo,
Ruggero può continuare a dire che è tutto casuale e che, nel 1968, la tecnologia non era capace di sincronizzare un brano così complesso ad una scena così particolare e ricca di effetti…
Ma certo Ruggero!
Continua pure a prenderci per il culo!
Minuto 4,56
Minuto 7,01
Minuto 11,10
Minuto 14,30
Minuto 15,28
Minuto 18,00
Minuto 18,14
Minuto 19,10
Minuto 21,17
Un grande, enorme, caso.

Questo video è una roba pazzesca, al cui interno però si nasconde una tragedia personale:
la settimana scorsa ho avuto tanto per gradire la gola marcia e la febbre a 39 (test sierologico negativo, lo dico perché oggi è Covid per qualsiasi cosa, anche per le distorsioni alle caviglie) e mi sono rivisto per la circa 500ma volta 2001. Dopo aver scoperto questo maledetto video, ho avuto difficoltà a vedere la versione originale. Quando è apparsa la scritta Jupiter and Beyond the Infinte, ho aspettato, invano, il PIIIIIN di Echoes.
Ieri sera, me lo sono rivisto per la circa 501ma volta e niente. Echoes non c’era nemmeno a questo giro.
Ripeto: è una tragedia.
Considero 2001: Odissea nello Spazio uno dei 10 film più belli della storia del cinema e per me, il miglior film di Kubrick.
Considero Echoes la più bella canzone mai fatta dai Pink Floyd che, per me, sono il miglior gruppo della storia della musica per distacco.
Capite che ora che esiste questo video, sono pesantemente in difficoltà.
E mi odio.
Perché ho offeso Lucas (e continuo a farlo) per aver rimesso mano, aggiungendo e “modernizzando”, la trilogia classica di Guerre Stellari, quando avrebbe dovuto lasciarla così com’era.
Perché i capolavori non vanno toccati.

Per sciacquarmi la coscienza e per giustificarmi, mi sono inventato una storia. Quella vera fa cacare e poi non mi va di farmi prendere per il culo né da Kubrick né da Ruggero.
Quindi, è andata così:
Ruggero chiama Kubrick. Gli dice che lui e gli altri tre vorrebbero comporre la colonna sonora del suo nuovo film, gli spiega a grandi linee qual è la loro sua idea e gli chiede di poter vedere un primo montaggio.
Kubrick, incuriosito dalla sicurezza di Ruggero, glielo manda .
Ruggero vede il film e rimane sconvolto dall’ultima parte, Giove e Oltre l’Infinito.
Prende David, Richard e Nick per la collottola e li porta in studio. Dopo un paio di giorni di prove e di esperimenti, partoriscono Echoes che viene poi sovrapposta al girato.
Il risultato è perfetto.
Ruggero spedisce tutto a Kubrick che guarda, apprezza, ma non è convinto. Chiama Ruggero, lo ringrazia, ma gli dice che preferisce metterci la musica classica perché, secondo lui, è più d’impatto.
Ruggero se la lega al dito.
Passano due anni. Kubrick trova Atom Heart Mother, ascolta la suite e se ne innamora.
Chiama Ruggero e gli chiede se la può usare per il suo prossimo film.
Ruggero lo manda affanculo e per fargli ancora di più rabbia, inserisce Echoes come unica traccia del lato B di Meddle, che esce nel 1971, che guarda un po’, è lo stesso anno in cui è uscito Arancia Meccanica.
Ora torna.

Il 2 luglio del 2005, sul palco del Live 8 ad Hyde Park a Londra, si tenne l’ultimo concerto dei Pink Floyd.
C’erano tutti e quattro: Ruggero, David, Richard e Nick e quattro furono le canzoni che suonarono: Breathe, Money, Wish You Were Here e Comfortably Numb.
Paradossalmente, quello che sembra divertirsi di più è proprio Ruggero, ma se guardate il cosiddetto “linguaggio del corpo”, si nota (e pure tanto) che il livello di tensione è decisamente alto. Basta vedere il saluto finale dove Ruggero invita gli altri al centro del palco. David, Richard e Nick ne avrebbero fatto volentieri anche a meno.
Noi no, però.
Il pubblico ha gli occhi lucidi.
Li avrei avuti anche io.

Non esisterà mai più un regista come Stanley Kubrick (anche se c’è uno che è convinto di esserlo) così come non esisterà mai più un gruppo come i Pink Floyd.
Ed Obscured By Clouds continua, ad oggi, ad essere il mio loro disco preferito.

Overhead the albatross
Hangs motionless upon the air
And deep beneath the rolling waves
In labyrinths of coral caves
An echo of a distant time
Comes willowing across the sand
And everything is green and submarine

And no one called us to the land
And no one knows the where’s or why’s
Something stirs and something tries
Starts to climb toward the light

Strangers passing in the street
By chance two separate glances meet
And I am you and what I see is me
And do I take you by the hand
And lead you through the land
And help me understand
The best I can

And no one called us to the land
And no one crosses there alive
No one speaks and no one tries
No one flies around the sun

Almost everyday you fall
Upon my waking eyes
Inviting and inciting me
To rise
And through the window in the wall
Come streaming in on sunlight wings
A million bright ambassadors of morning

And no one sings me lullabys
And no one makes me close my eyes
So I throw the windows wide
And call to you across the sky.

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